Coronavirus, l’ayatollah di Qom a Papa Francesco: “Collaborazione per l’umanità”

Lettera a Papa Francesco dell’ayatollah Arafi, rettore dell’università internazionale al Mustafa di Qom

Ayatollah Alireza Arafi, rettore dell'università di Qom
Foto: Fides
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Intensificare la collaborazione e lo scambio di esperienza tra il seminario di Qom e le istituzioni cattoliche, in modo da “creare una comunità delle religioni celesti al servizio dell’umanità”. L’aytatollah Alireza Arafi, rettore dell’Università Internazionale al Mustafa di Qom, in Iran, prende carta e penna e scrive a Papa Francesco a nome del Seminario dell’Iran e dei professori della comunità accademica sciita.

La collaborazione tra Santa Sede e Qom è di vecchia data. Lontana circa 90 chilometri dalla capitale Teheran, Qom è il cuore dell’Iran religioso. Lì c’è il santuario dove riposano le spoglie di Fatima Masumeh, sorella di Reza, l’ottavo imam dello sciismo duodecimale: lo visitano in 15 milioni di persone l’anno.

A Qom ci sono cento centri di studio, di questi ci sono tra i 50 e i 60 mila studenti del Corano, e 2 mila di loro studiano altre religioni, come cristianesimo, ebraismo, buddismo e induismo.

Nel 2015, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso promosse anche una edizione del catechismo in lingua farsi, una idea nata proprio all’Università delle Religioni e delle Confessioni di Qom.

Inoltre, c’è un dialogo in corso tra il Centro Iraniano per il Dialogo Interreligioso e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e l’11esimo incontro si è tenuto proprio in Iran lo scorso 11-12 novembre.

L’iniziativa dell’Ayatalloh Arafi arriva in un momento critico per l’Iran, choccato dalla pandemia del coronavirus che è arrivata a colpire anche vertici governativi, ma è anche parte di questo percorso. Un percorso favorito anche dalla voglia dell’Islam sciita di rafforzare ponti di dialogo, dopo che la Santa Sede ha messo ponti molto solidi con l’Islam sunnita, prima con la riapertura del dialogo con l’Università di al Azhar al Cairo e quindi con la Dichiarazione di Abu Dhabi, che Papa Francesco ha firmato con il Grande Imam di al Azhar il 4 febbraio 2019.

La lettera dell’Ayatollah è stata resa nota dall’agenzia Fide della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Nella lettera, si nota che la diffusione del coronavirus “ha causato sofferenze per Paesi e nazioni”, e maestri religiosi e allievi “invocano misericordia di Dio per chi ha perso la propria vita e guarigione per chi è ammalato”, si dicono grati al Papa e a tutti coloro “che hanno a cuore di deboli e i bisognosi”, mettono in luce quanto sia importante seguire le raccomandazioni di esperti e scienziati.

L’ayatollah sottolinea che “i disastri naturali sono fenomeni di allarme che mettono alla prova l’umanità”, ma permettono anche di “approfondire la propria origine e la possibilità di risorgere”.

Per questo, vanno evitate “contrapposizioni menzognere tra scienza e religione”, mentre i capi religiosi “hanno la responsabilità di rafforzare le fondamenta della propria fede”, tenendo presente “la forza eterna di Dio onnipotente” e di “promuovere la preghiera e le suppliche alla presenza di Dio”.

Da qui, l’appello delle fedi ad unirsi per affrontare insieme “altre emergenze contemporanee, come ingiustizia, discriminazione, sanzioni disumane, crisi ambientali, guerra, terrorismo, produzione de strumenti di distruzione di massa”.

Alireza Arafi si dice orgoglioso del fatto che in Iran ci sianao state “indescrivibili manifestazioni di solidarietà popolare e di mobilitazione volontaria”, che ha unito istituzioni e persone di ogni confessione religiose.

Aggiunge poi che il Seminario e i suoi professori, studiosi e studenti sono pronti a intensificare lo scambio scientifico, culturale e le esperienze di reciproco sostegno, aprendo un nuovo capitolo di collaborazione “in special mondo le istituzioni cattoliche”, in modo da formare una “comunità delle religioni rivelate al servizio dell’umanità”. 

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