Dalle diocesi, la Chiesa in Italia colpita dalla pandemia non ferma la pastorale

Vescovi malati o solo positivi, sacerdoti anziani morti, ma la Chiesa cattolica affronta la pandemia con la forza della fede

Il documento per la pastorale in tempo di pandemia
Foto: CEI
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La pandemia da coronavirus continua a condizionare il nostro modo di vivere e anche la nostra partecipazione alle attività pastorali promosse nelle diocesi e nelle parrocchie. La Conferenza Episcopale Italiana ha chiarito, dopo il nuovo Dpcm del 3 novembre, che le celebrazioni eucaristiche proseguono come da protocollo, mentre si raccomanda prudenza per le catechesi, con provvedimenti diversi a seconda delle aree geografiche.

La situazione è in evoluzione visto anche i dati che arrivano sui contagi che ierie erano quasi 38 mila. 

Le diocesi cercano di essere accanto ai fedeli con iniziative di sostegno come già avvenuto nella prima fase della pandemia nella primavera scorsa.

A Venezia, il prossimo 21 novembre, la festa della Madonna della Salute che l’amministrazione cittadina ha voluto confermare. È evidente – spiega la diocesi - che l’attuale situazione epidemiologica “impone significativi adattamenti” circa le modalità di svolgimento del pellegrinaggio previsto al fine di “adeguarsi alla delicata e mutevole emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19. Il Patriarcato di Venezia conferma il “desiderio, manifestato da molti fedeli, di voler rinnovare in modo quest’anno lo storico voto della Serenissima e garantire, in tutta sicurezza, la possibilità ai fedeli di accedere alla Basilica della Salute”. Nel giorno della festa la Basilica sarà aperta dalle ore 6.00 alle ore 21.30.

Rinviata nella diocesi di Bolzano-Bressanone la ripresa della visita pastorale del vescovo Ivo Muser. Una visita che era stata interrotta già lo scorso mese di marzo a causa del diffondersi del coronavirus. “Ma il persistere dei contagi e le nuove limitazioni anti-Covid hanno fatto nuovamente rinviare la visita”, informa la diocesi.

A Civitavecchia-Tarquinia è partita la Scuola della Parola promossa dalla pastorale giovanile. Un percorso itinerante con il nuovo vescovo Gianrico Ruzza. “Si tratta di un cammino di ricerca e crescita, afferrati e toccati dal ‘Lui’ che parla”, dice don Stefano Carlucci, responsabile dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile. La settimana scorsa è stata la volta di Tarquinia mentre il 20 novembre l’incontro è previsto nella parrocchia di San Liborio a Civitavecchia. Il percorso si concluderà il 7 maggio.

E sul Covid e sull’impegno della Chiesa si sofferma il mensile della diocesi di Andria “Insieme” che ha come titolo “Far crescere la speranza”. L’immagine di copertina riporta un bambino mentre innaffia un arcobaleno che emerge dal grigiore dei muri. In questo tempo così preoccupante per l’andamento epidemiologico, il periodico diocesano intende spiega Don Gianni Massaro, Vicario Generale della Diocesi di Andria e coordinatore del Mensile Insieme - offrire un messaggio di speranza raccontando l’impegno dei sacerdoti che, nelle parrocchie, continuano a prendersi cura di tutti, soprattutto di chi è più fragile, alimentando la fiamma della fede e il calore della fraternità. Nell’editoriale, il vescovo Luigi Mansi ricorda “la chiamata universale alla santità” che consiste nell’impegno quotidiano di vivere la nostra condizione di figli senza buttare nulla di ciò che ci capita nella vita. I santi sono i testimoni più autorevoli della speranza cristiana perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le Beatitudini evangeliche che sono la via della santità”.

Positivo al Covid e attualmente ricoverato è il presidente della Cei, il card. Gualtieri Bassetti in condizioni cliniche gravi ma stazionarie.

Nei giorni scorsi è ritornato a casa, dopo il ricovero, l’Ordinario Militare per l’Italia, Santo Marcianò, che rimane in isolamento.

Positivo anche il vescovo di Alessandria, Guido Gallese che ha sospeso tutti gli impegni comprese due ordinazioni sacerdotali previste per il 31 ottobre scorso e per oggi. 

Positivo asintomatico anche l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo che si trova in quarantena presso la sua residenza spoletina.

Positivo, nei giorni scorsi, è risultato anche il vescovo ausiliare di  Perugia-Città della Pieve, Marco Salvi. In quarantena sono anche i frati cappuccini di San Giovanni Rotondo dopo un caso accertato di positività al coronavirus, con “blanda sintomatologia”. D’intesa con il ministro provinciale, fr. Maurizio Placentino, e con l’arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, Franco Moscone, i religiosi hanno deciso di mettersi in quarantena fiduciaria per 14 giorni. Inoltre, è stato stabilito di ridurre solo a due il numero delle Messe aperte ai fedeli (alle 11,30 e alle 18,00), che saranno celebrate da frati provenienti da altre fraternità o da altri sacerdoti, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza stabiliti dalle norme vigenti. Per ragioni prudenziali – fa sapere una nota - resteranno chiuse, fino a nuova disposizione, la chiesa di San Pio da Pietrelcina e la cripta del santuario di Santa Maria delle Grazie, che custodisce “l’insigne reliquia del corpo del Santo, e i relativi percorsi per i pellegrini”.

Tanta sofferenza e tanto bisogno di vicinanza, in questo tempo che viviamo e la diocesi di Padova dove il vescovo Claudio Cipolla ha incaricato un prete “per una missione particolare: stare 24 ore su 24 presso l’ospedale di Schiavonia a disposizione degli ammalati di Covid, dei loro famigliari, degli operatori sanitari: un modo – ha detto il presule - per annunciare il Vangelo della vita, un segno per invitare tutti a servire la vita e a testimoniare che Dio ama la vita, questa nostra vita umana anche nei suoi momenti più estremi”. Il sacerdote è don Marco Galante che vivrà, quindi, nell’ospedale per essere “presenza di Chiesa prossima e vicina alla sofferenza, un modo per offrire conforto e alleviare la solitudine dei malati impossibilitati in questo periodo a ricevere visite, ma anche per dare sostegno umano e spirituale al personale ospedaliero e medico”.

Nella diocesi di Ragusa otto sacerdoti sono positivi al Covid-19 e altri quattro, che presentano qualche sintomo, si trovano in isolamento fiduciario in attesa dei risultati dei tamponi. In via precauzionale, per consentire la sanificazione dei locali parrocchiali, quattro chiese sono state per il momento chiuse. Si tratta di San Pio X e Nunziata di Ragusa, Sacro Cuore e Santa Marie delle Grazie di Comiso.

Il vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, che sta seguendo con comprensibile preoccupazione l’evolversi della situazione, ha scritto una lettera a tutti i sacerdoti, manifestando «vicinanza in questo momento così difficile e impegnativo» e raccomandando di ricordare nella preghiera “tutti i confratelli che si trovano in una condizione di positività al Covid-19” e, soprattutto, “coloro che attualmente sono ricoverati in terapia intensiva”.

Intanto si allunga la lista dei sacerdoti scomparsi a causa del virus. 

A Firenze la morte di mons. Corso Guicciardini, 96 anni, erede spirituale di don Giulio Facibeni per essere stato scelto dallo stesso per proseguire nella guida dell’Opera Madonnina del Grappa. Oggi i funerali, assente la salma, di mons. Francesco Alfieri presso la Basilica dell’Incaldana in Mondragone, nella diocesi di Sessa Aurunca. A presiederli il vescovo Orazio Piazza in modalità contingentata. “Al fine di evitare assembramenti e nel rispetto del confinamento, ogni sacerdote applicherà l’intenzione di suffragio con la propria Comunità nella Santa Messa vespertina parrocchiale di sabato sera”. Nei giorni scorsi sono scomparsi don Aldemiro Giuliani, 86 anni, che ha diviso, come riferisce Avvenire,  il suo ministero tra le diocesi di Fano e di Senigallia; ad Arezzo è morto don Romano Bertocci, 92enne che seguì la vocazione francescana per poi entrare nel clero della diocesi pur restando legato all’essenzialità appresa alla Verna. E ancora don Giorgio Dell’Ospedale, 78 anni, parroco dei Santi Angeli Custodi a Riccione, diocesi di Rimini; don Vitalis Delago, 85enne sacerdote della diocesi di Bolzano-Bressanone. Della stessa diocesi don Carlo Nicoletti, 89 anni. E poi don Vincenzo Manzione, della diocesi di Teggiano-Policastro; don Giuseppe Pedrinelli, cappellano del Cimitero maggiore di Crema;  don Vincenzo Chiarle, della diocesi di Torino, morto a 82 anni e don Bruno Valente, 78 anni, della diocesi piemontese di Asti. Sono quindi, dall’inizio della pandemia, 135 i sacerdoti italiani scomparsi a causa del virus Covid 19.

 “I preti sono vicini alla loro gente, sempre”, ha detto l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, Francesco Alfano: “non sono eroi o superuomini. Continuano a fare i conti con i propri limiti, a volte anche con le paure. Ma l’amore è più grande e vince su ogni ostacolo. Le comunità sono molto grate a questi fratelli, chiamati ad essere padri nella fede, e li accompagnano con l’affetto, la stima, la gioia di seguire insieme il Signore”.

E domani celebrazione per tutte gli anziani vittime del Covid, a Bologna presieduta dall’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi. La celebrazione è stata proposta anche raccogliendo le sollecitazioni delle Cra (Case residenza anziani) dell’area metropolitana di Bologna per ricordare le persone anziane morte per la pandemia nei centri residenziali, negli ospedali e in altre strutture di accoglienza. “In queste settimane la disperazione di molti  è stata quella di non avere potuto accompagnare i propri cari nel passaggio della frontiera della vita. Dovremmo – ha detto Zuppi - ricordarcela questa disperazione perché nessuno mai muoia da solo e tutti abbiano vicino qualcuno che sia, e non è un problema di sangue ma di amore, il suo prossimo. E l’amore del prossimo aiuta a sentire quello di Dio per la nostra vita”.

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