Dalle diocesi: Avvento tempo di preparazione al vero senso del Natale

Avvento
Foto: agostiniani.it
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Da domenica scorsa siamo entrati nel tempo di Avvento. Un tempo che prepara al Natale.

Nella Chiesa inizia anche il nuovo anno liturgico, occasione per tanti vescovi di scrivere ai fedeli in vista della festa del Natale con l’invito a passi concreti di conversione.

Mons. Luigi Ernesto Palletti, vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato, ricorda il presepe voluto da san Francesco. Il poverello d’Assisi, ricostruendo la scena del presepe vivente, ha contribuito non poco a “ravvivare nel popolo” l’evento del Natale “affermando con semplicità una caratteristica fondamentale della fede cristiana, ovvero il suo essere radicata in una storia concreta e reale. Gesù di Nazareth è nato da Maria. Alcuni hanno creduto in lui, lo hanno riconosciuto come Figlio di Dio e salvatore, lo hanno seguito; altri no. Ma la sua presenza nella storia si manifesta per tutti come un fatto, un evento. Ecco perché, per i credenti, è necessario fare memoria. Perché la nostra fede – spiega mons. Palletti -  non nasce da una apparizione di angeli, né dalla sottile speculazione filosofica dei sapienti, ma da un evento concreto”. Un evento che interpella e chiede ad ognuno di “compiere passi concreti di accoglienza e di conversione”. In questo Avvento potrebbero trovare una efficace risposta due impegni precisi, secondo il presule ligure: il primo è “quello di accostarsi al Vangelo, leggendone uno dei quattro, pagina dopo pagina, in modo continuativo, senza dare per scontati i suoi contenuti” mentre il secondo, “complementare al primo, è quello di compiere gesti di autentica carità”. “Fede e carità non possono mai essere separate. Solo così il nostro Avvento – scrive mons. Palletti -. ci potrà condurre all’incontro con Gesù, che nella memoria di fede ci riporterà a Nazareth, mentre nel gesto concreto ci permetterà di viverlo nell’Eucaristia e nella vicinanza a tanti nostri fratelli in necessità”.

Sul senso dell’incarnazione di Dio invita a meditare l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, sottolineando che si tratta di “una delle verità fondamentali della nostra fede cristiana”. Per il presule la storia di Gesù, “già a partire dal modo in cui è avvenuta la sua nascita fino alla sua morte in croce e alle sue apparizioni di risorto dai morti, è rivelazione piena di Dio. E questo non è cosa da poco. È come se dicessimo, infatti, che solo nella storia di un uomo, di Gesù di Nazareth unico salvatore del mondo, poteva avvenire la completa narrazione che Dio fa di se stesso.   Non bastavano quindi la creazione, la rivelazione ai patriarchi e a Mosè, il dono della Legge, le scritture profetiche e gli scritti sapienziali. Occorreva la storia di Gesù di Nazareth – dei suoi gesti, delle sue scelte, delle sue posture, dei suoi gesti di tenerezza e dei suoi rimproveri, delle sue parole autorevoli e dei suoi dialoghi interpersonali, dei suoi miracoli, dei suoi silenzi, della sua capacità di gestire la sofferenza e il dolore, della sua preghiera intima in cui ricerca la volontà di suo Padre e vi si affida – perché ogni uomo potesse cogliere in questa storia ciò che Dio vuole raccontare di se stesso e del Suo profondo desiderio d’incontrarlo. Sì, perché Dio coltiva da sempre, dentro la sua esistenza trinitaria, l’intimo desiderio di poter incontrare ogni uomo e ogni donna. E neanche la diffidenza e il peccato dell’uomo lo allontanano da questo proposito di amicizia e di comunione. Prima che ogni uomo si metta alla sua ricerca, Dio – scrive -  lo cerca con infinita dedizione, con amore ricolmo di misericordia, pensandolo fin da prima che egli nasca. Il Dio che viene nella carne di Gesù di Nazareth, il Dio che verrà nella gloria del suo Figlio, è lo stesso Dio che viene così incontro ad ogni uomo da pensarlo ed amarlo prima ancora che possa emettere i suoi primi vagiti. Prima degli abbracci e dei baci del proprio papà e della propria mamma, ogni bambino che viene al mondo è già generato ed accolto dal sorriso benevolente di Dio. È allora il grande mistero della tenerezza di Dio che sorregge tutto quanto il mondo”. 

Mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti invita a “contestare una cultura che, esaltando esageratamente l’individualismo e l’egoismo, finisce per proporre rotte disperate, che rendono faticoso e ansimante il cammino di questa nostra umanità”. Occorre affermare, al contrario, “la perenne novità del Vangelo di Cristo”, scrive nel suo messaggio  ricordando che questi giorni saranno, “per noi, discepoli del Signore e testimoni di speranza, giorni straordinari di vigilanza orante e di operosa carità, per meglio comprendere il significato della storia della salvezza. Essere testimoni di speranza è, dunque, l’appello forte che il Signore viene a rivolgerci”. Il presule invita quindi a “denunciare con coraggio i mali delle nostre città”, “creare spazi di prossimità e di fraternità e abitarli come luoghi privilegiati di amore, di solidarietà e di accoglienza” e prenderci cura degli altri”.

Dall’arcivescovo calabrese di Reggio Calabria-Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, l’invito a restituire al Natale il suo significato “autenticamente cristiano” quello, cioè, “di contemplazione del mistero del Figlio di Dio, che diventa uomo per noi”. In questo tempo il presule ritorna su un tema a lui molto caro, quello sull’importanza dell’unità familiare soprattutto, scrive,  “per il bene dei vostri figli, oltre che per il bene della società tutta. Le separazioni – si legge nel suo messaggio - sono diventate una piaga sociale, che sta distruggendo la serenità e la speranza di tanti giovani. Carissimi genitori, sotto l’albero di natale fate trovare ai vostri figli il dono più grande: il vostro amore e la vostra unione, affinché essi possano affrontare con più speranza la vita. Ogni anno la celebrazione della nascita di Gesù ci insegna che si può sempre ripartire, lasciando dietro, nel segno del perdono cristiano, gli errori commessi e il rancore che ne segue. L’amore può rinascere, se si riparte ritrovando la forza nel dialogo, nel rispetto reciproco, nel riproporsi le motivazioni d’amore di un tempo, quello del fidanzamento, quando tutto era bello, dolce e pieno di entusiasmo e speranza. La stabilità matrimoniale, inoltre, è la base sicura per contribuire all’educazione all’affettività dei figli”. E rimanendo in Calabria l’attenzione del vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Cantafora, va al “senso di smarrimento e di sfiducia” che si vive in questi giorni nella città calabrese dopo lo scioglimento del Consiglio comunale. Un fatto, dice, che “deve interrogarci. Come per gli esuli di Babilonia, non serve rassegnarsi e spegnere il canto e la gioia, ma siamo ancor più chiamati a riaccendere il ricordo che una ‘città nuova’ è possibile se diventiamo ‘nuovi’ noi, se guardiamo come cristiani alla patria che il Signore prepara per noi ma non senza di noi”. Mentre “prepariamo” la strada affinché la città possa “rinascere – scrive mons. Cantafora -  nella fiducia e nel bene comune, è necessario organizzarci comunitariamente a creare ‘terra bruciata’ attorno a chi infrange le regole della convivenza umana e civile, facendo del male alla comunità.  Dalla Chiesa non cessa la preghiera al Signore per i nostri governanti e per quanti lo Stato ha preposto a guidare questo difficile tempo a Lamezia Terme, augurando che possano trovare ampia collaborazione e aiuto leale all’interno della società civile”.

Dal Sud di nuovo al Nord con la lettera scritta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini agli ammalati per il Natale. A loro ha fatti  giungere i suoi auguri attraverso un cartoncino che aiuta a pregare e a prepararsi alla nascita di Gesù. In un formato originale, come un portale che si apre sulla casa, le parole di monsignor Mario Delpini sono molto sentite: “Gesù ha sperimentato come fa male uno schiaffo che si riceve in faccia; ha provato come strazia la frustata che ferisce la schiena; ha sentito il flagello scavare la carne. Il Verbo fatto carne conosce il soffrire e ti è vicino”, scrive: “vorrei anch’io essere un segno della vicinanza di Gesù, come lo sono quelli che ti amano. Ti sono vicino, almeno con una benedizione: che il Padre che sta nei cieli ti consoli con il suo abbraccio. Ti sono vicino, almeno con un sorriso, con una carezza”.

E in questo tempo di preparazione al Natale nella diocesi di Savona-Noli, parte il cammino sinodale. Ieri sera, infatti, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, l’avvio con una celebrazione al Santuario di N.S. di Misericordia presieduta dal vescovo mons. Calogero Marino.

 

 

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