Dalla GIFRA: digiuno e penitenza, la Quaresima per i “millennials”

Tau
Foto: Sikelianews.it
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Le parole sono digiuno, penitenza, astinenza, Quaresima. Sembrano parole fuori moda, soprattutto per i giovani. Ma non per tutti. Ci sono molti giovani che fanno un cammino, che cercano di comprendere fino in fondo cosa significhino queste parole per loro. E tra questi, i giovani della Gioventù Francescana, la Gifra.

Francesco ha 28 anni. Per lui il digiuno non è tanto “un digiuno fisico”, quanto “un digiuno spirituale, in cui si evita di “mangiare” quel qualcosa in più che ci fa del male, quindi un digiuno che porta la nostra anima al benessere".

Anche Laura ha 28 anni. Che sia impegnata fortemente nel percorso si nota dal fatto che subito associa la parola “penitenza” ai “giorni di Quaresima di San Francesco”, il quale – racconta – “li faceva sia i giorni prima di Pasqua sia prima di Natale, con l’idea di rinunciare a qualcosa per qualcuno. E’ il desiderio di qualcosa di più grande, togliersi qualcosa di piccolo per qualcosa di più grande".

È Matteo, 25 anni, a parlare invece della Quaresima. "Se mi dici Quaresima – racconta -  mi viene in mente la parola essenziale perché il periodo della Quaresima ci riporta a Gesù, centro essenziale della vita. Durante la quaresima si è soliti fare il “fioretto” e si evita solitamente qualcosa che è di troppo, non necessaria! Il venerdì si fa il digiuno, si mangia l’essenziale! È un periodo che permette di vivere la vera essenza della fede e dell’amore. Penso al venerdì santo, alle chiese spoglie, alla possibilità di rivivere l’atto d’amore più grande della storia dell’uomo. Essenziale come di fondamentale importanza, indispensabile. Essenziale come occasione per rimuovere il superfluo, la frenesia della quotidianità che allontana dal centro: Lui".

E poi la parola astinenza. Lorena, 28 anni, sottolinea che “la prima cosa che mi viene in mente è astinenza da dolci perché quando posso faccio il fioretto dei dolci sotto quaresima. Ovviamente la mia privazione dai dolci durante il periodo di quaresima è molto sofferto perché ne mangio almeno uno al giorno e quindi credo sia la privazione maggiore, in termini di cibo, che possa avere..."

Padre Luca de Serbariu, responsabile Gifra per la Sardegna, prova a dare qualche consiglio ai ragazzi, dai 15 ai 35 anni,  su come vivere al meglio la Quaresima.

Padre Luca suggerisce ai ragazzi “una lettura dell’argomento che aiuti i giovani a incarnare questa pratica cristiana nel proprio cammino”.

“La prima cosa da fare – afferma – è di raschiare subitamente via dalla nostra testa l’idea di un digiuno ‘estetico’ che recuperi la linea; di un digiuno che ‘commuove o corrompe’ il Signore; di un digiuno ‘ascetico o spiritualista’ che ci faccia sentire più santi”.

Tutto da mettere da parte, dice, perché “il cuore della questione è l’amore: ogni giovane necessita di accostarsi all’Amore da amante per scoprirsi finalmente amato. Ma come si può accogliere se si è satolli?”

Risponde padre Luca. “Il digiuno riguarda il mangiare: azione simbolo del mettere dentro di sé, possedere, immagazzinare. Ecco il famoso peccato di gola. Un desiderio di possesso, di essere qualcuno, di valere, di performare che, simboleggiato dal cibarsi, contrasta nettamente con la possibilità di diventare amanti. Amare è svuotarsi, donare tutto per poter passare dall’essere qualcuno, all’essere di Qualcuno; dal possedere all’appartenere”.

Insomma, “il digiuno è dunque il segno concreto di un’operazione del cuore pienamente in sintonia con il Cristo.” Non un “segno visibile” – ammonisce – ma “un’azione fattiva che aiuta il cuore a realizzare un movimento interno, non una sua dimostrazione esterna: il Signore nel Vangelo richiama ad una segretezza del digiuno (Mt 6,16-18), perché sia visibile solamente al Padre. Se allargassimo il concetto di ‘peccato di gola’ a tutti gli ambiti della nostra vita scopriremmo tantissime occasioni di digiuno, che vanno ben oltre il fioretto dell’evitare quel dolce, quella birretta o quell’accesso a Facebook. Scopriremmo che il digiuno non è un’azione isolata ma uno stile: lo stile di chi ama l’Amore che, ahimè!, non è amato, poiché Dio ama chi dona con gioia".

Questo articolo è stato realizzato grazie al contributo della Commissione Nazionale per le comunicazioni sociali della Gioventù Francescana d'Italia. 

 

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