Cosa occorre perché emerga la fede? III Domenica di Pasqua

Cappella di S. Monica nel Collegio Internazionale S. Monica dei Padri Agostiniani
Foto: Centro Aletti
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Tre giorni dopo la morte di Gesù - siamo nel giorno di domenica - due dei suoi discepoli, sfiduciati e angosciati, stanno facendo ritorno al loro villaggio di Emmaus e mentre camminano parlano tra di loro di quanto è accaduto a Gerusalemme nei giorni precedenti. Il loro amico e Maestro, Gesù di Nazareth, è stato condannato e messo a morte. La fiducia che avevano risposto in Lui e la speranza che avevano suscitato le sue parole e i suoi miracoli sono state deluse. Per questo stanno facendo ritorno alle loro case con la testa bassa e lo sguardo triste.

Ad un certo momento Gesù, che loro non riconoscono, si affianca e cammina con loro, si interessa della loro situazione, li ascolta, lascia che “vuotino” il sacco della loro amarezza e diano la loro versione dei fatti. Questo atteggiamento di Cristo risorto ci porta a riconoscere che il Signore è sempre presente, conosce le nostre pene, le nostre delusioni e le nostre sconfitte, ci ascolta pazientemente ed interviene.

Questi due discepoli, come avevano fatto tanti altri, hanno seguito Gesù per un periodo, gli hanno accordato un certa fiducia, e lo hanno riconosciuto come un profeta, cioè una persona inviata da Dio e in quanto tale capace di intervenire in favore del popolo ebraico per liberarlo dalla pesante dominazione romana. Ma dopo un’iniziale successo tutto è precipitato: è stato arrestato e condannato a una morte vergognosa, la crocifissione. E quindi tutto si è concluso in una tomba.

A dire il vero essi sanno che alcune donne dichiarano di averlo incontrato vivo. Ma è possibile dare credito ad una simile notizia? Tutti i racconti evangelici che riportano le apparizioni di Cristo risorto a Maria Maddalena, alle donne, ai discepoli sono unanimi su un punto: quando vedono Gesù vivo essi dubitano e un senso di timore li assale perchè non attendevano un evento simile, il quale si impone indipendentemente dalle loro attese.

Il Signore risorto, con pazienza e comprensione, si mette a proporre un’altra interpretazione su “l’affare Gesù”. Egli non nega la verità dei fatti raccontati dai due pellegrini: l’arresto è vero, la condanna da parte dei capi del popolo ebraico è vera, la flagellazione è vera, la crocifissione è vera. Ma egli interpreta questi fatti alla luce della Parola di Dio, la quale insegna che nella croce di Cristo giunge a compimento un misterioso disegno di Dio. E pertanto anche nella morte del Figlio di Dio è presente Dio. Si tratta di un grande insegnamento per noi. Gesù stesso, oggi, ci dice che nella Sacra Scrittura noi possiamo trovare la luce per conoscere chi è Dio e chi siamo noi e guardare la nostra vita in una maniera completamente nuova.

Tuttavia, questo corso di catechesi, questa esposizione di dottrina fatta da Cristo stesso non è ancora sufficiente per aprire i loro occhi. Infatti, nonostante tutte le spiegazioni essi ancora non lo riconoscono. Nasce spontanea una domanda: “Che cosa occorre perché emerga la Fede?”. Non sono sufficienti lo studio, la conoscenza, l’approfondimento della Parola di Dio, è necessaria l’apertura del cuore, che si esprime nell’offrire ospitalità allo straniero: “Resta con noi…vieni a tavola con noi!”.

Dopo questo invito, accolto senza indugio dal Risorto, viene fatto il dono dl riconoscimento. Come? I gesti che permettono ai discepoli di Emmaus, e quindi anche a noi, di riconoscere la presenza di Cristo sono gli stessi che vengono utilizzati nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e nell’ultima Cena. Il risorto prende il pane, recita la benedizione, lo spezza e lo distribuisce. Si tratta di gesti eucaristici. Da questo episodio è nata la nostra celebrazione della Messa la quale è costituita da due momenti: la liturgia della Parola, dove ascoltiamo il Signore che ci parla e al quale rispondiamo, e la liturgia eucaristica dove sediamo a mensa con Cristo stesso, che offre se stesso. Si tratta di due esperienze complementari che ci consentono di incontrare Gesù il vivente.

Il meraviglioso racconto dei discepoli di Emmaus ci insegna che Gesù, il Risorto, anche oggi è capace di sorprenderci in quanto il suo modo di manifestarsi è “misterioso” ed “imprevisto”. Gesù appare e scompare improvvisamente. Non è possibile trattenerlo perché fa parte, ormai, del mondo di Dio, tuttavia Egli resta sulle strade dove camminano e vivono le persone, ed è incontrabile, seppure nascosto, nella sua Parola, nei fratelli e nell’Eucarestia. Un incontro che quando è vero porta la gioia e alla condivisione nella Chiesa.

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