Coronavirus, l'emergenza raddoppia nei paesi poveri, l'impegno dei salesiani

Le Missioni don Bosco in prima linea per affrontare la pandemia in paesi già allo stremo

Gli aiuti delle Missioni Don Bosco
Foto: Missioni don Bosco
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Il Coronavirus sta colpendo alle radici le economie più deboli dei diversi continenti.  La sfida è la risposta da dare nell’immediato continuando a progettare per il futuro.

E la sfida è stata raccolta dai Figli di Don Bosco, che si sono attivati in tutti i paesi per sostenere le popolazioni colpite dall’emergenza causata dal Covid-19, soprattutto nelle situazioni in cui i sistemi sanitari sono deboli, mancano medici e strumenti, le popolazioni sono già provate da altre malattie infettive oltre che dalla povertà e dalla fame. 

In Africa, in America Latina e in Asia i missionari sono nelle baraccopoli, nei villaggi rurali, al fianco dei più svantaggiati, attraverso campagne di prevenzione, distribuzione di mascherine, sapone e disinfettante, soccorso alimentare e accoglienza.

Il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon, spiega che nei paesi più poveri è impossibile chiedere alla maggior parte delle persone di stare a casa: spesso la loro fonte di reddito deriva da piccoli lavoretti che vengono svolti proprio in strada. A volte una vera casa in cui rifugiarsi non c’è, come nel caso dei bambini di strada. Per questo è di vitale importanza insistere, insistere e ancora insistere sulle regole più semplici: lavarsi le mani,  evitare i contatti, prendersi cura della propria igiene personale, pur sapendo che per molti non sarà possibile attenervisi alla lettera. 

In Africa racconta Padre Mario Perez missionario venezuelano che vive a Mbuji May, un’enorme città, poverissima, nel cuore della Repubblica Democratica del Congo “ abbiamo creato un team composto dai ragazzini più grandi, che si sono presi il compito di disinfettare più volte al giorno gli spazi comuni. Hanno il ruolo di sensibilizzare le persone alle pratiche igieniche più elementari, come il lavaggio delle mani, che qui non è cosa scontata, ed è difficile da praticare perché non c’è acqua”. In Africa, la carenza idrica è un problema endemico, la prevenzione sia ancora più difficile. “Proprio per questo abbiamo installato diverse fontanelle che attingono al nostro sistema idrico”, aggiunge, “Per permettere a più persone di avere a disposizione un po’ d’acqua per lavarsi le mani”.

A Lubumbashi la tensione è alle stelle, soprattutto a causa della speculazione che, iniziata in concomitanza con la diffusione delle notizie sulle prime vittime del Covid-19 nel Paese, sta creando non pochi problemi di ordine sociale: “Sono già stati uccisi diversi ragazzi”, sottolinea padre Albert, Notizie analoghe arrivano anche da Kinshasa: padre Ghislain ci chiede aiuto per garantire sostegno alimentare a 250 famiglie che hanno visto il loro già esiguo potere d’acquisto completamente annientato dalle speculazioni selvagge di questi giorni.

 In Asia e in particolare nel subcontintente indiano ansia e preoccupazione sono alle stelle: “21 giorni di blocco, preceduti da una corsa ai beni di prima necessità… Sono spaventato, la maggior parte degli indiani vive in pessime condizioni e qui siamo un miliardo e 330mila persone”, così Vicent Thamburaj, Figlio di Don Bosco indiano, descrive la situazione nel suo Paese.

Ma anche qui, nella nazione più popolosa del mondo, i missionari salesiani si sono organizzati per garantire il loro aiuto alla popolazione: i salesiani di Hyderabad ci hanno chiesto aiuto per prevenire il contagio nelle baraccopoli, distribuendo alle famiglie che ci abitano kit composti da sapone, mascherine e igienizzanti, ma anche pacchi alimentari contenenti riso, lenticchie, cipolle…

In Sud America i salesiani sono già in prima linea per aiutare le fasce più vulnerabili della popolazione: in Argentina, Colombia, Bolivia, Ecuador… Qui, la pandemia è già in atto da tempo: un mix di irresponsabilità e di povertà economica e culturale rende difficile stabilire il numero reale dei contagiati, ma le immagini degli ospedali in collasso e dei cadaveri abbandonati per le strade di Guayaquil in Ecuador parlano chiaro, tratteggiando uno scenario da incubo in un Paese già profondamente segnato dalla povertà e da decenni di politiche irresponsabili. L’obiettivo dei missionari salesiani è semplice, ma avrà ricadute positive sull’intera comunità nel contenimento del contagio, non solo sui beneficiari: vogliono mettere le famiglie più svantaggiate nelle condizioni di poter realmente rispettare la quarantena.

Per dare una mano basta poco, tutte le info sul sito  delle Missioni Don Bosco.

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