Coronavirus, i vescovi di Polonia ed Ucraina chiedono di non far mancare i sacramenti

Le note degli episcopati che chiedono prudenza e rispetto delle regole, ma anche assistenza spirituale per tutti

Celebrazione a Leopoli
Foto: www.rkc.lviv.ua
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Anche la Chiesa cattolica di Rito latino in Ucraina si prepara alla quarantena.

In una nota ufficiale si chiede di intensificare la preghiera e a riflettere sulla propria vita “Possa questo periodo essere una prova di coscienza e un'occasione di espiazione, in particolare nel Sacramento della Riconciliazione per il Pentimento (chiediamo ai sacerdoti ulteriori misure di sicurezza durante la confessione)”.

Per l’ Eucaristia al fine di limitare la possibilità di malattia e allo stesso tempo di non rifiutare di partecipare all'Eucaristia, i vescovi chiedono di aumentare il numero di Sante Messe secondo necessità per accogliere meno persone, svuotare le acquasantiere, mantenere la distanza e non dare il segno della pace.

Alle categorie più deboli si chiede di seguire la messa in TV. E un questo un grazia particolare va EWTN che trasmette le celebrazioni insieme a Radio Maria.

Aggiungono che “è assolutamente inaccettabile che una persona malata venga ad adorare a proprio rischio e pericolo di altri! Tali persone dovrebbero avere l'opportunità di ricevere Sacri Misteri a casa, nel rispetto delle norme di sicurezza e per prevenire possibili infezioni”.

Un impegno è chiesto ai sacerdoti per “servire i malati esaminando l'eroismo di santi come St. Carlo Boromeo o St. Luigi Gonzaga”.

Niente panico, scrivono, ma seguire le istruzioni del Ministero della Salute e di altri dipartimenti governativi.

In appendice una preghiera e l’affidamento ai santi patroni della nazione.

Nota simile anche per i vescovi polacchi che ricordano di concedere fino al 29 marzo la dispensa dalla partecipazione alla Messa domenicale agli anziani, ai fedeli che hanno sintomi di infezione, bambini e giovani a scuola e gli adulti che si prendono cura di loro direttamente, così come quelli che hanno paura di essere infettati ”.

Inoltre “Sacerdoti e ministri con segni di infezione non possono distribuire la Santa Comunione. Coloro che amministrano questo sacramento dovrebbero lavarsi accuratamente le mani e seguire le regole di igiene”.

“La Chiesa ha servito i malati e i bisognosi per duemila anni, anche in tempi di epidemie, senza abbandonare i sacramenti e la predicazione” - hanno indicato i vescovi. Hanno anche chiesto solidarietà agli anziani e ai bisognosi, ad esempio, con l'assistenza per lo shopping.

E ancora:”incoraggiamo tutti i fedeli a visitare le chiese al di fuori della liturgia per una fervente preghiera personale. Raccomandiamo ai sacerdoti che le chiese rimangano aperte durante il giorno, che i sacerdoti si prendano cura di ulteriori occasioni per la confessione e l'adorazione del Santissimo Sacramento, che sacerdoti e ministri straordinari visitino i parrocchiani malati e anziani con un ministero sacramentale”.

 

 

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