Coronavirus, l’Honduras messo sotto la protezione della Vergine di Suyapa

Il nunzio apostolico ha portato in elicottero per tuto il Paese la statua della Vergine patrona della nazione. Una iniziativa che si radica nella fede della popolazione

L'arcivescovo Pinter si imbarca in elicottero per la benedizione dell'Honduras con la statua della Madonna di Suyapa
Foto: Arcidiocesi di Tegucigalpa
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La Vergine di Suyapa è stata proclamata protettrice dell’Honduras nel 1925. La devozione risale al 1747, quando la Vergine sarebbe apparsa ad un pastore a Suyapa, nelle vicinanze della capitale Tegucigalpa. Lì è stato costruito un santuario per ricordare l’apparizione, e vi fu posta una statua che era stata ritrovata da alcuni indiani mentre tornavano a lavoro. Quella statua è stata portata in volo su tutto il Paese dall’arcivescovo Gabor Pinter, nunzio apostolico in Honduras, per benedire quanti sono nella quarantena a causa del coronavirus.

Il sorvolo in elicottero dell’Honduras è avvenuto lo scorso 29 marzo. L’Honduras è uno dei Paesi centroamericani più vulnerabili alla minaccia del COVID 19, anche a causa della difficile situazione sociale e finanziaria. La Chiesa cattolica lavora molto a fianco della popolazione attraverso varie iniziative della carità. Portando la benedizione della Madonna di Suyapa in giro per il Paese, l’arcivescovo Pinter ha voluto portare anche sollievo spirituale ai milioni di honduregni in quarantena.

Ha spiegato l’arcivescovo Pinter che “sin dallo scoppio della pandemia, abbiamo lavorato a stretto contatto con il governo e i leader delle chiese locali, cercando di coordinare e aiutare continuamente i leader del Paese, in modo che l’Honduras possa sopravvivere a questo periodo con il minor numero di perdite possibile”.

L’obiettivo finale è quello che “non vi siano persone affamate senza cure di base nel Paese”, e il compito della Chiesa è “che tutti possano vivere bene nonostante la grande povertà e l’impossibile situazione”.

Così, in pochi giorni la Chiesa cattolica in Honduras ha organizzato una distribuzione da otto a diecimila porzioni di cibi cotti e cibi in scatola ogni giorno per i bisognosi, grazie anche all’aiuto di catene di negozi e commercianti. Poi, c’è stato da gestire il collocamento di centotrenta bambini espulsi dagli Stati Uniti perché considerati immigranti illegali, che hanno dovuto essere messi in quarantena. Lo Stato ha chiesto aiuto alla Chiesa, perché non aveva le strutture dove sistemare i bambini.

Quella del nunzio Pinter non è stata la sola iniziativa del genere in America Centrale. In un mondo tradizionalmente cattolico, le popolazioni guardano con speranza alla fede. Così, lo scorso Giovedì Santo, l’arcivescovo Andrés Carrascosa, nunzio apostolico in Ecuador, ha fatto un volo in elicottero sulla nazione, e in particolare sulla capitale Quito, benedicendola con il Santissimo Sacramento. Una benedizione particolare per quanti sono in quarantena.

L’arcidiocesi di Quito ha chiesto a tutti i fedeli di “pregare e chiedere a Gesù Sacramentato la fine di questa pandemia, e per benedire gli sforzi di solidarietà che tante persone di buon cuore stanno realizzando in questo momento”.

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