Da Pordenone a Roma con i giovani della diocesi, come racconta il vescovo Pellegrini

Il Cammino della Concordia
Foto: Facebook: Pastorale Giovanile Diocesi Concordia Pordenone
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“Il Sinodo è un dono per la Chiesa universale ed è, al tempo stesso, un segno di speranza per il mondo intero, perché mostrerà a tutti il volto di una Chiesa giovane… Il Sinodo non ha un obiettivo preconfezionato da raggiungere come se fosse un congresso politico o una riunione aziendale. Sinodo significa camminare sulla stessa strada…

Penso che con il Sinodo la Chiesa si metterà in ascolto di tutte le questioni che verranno sollevate sui giovani e aiuterà il discernimento comunitario partendo sempre da quella che è l’unica fonte di cui abbiamo veramente bisogno: Gesù Cristo”: lo ha affermato in un’intervista al settimanale diocesano ‘Il Popolo’ il card. Gualtiero Bassetti, presente a Bibione, e Concordia in questi giorni per dare il via al ‘Cammino della Concordia’, il percorso a piedi dei giovani della diocesi di Concordia-Pordenone, che cammineranno lungo le strade della diocesi prima di recarsi a Roma all’incontro con papa Francesco, l’11 e il 12 agosto, in vista del Sinodo.

E contemporaneamente aprirà la Porta Santa della Parrocchia giubilare di Santa Maria Assunta a Bibione, segnando così l’inizio della seconda ‘Perdonanza bibionese’ che si protrarrà fino al 16 del mese con momenti di preghiera e incontri. A mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, abbiamo chiesto di spiegarci questa proposta fatta ai giovani: “Da qualche anno è stato creato nella diocesi di Concordia-Pordenone il Cammino della Concordia: itinerario di 170 km, suddiviso in 8 tappe, nei luoghi più belli e significativi della diocesi, ricchi di storia e di segni della devozione e pietà popolare, artisticamente pregevoli. Memorie, ieri come oggi, di fede e di dialogo dell’uomo conDio.

Tale cammino ruota attorno alla parola Concordia, che non è solamente il nome della località dove ha sede la Cattedrale di inizio del IV secolo, ma anche uno stato d’animo in cui vorremo vivere, come hanno sperimentato i discepoli di Emmaus: l’incontro con il Signore Gesù che cammina con noi e l’incontro con tanti altri fratelli e sorelle. Raccogliendo l’invito che papa Francesco ha rivolto ai giovani italiani di incontrarlo a Roma dopo aver percorso nei giorni precedenti le strade e i luoghi legati alla pietà popolare e ai santi della propria diocesi, la pastorale giovanile lo ha proposto ai giovani. Concretamente il cammino comincia oggi venerdì 3 agosto a Concordia con un inizio solenne con la celebrazione Eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza   Episcopale Italiana e con l’invocazione a Santo Stefano, patrono della diocesi, in occasione della sua festa.

In quale modo raccontare ai giovani la bellezza di un cammino?

Il cammino della Concordia prevede ogni giorno momenti di cammino, di incontro e dialogo, di riflessione e preghiera e di incontro con i giovani e le comunità dei paesi visitati. I momenti diriflessione saranno ispirati ai sette giorni della creazione: ogni giornata avrà la sua meditazione. Ai 70 giovani che globalmente parteciperanno verrà dunque proposto un pellegrinaggio vero e proprio:un camminare della Chiesa giovane con la Chiesa tutta. Sarà un’occasione per assaporare la fatica del mettersi in movimento con l’augurio di fare esperienza di un cammino di discernimento, di visione e di sguardo al mondo: quello degli ambienti naturali straordinari incontrati, ma anche dentro se stessi.

Come la Chiesa può mostrare il proprio volto ai giovani?

Diceva san Francesco ai suoi frati: predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole! (Fonti Francescane, 43): quest’estate i giovani della nostra diocesi conosceranno il volto della Chiesa cammin facendo. Attraverso il volto dei sacerdoti che cammineranno con loro e dei laici che incontreranno, guardandosi negli occhi tra coetanei e con occhi nuovi, conoscendo luoghi del nostro territorio diversi dai consueti.

La sua lettera pastorale si intitola ‘Toccare ​la carne di Cristo’: perché la scelta di questa frase?

Ho scelto la frase, ‘Toccare la carne di Cristo, come tema del cammino pastorale della nostra Chiesa diocesana. Questa espressione è stata pronunciata da papa Francesco nella Veglia di Pentecoste con i movimenti il 18 maggio 2013: ‘Toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostrapovertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci porta il Figlio di Dio con la sua Incarnazione.Una Chiesa povera con i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo.

Questo richiamo alle parole del Papa ben sintetizza il cammino pastorale di quest’anno sulla povertà in cui mi auspico che torni ad essere al centro della vita cristiana personale e delle nostre comunità. Perché ciò si realizzi non può mancare nella vita personale e delle nostre comunità la contemplazione di Gesù, come ci ricorda san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (8,9): siamo invitati a toccare concretamente la carne di Cristo, ad andare a Lui, che ha assunto la nostra carneumana. E nel contempo non può mancare un incontro con gli uomini e le donne del nostro tempo che sia autenticamente vissuto declinando i tre verbi della solidarietà evangelica: vedere, fermarsi e toccare.

 

 

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