Cosa significa la Medaglia di San Benedetto?

L’acronimo della preghiera contenuta nella medaglia, la sua misteriosa origine, la diffusione nei secoli

Medaglia di San Benedetto
Foto: Flickr - Leslie GrIn (CC BY-NC-ND 2.0)
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La Medaglia di San Benedetto è - sicuramente - uno degli “oggetti” religiosi più famosi al mondo, assieme alla cosiddetta “Medaglia miracolosa”, quella consegnata dalla Madonna a Santa Caterina Labouré, nel 1830 a Parigi.

La Medaglia del santo di Subiaco, patrono d’Europa, risveglia nell’immaginario collettivo diverse storie, aneddoti, e - purtroppo, bisogna ricordarlo - un’opinione errata sulla funzione dello stesso oggetto, scambiato - molte volte - come amuleto: niente di più erroneo per la religione, per la fede cristiana.

Della famigerata medaglia, possiamo trovare due “versioni”: la prima, è la medaglia “singola”, molte volte in argento o comunque in metallo; la seconda, incastonata al centro delle croci da portare al collo. Più volte l’abbiamo “incontrata” facendo visita a qualche abbazia benedettina: l’Italia e l’Europa sono ricche di tali edifici religiosi, testimonianza della capillare diffusione dell’Ordine di San Benedetto.

Sulla medaglia, troviamo incise delle lettere. Cerchiamo, allora, di approfondirne meglio il significato.

Una sequenza di lettere “strane” compare sulla medaglia: le lettere rappresentano, in realtà, una preghiera in forma di acronimo: Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto); Sacra Sit Mihi Lux (la Santa Croce sia la mia luce); Drago Sit Mihi Dux (non sia il demonio il mio condottiero); Retro, Satana! (allontanati, satana!); Suade Mihi Vana (Non mi attirare alle vanità); Mala Quae Libas (sono mali le tue bevande); Venena Bibas (bevi tu stesso i tuoi veleni).

Insomma, un vero e proprio esorcismo. Infatti, bisogna ricordare che la medaglia di San Benedetto è un sacramentale riconosciuto dalla Chiesa Cattolica con un grande potere. I sacramentali sono importanti segni nel cammino cristiano. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, infatti ci dice che “sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita”      (CCC 1667).

L’iconografia dell’oggetto religioso ci presenta sul fronte la raffigurazione di san Benedetto da Norcia in abiti monastici, reggente nella mano destra la Croce e nella mano sinistra un libro aperto, a rappresentare la Regola. Ai lati di san Benedetto sono ricordati due episodi significativi della vita del santo, simboleggiati da una coppa e da un corvo, riconducibili a due tentativi di avvelenamento operati ai suoi danni. L’altra faccia della medaglia, presenta la raffigurazione di una croce greca, sormontata dalla scritta “Pax” (“Pace”), motto della congregazione cassinese e poi dell’intero ordine benedettino.

Ad intricare il mistero che avvolge questo oggetto, vi è - inoltre - la sua origine. Facciamo un salto indietro nel tempo. Siamo nel 1647, in Baviera. Nella località di Natternberg, alcune donne sono giudicate come streghe, e nel processo dichiarano che non sono riuscite a danneggiare l'abbazia benedettina di Metten, perché protetta dal segno della Santa Croce. Nel monastero, infatti, si trovarono dipinte alcune rappresentazioni della croce, con vicino l'iscrizione delle famose lettere.       

Ma quelle enigmatiche iniziali non potevano ancora essere interpretate, fino a quando - nel 1414 - si ritrovò un manoscritto nella biblioteca dell’abbazia (conservato oggi nella Biblioteca Statale di Monaco). Vi era impressa un'immagine di San Benedetto, con quelle stesse parole. Un manoscritto anteriore, del secolo XIV e proveniente dall'Austria, sembra essere stato l'origine dell'immagine e del testo. Ma solo nel 1742 ci fu l’approvazione ufficiale della Santa Sede: fu Papa Benedetto XIV ad approvare la formula della benedizione incorporata nel Rituale Romano.

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