Dalle Diocesi: le celebrazioni dei vescovi nei cimiteri delle città

Cimitero teutonico in Vaticano
Foto: Daniel Ibanez, ACI Group
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In questa settimana molte le celebrazioni dei vescovi nei cimiteri delle città. Celebrazione della vita, non della morte con la sottolineatura, come ha fatto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, della dimensione ecclesiale e culturale della visita ai cimiteri. Il presule torinese, riferisce il quotidiano “Avvenire”, ha collocato la sua riflessione nel contesto di una scelta decisa dal Comune di Torino di proporre iniziative culturali nei cimiteri, con attori e musica, nei giorni tradizionalmente dedicati alla visita ai defunti. Iniziativa che ha suscitato molte discussioni. Il cimitero – ha detto mons. Nosiglia – “è la casa comune e ci troviamo insieme a tante persone e famiglie che nel pellegrinaggio a questo luogo e nella preghiera silenziosa presso le tombe dei loro cari si sentono uniti in una solidarietà che li accomuna e li rende tutti meno individualisti e più consoni della importanza dello stare insieme anche di fronte alla realtà della morte”.

Migranti. Ad Agrigento il card. Francesco Montenegro non ha dimenticato i tanti migranti morti in mare. “Quei morti - ha detto -  ci interessano, sono fratelli nostri che, seppure col colore della pelle diversa, appartengono alla famiglia umana molti alla nostra Famiglia cristiana. Sono morti che vanno pianti insieme ai nostri cari, che devono scuotere le nostre coscienze e farci riflettere che il paradiso resta lontano per noi se in questa terra non siamo in grado di annullare le differenze e le diversità. Il loro silenzio è grido che Dio ascolta, come ha ascoltato quello del suo popolo prigioniero del faraone”. A Gorizia lunedì l’arcivescovo mons. Carlo Radaelli ha visitato i luoghi dell’accoglienza in città. “La Chiesa diocesana non è assente e io stesso sono costantemente informato dai miei collaboratori con cui spesso ci confrontiamo sul come agire anche in riferimento alle esperienze e indicazioni della Caritas del Nord Est, della Caritas italiana e della Fondazione Migrantes. Ma mi sembrava importante conoscere di persona i vari luoghi e soprattutto incontrare le persone che lì sono accolte e chi vi opera, per avere un’idea ancora più precisa della situazione”, ha detto il presule in una intervista al settimanale diocesano “La Voce Isontina”. L’arcivescovo ha incontrato diversi immigrati che vivono all’aperto o in alcuni luoghi di accoglienza.

E, dopo le celebrazioni in diversi cimiteri il vescovo di Porto-Santa Rufina, mons. Gino Reali domani pregherà per le vittime della strada durante una celebrazione eucaristica nel santuario di Santa Maria, a Santa Maria di Galeria.

A Milano il neo arcivescovo, mons. Mario Delpini incoraggia i laici al diaconato permanente e con cinque nuovi diaconi che ordinerà oggi, durante il pontificale per la solennità di San Carlo Borromeo, co-patrono della diocesi, porta a 147 il numero di fedeli impegnati in questo ministero nella diocesi ambrosiana. In vista di queste ordinazioni, l’arcivescovo ha inviato una lettera alle parrocchie per sollecitare le vocazioni a questo impegno. “Invito le comunità a rivolgere un’attenzione specifica per comprendere i tratti caratteristici della figura del diacono, nella sua forma permanente, e per incoraggiare uomini che si ritengono adatti a farsi avanti per il servizio”, scrive mons. Delpini. Nel testo l’arcivescovo traccia anche l’identikit del diacono sottolineando che si tratta di “una persona che deve trovarsi a suo agio nell’offrire la sua testimonianza negli ambiti ordinari della vita quotidiana, cioè la sua famiglia e il suo ambito professionale, e insieme deve trovarsi a suo agio nel servire in modo qualificato la celebrazione liturgica; si tratta di una persona adulta che ha già definito il suo stato di vita, nel matrimonio o nella scelta di vita celibe, ma nel suo modo di essere sposato o celibe rivela i segni di una vocazione a uno specifico servizio ecclesiale inserendosi nel clero; si tratta di una persona che deve trovarsi nelle condizioni per praticare un percorso di preparazione e di formazione permanente che si distende in almeno cinque anni e che richiede un certo investimento di tempo, che sia compatibile con ritmi di vita familiare e professionale”.

Ieri a Messina celebrazione Eucaristica presieduta dall'arcivescovo mons. Giovanni Accolla, in Cattedrale, per l’aperura dell'Anno Pastorale diocesano. In questa occasione il presule ha offerto alcuni orientamenti pastorali che serviranno da bussola per il cammino che attendono la diocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela. Nella stessa celebrazione è stata avviata l'iniziativa della "Domenica della Parola", che si protrarrà fino a domani. Si tratta di una iniziativa che intende rilanciare non solo la conoscenza della Bibbia ma anche la gioia nel leggerla e riconoscerla come guida nel cammino della vita di ognuno. Da ieri quindi, fino alla mezzanotte, lettura continua di brani della Sacra Scrittura per poi riprendere questa mattina alle ore 8, e concludersi alle ore 18. Questi momenti sono curati in successione dalle Parrocchie, Comunità religiose, Gruppi, Associazioni laicali e famiglie. Dalle ore 20 di questa sera le comunità proporranno alcune iniziative di riflessione culturale in alcuni luoghi della diocesi, sia in Città che in tutto il territorio diocesano.

Ecumenismo. A Merano celebrazione ecumenica a conclusione dell’anno commemorativo “500 anni della Riforma protestante”. Durante l’anno sono state proposte diverse iniziative nella diocesi di Bolzano-Bressanone culminata questa settimana con la celebraizone nella Chiesa Evangelica di Merano. Già l’incipit dell’intervento del vescovo mons. Ivo Muser è stato significativo. Il presule, infatti, ha incominciato con le parole “Cari fratelli e sorelle” spiegando che per secoli si pensava di dovere conquistare e rafforzare la propria identità nel distaccarsi ancor di più dagli altri. “Una divisione della Chiesa rende sempre più poveri! Pertanto l’impegno per l’unità è un motivo di speranza che si possano superare certi impoverimenti – in modo comunitario”, ha affermato il presule: “possiamo essere cattolici ed evangelici ma non uno contro l’altro”. Con questa convinzione ha ricordato il nocciolo dell’essere cristiano: la fede comune in Gesù Cristo. “Quando Cristo diventa per noi cristiani misura di tutto, allora siamo già in cammino verso l’unità, diamo una testimonianza comune di fede, nonostante tutte le diversità”, ha affermato aggiungendo che “oggi Cristo affigge le sue tesi nel nostro cuore, per aprire i nostri occhi all’amore di Dio che vale per tutti gli esseri umani e che fa del bene a tutti, cosicché possiamo essere e diventare consapevolmente fratelli e sorelle, nonostante un differente cammino di fede”.

Giovani. A Palermo gli operatori pastorali preparano la “Settimana giovani” che si svolgerà dal 13 al 18 novembre. Il direttore dell'ufficio pastorale don Carmelo Torcivia ha ripercorso, durante un incontro, i vari momenti preparatori dell’evento che coinvolgerà tutta l'arcidiocesi di Palermo per un momento di verifica e programmazione. Nel corso dell'incontro i vari referenti hanno illustrato le iniziative previste durante la settimana che prevedono 17 workshop, 14 tende d'ascolto, Music contest, la lectio divina che proporrà l’arcivescovo mons. Corrado Lorefice e altri momenti di riflessione, formazione e celebrazioni liturgiche. Intanto in preparazione alla Settimana giovani è stato organizzato un Corso di formazione per le tende d’ascolto che si svolgerà oggi e domani nella parrocchia Maria SS. Mediatrice a Villatasca.

Ritornando ad Agrigento ieri sera “marcia silenziosa di indignazione e sensibilizzazione per il colle di Agrigento e il suo centro storico”, compresa la cattedrale di san Gerlando chiusa al pubblico, promossa dalla comunità ecclesiale di Agrigento facendo proprio l’appello dell’arcivescovo, il card. Francesco Montenegro.


 

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