Cristiani in Giappone: dopo il film sul “silenzio”, un film sul martirio

Un momento del film "I 26 martiri del Giappone"
Foto: ANS
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Non solo i cristiani costretti a fare apostasia, a vivere nascosti, a rimanere nel silenzio. Il Giappone è stato anche un terreno fertile di missionari e martiri. Come i 26 giapponesi crocifissi proprio al tempo del Samurai di Cristo beatificato il 7 febbraio, sulla cui storia fu tratto un film nel 1931. Quel film è stato proiettato in Vaticano lo scorso 6 febbraio, come sottolinea l’Agenzia di Informazione Salesiana.

Il film “I 26 martiri del Giappone” – un film muto - è stato ritrovato proprio nell’archivio audiovisivo della Congregazione Salesiana. Colpisce che sia una produzione interamente giapponese, a segnalare quanto la vicenda del martirio avesse colpito l’immaginario popolare. Masaju Hirayama, una personalità del mondo cattolico giapponese e nonno del vescovo Takaaki Hirayama di Oida , diede il suo sostegno finanziario alla produzione del film, affidata allo studio Nikkatsu.

Furono i salesiani a diffondere il film, traducendolo nei primi Anni Trenta e distribuendolo attraverso le Missioni Don Bosco, con una partitura musicale del compositore salesiano don Alessandro De Bonis (1888-1965).

La storia è ambientata nel 1597, alla fine dell’esperienza della prima evangelizzazione del Giappone, coprendo un arco d tempo che va dallo sbarco in Giappone dal missionario francescano spagnolo Pedro Bautista fino alla decisione del governo imperiale di porre fine alle persecuzioni e di perseguitare i cattolici. I 26 martiri sono mandati a morte da Toyotomi Hideyoshi, cancelliere del Giappone, al culmine di una azione politica che portò alla decisione di espellere i missionari e promuovere l’abiura dei cattolici autoctoni.

I 26 martiri sono sei francescani, tre gesuiti e diciassette terziari, compresi quattro bambini. Tra gli attori, Ysuzo Yamada, che reciterà poi con Akira Kurosawa in film come “La sfida del samurai”, “Trono di sangue” e “I bassifondi”.

L’ANS rileva che “il regista Tomiyasu Ikeda, mette in scena con grande vigore drammatico la ricostruzione del terremoto, il calvario dei perseguitati e la crocifissione finale che accanto alla testimonianza di fede dei missionari, mostra – con un chiaro riferimento evangelico - il dolore di una madre di fronte al martirio del proprio figlio”.

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