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Dalla Colombia, una lettera per Papa Francesco

C’è un collettivo di giovani, con traiettorie pastorali diverse, che si stanno impegnando per un vero cambiamento in Colombia. E hanno scritto una lettera al Papa

Giovani Cattolici per la Colombia | Il logo dei Giovani Cattolici per la Colombia, che hanno inviato una lettera a Papa Francesco | Facebook Jovenes Catolicos Por Colombia Giovani Cattolici per la Colombia | Il logo dei Giovani Cattolici per la Colombia, che hanno inviato una lettera a Papa Francesco | Facebook Jovenes Catolicos Por Colombia

Papa Francesco guarda con attenzione alla Colombia. Non solo per via dell’accordo di pace con le FARC, per il quale inviò il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato. Non solo per il viaggio che fece in Colombia nel 2017. Ma perché la Colombia è una nazione cara al Papa, tanto che lo scorso 9 luglio un mosaico della Vergine di Chiquinquirà, patrona della nazione, campeggia in Vaticano.

Non è un caso, dunque, che lo scorso 24 maggio, nel mezzo delle proteste sociali che stavano colpendo il Paese, il Papa fece un accorato appello, chiedendo dialogo per risolvere i problemi della nazione. Era il periodo dello sciopero nazionale contro il governo colombiano, e si registravano migliaia di abusi della polizia sulla popolazione.

In quei giorni, un gruppo di giovani ha cominciato a riunirsi, a pensare non solo al presente, ma anche al futuro del loro Paese. Ne è venuto fuori un collettivo di giovani, con traiettorie pastorali diverse, come dicono loro, ma con un obiettivo certo: quello di fare della Colombia un Paese dove le persone vivano in pace e giustizia. Si sono dati il nome di “Giovani Cattolici per la Colombia”.

È questo gruppo di giovani che ha scritto al Papa una lettera, tutta da leggere per la forza e l’ardore giovanile che vi si trova.. La lettera, inviata lo scorso giugno, si spera sia arrivata sulla scrivania del Papa.

I giovani spiegano di essere “un gruppo di professionisti cattolici colombiani”, che “amano Gesù” e allo stesso tempo sono “molto preoccupati per la situazione di violenza e abuso della forza mostrato da diversi attori di Colombia” e per uno Stato che fa mettere in dubbio “la garanzia della vita e della dignità degli esseri umani”.

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I giovani denunciano “gravi violazioni dei diritti umani” e “delitti di lesa umanità”, ma anche “morti, sparizioni forzate di leader sociali, uso abusivo della forza pubblica da parte dello Stato, lesioni e abusi ai giovani in prima linea”, il tutto successo durante lo sciopero nazionale.

Non è una situazione nuova. I giovani notano che questa situazione di violenza e ingiustizia sociale in Colombia è presente “da più di 70 anni”, aggravato dalla situazione di conflitto armato interno che ha portato “narcotraffico, paramilitarismo, sequestri, mine antipersone, esecuzioni estragiudiziali, la sparizione forzata e prigionieri politici e torturati”.

I giovani sottolineano che c’è già la Commissione della Verità, guidata dal gesuita Franciso de Roux, ad investigare su questi abusi, e che questa può essere una fonte affidabile per la Santa Sede per verificare ciò che dicono.

I giovani accusano che l’Accordo di Pace del 2017 non è stato una priorità, è rimasto incompiuto, mentre si è verificata una assenza di leadership nazionale aggravata dalla pandemia, ed è il motivo per cui loro stessi hanno deciso di agire.

Il Gruppo Giovani Cattolici per la Colombia si è formato il 5 maggio, e “nasce a partire dalla necessià di contribuire alla trasformazione della realtà sociale, politica, economica, culturale della Colombia, e che le sue radici nel Vangelo, la fede, l’etica e la Dottrina Sociale della Chiesa”.

Scopo del gruppo è quello di “contribuire a creare una visione e una realtà più giusta, equa e inclusiva, dove sia data priorità al bene comune, al rispetto della dignità umana fondata nell’amore di Dio, allla Chiesa e alle persone”.

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Al Papa hanno presentato la preoccupazione per l’uso del governo degli Squadroni Antisommossa della polizia nazionale e la conseguente militarizzazione delle città, e hanno chiesto di “guidare l’avvicinamento e il dialogo in un modo più efficace per evitare la guerra, un colpo di Stato, o che si approfondiscano le violazioni dei diritti umani e i diritti di lesa umanità”.

I giovani si dicono anche pronti dad “accompagniare i giovani perché venga ascoltata la loro voce, con meccanismi di incidenza e costruzione parttecipativa delle politiche pubbliche, e ad orientare il processo verso la prospettiva della fede e dell’amore di Gesù”.

Come è nato il movimento? Raccontano i giovani che tutto inizia domenica 2 maggio, qando alcuni di loro, di fronet alla protesta sociale, hanno deciso di far sentire la loro voce. “Vogliamo – dicono – creare una nuova visione, più egualitaria, più rispettosa”. Spiegano che lo sciopero nazionale non è questione recente, non è iniziato il 18 aprile come si dice, ma nel 2019. Si è solo interrotto per la pandemia.

Tra i loro obiettivi, quello di creare uno spazio più ampio perché anche i giovani possano avere una voce. E poi, quello di sollecitare la diplomazia della Santa Sede perché agisca presso il governo della Colombia, magari con altri pronunciamenti del Papa che possano creare ponti.