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Giappone: dai cristiani nascosti alla nuova evangelizzazione

Kyoto Catholic Cathedral | Kyoto Catholic Cathedral | Nick Richards/ da Flickr
Kyoto Catholic Cathedral | Kyoto Catholic Cathedral | Nick Richards/ da Flickr

Fu un santo gesuita, missionario per volontà di Ignazio di Loyola, a portare il cristianesimo in Giappone nel XVI secolo: San Francesco Saverio. Oggi in visita ad Limina da Papa Francesco arrivano 14 vescovi dalle Isole del Sol Levante. Quando il 15 agosto 1549 Francesco Saverio arrivò dalla Malacca insieme ad altri Gesuiti seguiti poi dai Francescani, forse non immaginavano che nel giro di 60 anni questi primi missionari sarebbero riusciti a costituire una fiorente comunità cristiana radicata nella fede e nella cultura locale.

Il primo impegno fu infatti quello della inculturazione linguistica e la comunità cattolica crebbe fino a superare 300.000 fedeli per i quali, nel 1588, venne istituita la diocesi di Funay. La città costiera di Nagasaki ne era il centro principale. La comunità fu però distrutta dalle persecuzioni del XVI e XVII secolo, tra le più violente della storia del cristianesimo. Privi di vescovi, sacerdoti e di chiese in cui celebrare le liturgie e nonostante i controlli, i cristiani giapponesi riuscirono a sopravvivere e a trasmettere segretamente la loro fede cristiana di padre in figlio per ben otto o nove generazioni, creando una simbologia, una ritualità e un linguaggio incomprensibile al di fuori delle comunità di appartenenza. Iniziò così l'epoca dei "cristiani nascosti" (kakure kirishitan ). Papa Francesco ne ha parlato spesso nelle sue catechesi, e ha inviato una lettera pochi giorni fa in occasione del 150 anni della scoperta di queste comunità. Il cristianesimo è sopravvissuto nella quasi clandestinità in Giappone fino alla fine della guerra del Pacifico nel1945, ma è stato sempre percepito come religione estranea fino al periodo del Concilio.

L’attuazione del rinnovamento conciliare è stata una priorità per la Chiesa in Giappone  in questi ultimi quattro decenni e la storica visita di Giovanni Paolo II nel Paese nel 1981 ha dato un ulteriore impulso al processo di rinnovamento della Chiesa in Giappone.

Oggi i fedeli giapponesi sono circa 500 mila, 27 i vescovi e più di 1400 i sacerdoti. Nel 2012 sono stati celebrati 2.082 matrimoni in Chiesa, dei quali però solo 247  tra sposi entrambi cattolici.

Famosa in tutto il mondo è la prestigiosa Università “Sophia” di Tokyo, molti gli istituti di istruzione e vivace il dialogo interreligioso che ha conosciuto un nuovo slancio con la prima Giornata  Mondiale di Preghiera di Assisi, convocata da Papa Giovanni Paolo II nel 1986  e alla quale presero parte anche esponenti religiosi buddisti e scintoisti giapponesi, e l’incontro interreligioso del 1987 sul monte Hiei (Kyoto).

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Grande anche l’impegno caritativo della Chiesa in Giappone. Due gli eventi che hanno reso più visibile questa presenza nella società giapponese: il terremoto di Kobe del 1995 e il catastrofico sisma e maremoto a Fukushima nel 2011, che hanno avuto nelle organizzazioni cattoliche come la Caritas un esempio di efficienza e abnegazione.

La visita di Giovanni Paolo II ha contribuito a rafforzare l’identità della Chiesa in Giappone e la consapevolezza della sua missione evangelizzatrice nel Paese. I vescovi hanno indicato tre priorità: fare diventare le parrocchie e le diocesi comunità evangelizzatrici; creare strutture di cooperazione in seno alle diocesi tra gli ordini religiosi, i missionari e le comunità in esse presenti e convocare tutte le realtà ecclesiali (clero, religiosi e laici) in una Convention nazionale per la promozione dell’evangelizzazione (NICE). La prima (NICE I) si è svolta nel 1987 a Kyoto. A più di vent’anni dalla NICE, la sfida dell’evangelizzazione ad intra e ad extra resta aperta. Tra i problemi particolarmente sentiti vi è quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni, luogo privilegiato per trasmettere il Vangelo resta la famiglia e non sempre le famiglie cattoliche giapponesi si mostrano all’altezza di tale compito, soprattutto quando uno dei due coniugi appartiene a un’altra religione, cosa molto frequente in Giappone. Al sinodo del 2014 sono emerse anche altre criticità come la scarsa conoscenza dei fedeli giapponesi della dottrina della Chiesa in tema di matrimonio, famiglia, tutela della vita, e la poca considerazione in cui tiene la dottrina stessa, soprattutto in relazione alla contraccezione, all’aborto e alla prevenzione dell’Aids. Sulle relazioni tra persone omosessuali, le risposte del questionario indicano invece un interesse limitato: la questione non è sentita come in Occidente.

La Chiesa giapponese sta rivolgendo una maggiore attenzione rispetto al passato alle aree rurali, tradizionalmente più conservatrici e quindi meno disposte ad accogliere il Vangelo. Per i vescovi una nuova importante risorsa in tale ambito è rappresentata dagli immigrati di fede cattolica (in particolare filippini) il cui numero è in crescita anche a causa dell’invecchiamento della popolazione giapponese.