Coronavirus, il Cardinale de Donatis ringrazia i medici. “Ho sentito su di me questo male”

Messa di ringraziamento per il personale medico nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Anche il cardinale de Donatis è stato contagiato ed è stato in ospedale nel periodo della crisi

Il cardinale de Donatis alla celebrazione per i medici, Basilica di San Giovanni in Laterano, 17 ottobre 2020
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Il grazie del cardinale de Donatis ai medici sta anche in una preghiera perché “la compassione, la delicatezza, la tenerezza, la pietà abbondino nel vostro cuore, insieme ad una competenza professionale”. Il vicario del Papa per la diocesi di Roma ha chiamato i medici nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alla vigilia della festa di San Luca, che era anche lui medico, per ringraziarli del lavoro svolto, con enormi rischi nel periodo in cui la pandemia si è fatta più sentire. Anche il Cardinale de Donatis è stato contagiato, e ha trascorso un periodo in ospedale. “Mentre ero in ospedale, ho sentito nel mio corpo questa malattia”, ha detto.

Nella sua omelia, il cardinale ha chiesto che “la medicina della speranza” sia sempre “la prima terapia alle persone che si affidano a voi e si fidano di voi”.

Il Vangelo scelto per la celebrazione è quello del Buon Samaritano, raccontato, appunto, da Luca, che – dice il Vicario del Papa per la diocesi di Roma – “racconta questo episodio in pochissime righe. Ma quanto tempo è passato, quanto è stato dedicato a questo uomo derubato, percosso a sangue e lasciato mezzo morto”.

In un periodo in cui “non esistevano ambulanze e mezzi di soccorso per giungere sul posto velocemente”, il samaritano non “ha alcuna esitazione”, ma compie “un soccorso immediato, senza paure, ribrezzi, tentennamenti”, mostrando un amore per il prossimo che spinge ad un gesto di salvezza.

Il Cardinale de Donatis sottolinea che “Dio ci sorprende sempre. Quando improvvisamente la sofferenza, il dolore, in malattia, un lutto, ci fanno sprofondare in gallerie profonde e buie che sembrano non finire mai, il Signore arriva in modo dolce e delicato, mettendoci sempre con dei compagni di viaggio che ci affiancano e sostengono nei momenti difficili”.

Il vicario del Papa nota che “la malattia spesso è mortificante”; addirittura “umilia la persona”, e sorprende pensare che il primo gesto fatto dal samaritano sia stato quello di asciugare le lacrime.

Rivolgendosi ai medici, il cardinale si chiede: “Chissà quante lacrime avete asciugato, dei malati e dei loro famigliari”. Il cardinale rende omaggio ai medici che “insieme agli infermieri” rischiate “ogni giorno la salute e la vita, e, con voi, le vostre famiglie”.

Sottolinea il cardinale: “Sappiamo che non è facile vivere ed essere un medico cristiano in un contesto sociale e culturale dove la dignità della persona è minacciata, e dove alcune cure nascondono e favoriscono la morte piuttosto che la vita, privilegiando alla persona il profitto economico”.

La diocesi di Roma, però, vuole stare vicino ai medici cattolici, sostenendoli “non solo con la preghiera, ma anche con la presenza dei sacerdoti cappellani”, perché “anche voi avete bisogno di non sentirvi soli, di condividere magari le emozioni e gli stati di animo, dinanzi alle difficoltà, agli insuccessi, agli inasprimenti relazionali che possono accadere per svariati motivi”.

In conclusione, il cardinale de Donatis ricorda i medici che “hanno perso la vita in questo tempo di pandemia”, il cui altruismo e generosità non vanno dimenticati.

“Come non volervi bene! Come non ringraziarvi! Anche io, come sapete, sono stato colpito dal virus e ho sperimentato la cura e l’assistenza in questo tempo di prova”, ha detto il Cardinale. E conclude con un auspicio: “Facciamo in modo che ognuno di noi possa non solo vedere Cristo nel malato, ma anche che il malato veda Cristo in noi”.

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