Comunità, fraternità, ospitalità. Gli Esercizi Spirituali di Papa Francesco e della Curia

Il Papa durante gli Esercizi Spirituali
Foto: Vatican Media - ACI Group
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"La Chiesa, la città, possono essere esperienze di vera accoglienza se vivono anzitutto nella loro intimità un’autentica fraternità. E sentiamo che sul tema della fraternità, sul tema di mani che si incontrano per diventare strumento di dialogo, per donare e per ricevere, per far crescere il senso di appartenenza che nessuno escluda soprattutto le nuove generazioni, perché anche per loro ci sia la possibilità di realizzarsi, ecco che dobbiamo parlare di una esperienza decisiva della vita della Chiesa, decisiva nella mia povera esperienza di Chiesa che è la vita comunitaria, la comunità". Così Dom Bernardo Gianni nelle meditazioni quaresimali che sta tenendo ad Ariccia per gli Esercizi Spirituali del Papa e della Curia Romana.

"Qualsiasi missionarietà che vorrebbe prescindere da questa adesione al carattere comunitario, fraterno, implicato dalla stessa comunione trinitaria - ha aggiunto il Predicatore secondo quanto riportato da Vatican News - è inevitabilmente una missione destinata alla rovina, al fallimento, perché si smentisce nella sua più intima identità. San Giovanni Paolo II ci ricordava come questa partecipazione alla comunione trinitaria, ed essa sola, può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di solidarietà, additando agli uomini la bellezza della comunione fraterna e le vie che ad essa concretamente conducono".

Come componenti di una comunità quindi dobbiamo "stringerci la mano noi Chiesa dobbiamo essere ispiratori, testimoni, senza incoerenze, senza paura, senza ripiegamenti, in ascolto del Vangelo, perché la città è anche abitata da tante divisioni".

"Il Santo Padre - ha detto stamane l'Abate Gianni - ci ha avvertito di come stiamo vivendo una Terza guerra mondiale a puntate, a frammenti laceranti in tante parti del Pianeta. E trovo bellissimo, profetico, ma anche profondamente attuale questo appello del sindaco (Giorgio La Pira ndr) a fare di Firenze, ma in realtà di ogni città, il luogo di accoglienza da cui si rinnovi un messaggio di pace e di speranza. Questo è un compito che il sindaco La Pira attribuisce al suo servizio di uomo politico, ma è un servizio che la Chiesa non può che caldeggiare, desiderare, proporre, di fatto testimoniare, nel nostro tempo ai sindaci e agli uomini politici di tutto il mondo. Perché la città davvero torni ad essere, secondo la prospettiva che Isaia ci fa sognare, un vessillo per tutti i popoli”.

"Specialmente i poveri e i pellegrini - ha concluso il Predicatore citando la regola benedettina - siano accolti con tutto il riguardo e la premura possibile perché è proprio in loro che si riceve Cristo in modo tutto particolare e d’altra parte - qui San Benedetto è quasi ironico – l’imponenza dei ricchi incute rispetto già di per sé. Chiarissimo, credo non ci sia molto da aggiungere se non sottolineare quale grazia pasquale sia con tutte le difficoltà, le responsabilità, la fatica. Benedetto ce lo sta dicendo, si tratta di perdere tempo per gli ospiti. Leggere con loro, dare loro da mangiare, lavare i piedi, lavare le mani. E’ tempo che va via, questo è vero, ma è la misericordia del Signore che ci visita e dunque l’ospitalità è un evento pasquale".

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