Coronavirus, è l'ora della vita contemplativa il cardinale Ouellet scrive alle Clarisse

Una lettera del cardinale per dire grazie, la vostra presenza è un balsamo di tenerezza e di pace

Clausura
Foto: www.assisisantachiara.it
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Voi, spose dell’Agnello immolato, vi inchinate maternamente sugli agonizzanti del giorno e sui disperati della notte, e invocate su ogni dolore e ogni morte la consolazione della Speranza che non delude.  La vostra presenza discreta e diffusa, portata dal Soffio del Risorto e dai profumi del Suo Amore nuziale, è un balsamo di tenerezza e di pace sulle piaghe di tutti i fratelli e sorelle nell’umanità”.

É quanto scrive in una lettera  alla Madre Priora del Proto-Monastero delle Clarisse di Assisi il cardinale Marc Ouellet Prefetto della Congregazione per i religiosi che porta la data di oggi.

“Lei mi ha telefonato a proposito della pandemia del coronavirus. Era il momento in cui Papa Francesco domandava alle famiglie in isolamento involontario che i loro cuori oltrepassassero le mura domestiche. Cor ad cor loquitur. Ci siamo aiutati vicendevolmente a reagire nella fede e Lei mi ha pregato di scrivere qualche parola alle sue sorelle monache” scrive il cardinale, “nell’ora in cui, nonostante l’eroismo di uomini e donne che operano nella sanità, tante famiglie soffrono la malattia e la morte dei loro cari nella solitudine, senza poterli accompagnare né dar loro l’estremo saluto, voi, contemplative del Crocifisso, voi siete al loro capezzale, voi alle quali lo Spirito allarga il cuore fino alle frontiere più nascoste dell’umanità che soffre”. 

E prosegue con la domanda: Come è possibile questo?, chiede una generazione paralizzata dalla mondializzazione dell’indifferenza e accecata dal culto di Mammona. Eppure, nella grande prova attuale, ogni coscienza è interrogata da questo arresto planetario che rassomiglia ad una quaresima universale. La paura dell’incontrollabile contagio, il tracollo delle borse finanziarie e la paralisi sociale costringono ad aprirsi a domande più essenziali. Un giorno, la Vergine di Nazareth, stupita dall’Annuncio dell’Angelo, pose una domanda vitale per l’intera umanità: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo? La risposta divina, inedita, scese dal cielo: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Risposta che inaugura l’ultima tappa del progetto di Dio, le sue nozze con la sua creatura in Gesù Cristo, Lui che innalza la sua sposa creata alle più alte vette dell’Amore”.

 Il cardinale ricorda poi Santa Teresa-Benedetta della Croce,Édith Stein e le sue domande a Dio dal campo di concentramento: “ Senti i gemiti dei feriti sui campi di battaglia? Senti i rantoli dell’agonia dei moribondi? Il lamento, la sete e il dolore degli uomini agitano le tue viscere? Desideri esser loro vicino, aiutarli, consolarli e curare le loro ferite più profonde? 

Abbraccia Cristo. Se gli sei unita con legame nuziale, il suo sangue scorrerà nelle tue vene, il suo sangue che sana, riscatta, santifica e salva. Unita a lui tu sarai presente in tutti i luoghi di dolore e di speranza. (Ave Crux, Spes unica, 14 settembre 1939)”. E ancora parla di Etty Hillesum, “un’altra ebrea sacrificata, rapita da una gioia tutta cristiana a causa di un’affascinante intima scoperta, stringeva teneramente il suo Dio per soccorrerLo, poiché Lo sentiva ferito da un indicibile odio”. 

E conclude il cardinale rivolto alle Clarisse: “Poiché siete nella prima linea della Chiesa in tutte le battaglie dello Spirito, noi, preti e laici alle prese con le urgenze dell’ospedale da campo, leviamo gli occhi verso la luce che risplende sul Tabor dei vostri chiostri. Noi resistiamo nella pianura sostenuti dal vostro ascolto di Gesù e dalle vostre braccia levate al cielo. La vostra vita illumina la nostra vita e ci rende più viventi di questa Vita divina da donare ai mendicanti di questo mondo. Siate benedette e ringraziate da Colui la cui intimità ricolma ogni desiderio e ancor più. Abbiate cura di noi nella vostra preghiera con il Successore di Pietro che vi implora di assisterlo sempre e soprattutto in quest’ora di pandemia”.

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