Dalle diocesi: da nord a su arte e solidarietà nel mese di agosto

La vista del primo agosto nell' Episcopio di Sorrento
Foto: Diocesi di Sorrento
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“Episcopio Porte Aperte”: uno slogan per invitare tutti a scoprire la storia della Chiesa sorrentina. Lo scorso 1 agosto il palazzo episcopale della diocesi di Sorrento-Castellamare di Stabia ha aperto – su iniziativa del vescovo mons. Francesco Alfano, le sue porte. Occasione per tanti di visitare la sala affrescata con pitture della seconda metà del ‘500, detta sala San Tommaso, la serie dei saloni tra cui quello principale comprendente la cappella Palatina fino al balcone che affaccia sul corso Italia.

Non si è trattata dell’apertura di un museo ma certamente il primo passo che prelude all’allestimento del terzo polo del museo diocesano sorrentino stabiese dopo la sede già aperta di Castellammare e quella in via di completamente sotto l’antica cattedrale di Vico Equense. “E’ un qualcosa di bello, artistico e storico che la Chiesa non vuole tenere per sé”, commenta don Pasquale Vanacore, direttore dell’Ufficio Beni Culturali: “ci siamo impegnati molto affinché il palazzo arcivescovile fosse sottratto alla fruibilità di pochi e aperto al pubblico. Si spera di poter allestire quanto prima la sede sorrentina del museo diocesano”.

Musei del Duomo, a Modena, sempre aperti in questo periodo estivo secondo il consueto orario e, in via eccezionale, anche nelle giornate del 14 e 15 agosto. Le sale del Museo del Duomo serbano – fa sapere la diocesi di Modena-Nonantola  -  rari e pregevoli esempi di arte orafa, preziosi codici miniati, arazzi e dipinti; il Museo Lapidario custodisce invece reperti scultorei provenienti dal Duomo lanfranchiano e dalle cattedrali preesistenti. L’ingresso costa 4 euro, con riduzione 3 euro. Nella stessa diocesi, a Nonantola, proseguono a pieno ritmo i lavori di restauro della basilica: rimane possibile visitare il museo diocesano ed il cantiere didattico.  Fino al 31 agosto sarà possibile accedere al museo ed alla chiesa dal martedì alla domenica tutte le mattine dalle 9 alle 12.30; al venerdì, sabato e domenica anche dalle 14 alle 18.

E tornando in Campania, lunedì 7, nella diocesi di Sessa Aurunca, la Cappella di Santa Maria delle Grazie in Casale di Carinola sarà eretta a “Santuario Diocesano di S. Maria delle Grazie, aiuto e sostegno della famiglia”. Un decreto vescovile sancirà la volontà di mons. Orazio Francesco Piazza di dedicare alla Famiglia un luogo di preghiera diocesano. L’evento, anticipato da un solenne novenario di preparazione, culminerà nella celebrazione eucaristica presieduta dal card. Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero e dal vescovo diocesano. La Cappella rappresenta per la comunità di Casale di Carinola, e per l’intera diocesi, un punto di riferimento in cui si fondono arte, storia, culto e devozione popolare.

“L’erezione della cappella a Santuario diocesano – dice don Luciano Marotta, parroco di Casale-Ventaroli-San Donato - è un dono spirituale che va a coronare la nostra devozione e fede alla Vergine delle Grazie e nello stesso tempo rende ciascuno di noi custodi responsabili di un luogo in cui la Vergine Santa ha voluto rivolgere uno sguardo e un’attenzione particolare. La comunità e la diocesi tutta sono grate al Vescovo Piazza per averci offerto questa ulteriore opportunità di fede e comunione”. La cappella è infatti, secondo la devozione popolare, il luogo di un’apparizione della Vergine Maria ad una giovane del paese, evento che è impresso nella memoria degli abitanti del luogo e che ne rafforza la fede. L’occasione ha reso possibile l’arrivo nel santuario delle reliquie dei beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini sposi, esemplari testimoni della famiglia cristiana.

In diocesi di Savona-Noli prosegue nelle prossime settimane, un esperimento di “annuncio itinerante”. Come raccontato dal periodico della diocesi, il “Letimbro” di luglio, si tratta della versione estiva de “Il Vangelo secondo giovanni”.

La “g” minuscola nonè un errore o un refuso, ma una scelta deliberata, per distinguere questa lettura “non convenzionale” dal testo originale dell’Evangelista indicando anche l’ideatore dell’originale iniziativa: don Giovanni Margara, sacerdote e rettore della Cattedrale che qui mette a frutto le sue conoscenze bibliche e ancor più – si legge in una nota - le sue apprezzate abilità di attore e autore teatrale. Il testo che verrà proposto riguarda l’episodio della donna adultera che Gesù perdona al cospetto di una folla di ‘benpensanti’ pronti a lapidarla in nome della Legge di Mosè. L’episodio è riportato dal Vangelo giovanneo, ma la lettura che don Margara propone è decisamente particolare: egli infatti racconterà l’episodio dal punto di vista dell’amante della donna: “Provo a mettermi nei panni di un personaggio immaginario, ma realistico, che osserva le azioni di Gesù e ascolta le sue parole da un punto di vista appartato e sviluppa le proprie considerazioni su questo straordinario Maestro di sapienza e di misericordia – spiega don Margara su Il Letimbro – questa formula è già stata offerta con successo anni fa al teatro Don Bosco di Savona, ma ora il tentativo è quello di proporla a un pubblico più vasto, quello dei turisti che in estate affollano la nostra costa e anche le nostre chiese”.

E in occasione dell’ottantunesimo anniversario della nascita, avvenuta l’8 agosto 1936, della venerabile Benedetta Bianchi Porro, alla Badia di Dovadola (Fc) una  messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci. Concelebrerà il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi. Benedetta Bianchi Porro sarà poi ricordata anche lunedì 8 agosto nel corso della celebrazione eucaristica delle 18, nella chiesa di santa Maria della neve a Sirmione, città dove la venerabile è morta il 23 gennaio 1964. Dal 22 marzo 1969 è sepolta alla badia di Dovadola.

Lo scorso 2 agosto Bologna si è fermata per ricordare la Stage alla stazione avvenuta nel 1980. Una “ferita insopportabile, dolorosa a distanza di tanti anni, perché il tempo in realtà non lenisce o fa passare il dolore, anzi, qualche volta lo rende più profondo e acuto con una percezione fisica della definitività così difficile da accettare. E’ la ferita per la perdita dei nostri cari ma ancora di più per il modo con cui questa è avvenuta”, ha detto l’arcivescovo della città, mons. Matteo Zuppi durante una messa di suffragio nella chiesa parrocchiale di San Benedetto. Il presule ha evidenziato che il “male si nutre dell’indifferenza, cresce nell’individualismo, quando cioè il destino dell’altro non mi interessa, non lo sento mio, lo guardo come un estraneo, al massimo posso avere qualche solidarietà, ma sempre da spettatore, come fosse un problema suo e non nostro”.

“Quante lacrime vedere quei nomi!”, ha detto ancora mons. Zuppi: “ecco cosa significa solidarietà: aiutarsi, non lasciare soli. Consolazione non è solo lenire il dolore, ma trovare delle risposte, sapere trarre dal male una forza di vita che così lo sconfigge. Quello che chiedono i nostri morti non è la vendetta, ma giustizia, fraternità, solidarietà. Non smettiamo, l’invito,  di cercarla”.

E la preghiera: “disarma i cuori intossicati dall’odio, dalla violenza, dal pregiudizio perché nessuno muoia per colpa di mano assassine. Consola, aiutaci a consolare e a cercare sempre la misericordia e la giustizia per aiutare chiunque è nella sofferenza”.  E sempre a Bologna, questa settimana, mons. Zuppi ha presentato il calendario delle celebrazioni conclusive del X Congresso eucaristico diocesano. “Il Congresso eucaristico diocesano è davvero una grazia che vogliamo continuare a vivere con fedeltà, gioia ed entusiasmo, per riscoprire e sperimentare la ricchezza infinita dell’Eucaristia e offrire il pane che tanti aspettano. Non limitiamo la sua azione e non rattristiamo lo Spirito che indica sempre nuovi sentieri da percorrere, per portare a tutti il Vangelo che salva”. È quanto scrive l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, nella pubblicazione in cui viene presentato il calendario delle celebrazioni conclusive del X Congresso eucaristico diocesano in programma per domenica 8 ottobre. Un Congresso “anticipato” dalla visita di Papa Francesco la settimana prima, 1 ottobre: “un momento privilegiato e una grazia che conferma il cammino della nostra Chiesa e ci indica le tappe future. Il successore dell’apostolo Pietro, che presiede nella carità, ci aiuterà a rispondere con nuovo entusiasmo alla nostra vocazione personale, comunitaria, di popolo”, scrive mons. Zuppi nella pubblicazione in cui viene presentato il calendario delle celebrazioni.

A Milano il card. Angelo Scola – a poche settimane dalla nomina del suo successore -   chiede di sostenere il “Fondo Diamo Lavoro” della diocesi ambrosiana. Un ex magazziniere della zona di Rho, italiano di 49 anni, rimasto senza lavoro nel 2015. Un’ex impiegata amministrativa, italiana di 57 anni, licenziata nel 2016 dopo che la società che l’aveva assunta nel 2003 è stata messa in liquidazione. Una donna tunisina di 46 anni di Baggio. Una donna italiana di 45 anni. Due giovani, di 18 e 20 anni, entrambi senza lavoro con un padre disoccupato sono i primi beneficiari di questa iniziativa benefica che il card. Scola ha rilanciato nel corso del suo episcopato e ha chiesto ai fedeli di sostenere anche in occasione del suo commiato dalla diocesi, che avverrà l’8 settembre, con una celebrazione in Duomo alle ore 21. Grazie alle donazioni dei fedeli e dei cittadini e all’attività volontaria degli “esperti del lavoro” i primi sei beneficiari del Fondo sono stati reinseriti in azienda, con contratti di tirocinio da 3 a 6 mesi, durante i quali percepiranno una borsa lavoro a titolo di indennità intorno ai 400 euro mensili.

Partito nell’ottobre 2016 il Fondo Diamo Lavoro ha raggiunto una dotazione di 2.094.000 euro, frutto per poco meno della metà delle offerte dei privati cittadini e delle parrocchie e per il resto del contributo della Fondazione Cariplo (un milione di euro) e dei fondi dell’8 per mille donati dalla Diocesi (200mila euro).  Nata all’esperienza delle edizioni precedenti del Fondo Famiglia Lavoro, la nuova fase è stata ribattezzata dal card.  Scola “Fondo Diamo Lavoro” per evocare anche nel nome una delle opere di misericordia da suggerire ai fedeli come eredità dell’Anno Santo. Superando l’approccio emergenziale delle due fasi precedenti, il Fondo Diamo Lavoro concentra tutte le risorse e gli sforzi per favorire la ricollocazione nel mercato del lavoro attraverso lo strumento del tirocinio, cercando un’alleanza con le imprese.

E l’impegno socio politico è al centro della lettera pastorale del vescovo di Teramo-Atri, mons. Michele Seccia dal titolo “Aprirò una strada nel deserto”. “Avverto – scrive il presule – una forte provocazione e la trasmetto a voi tutti, amici uomini e donne, laici e chierici, quando sento solo lamenti e critiche su tutto e su tutti per la diffusa insoddisfazione della situazione che il territorio sta vivendo da molti mesi e a causa degli eventi negativi che si sono ripetuti, nonostante lo sforzo delle istituzioni nel fare fronte alle emergenze e ai bisogni della gente. Mi chiedo: non è forse il momento di farsi carico di una maggiore responsabilità civile, ecclesiale, politica, professionale, familiare … la Città, la Polis, la Res – Publica camminano con le gambe degli uomini e delle donne del tempo! Abbiamo trascurato la formazione ai valori, della responsabilità, del primato del bene comune, della solidarietà e della corresponsabilità, del primato della dignità della persona, della sussidiarietà e dello spirito di servizio mentre si stanno imponendo altri pseudo-valori tipici della cultura consumistica, la ricerca di interessi privati o di piccoli gruppi prevalenti … con l’amara conseguenza della polemica e della frammentazione di correnti ideologiche (politiche)!”. Mons. Seccia non intende “fare prediche” ma sente il “dovere” di “scuotere quanti si rifanno al Vangelo ed hanno a cuore la vita della società e la bellezza del territorio in cui si vive, per ritrovare o riscoprire motivazioni serie e valori alti per mettersi al servizio dell’intera comunità civile. L’impegno socio-politico – sottolinea -  non è un ambito riservato a pochi. Il credente, come ogni persona di buona volontà e con intenzione retta hanno a cuore la società intesa come ‘casa comune’ nella quale dovrebbe prevalere il bene comune più che il conflitto tra le parti sociali”.

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