Dalle diocesi. Le celebrazioni del Natale in Italia

In tutte le chiese si celebra la Solennità del Natale del Signore

Una celebrazione del Natale presieduta dal Cardinale Bassetti
Foto: Arcidiocesi di Perugia
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Ieri sera ed oggi in tutte le chiese, parrocchie, basiliche, cattedrali le celebrazioni per il Santo Natale. Un tempo, questo, durante il quale “ritornano” antiche tradizioni anche se con molte limitazioni a causa della pandemia che ancora sta colpendo quasi tutto il Pianeta. I vescovi italiani non hanno voluto far mancare la loro vicinanza ai fedeli per ricordare che “accogliere” il bambino che nasce in una mangiatoia vuol dire cambiare completamente vita. La Chiesa italiana, oggi, “sta percorrendo la strada della sinodalità in un momento storico che è avvolto dalle tenebre della pandemia. Eppure all’orizzonte c’è la grande luce del Natale, che riscalda, ispira e rischiara il percorso. Un Bambino che si dona e che, con il suo atto d’amore, diventa criterio con cui rileggere gli avvenimenti. Non è un caso, dunque, che il tempo di Natale sia anche occasione per fare il bilancio dell’anno e per considerare i rapporti con i propri familiari, con gli amici, i colleghi e con quanti abitano le nostre giornate”, ha scritto il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, sottolineando che ancora una volta, purtroppo, siamo in “grande apprensione per la nuova ondata pandemica. Il Censis, nel suo ultimo rapporto, parla di ‘un’Italia irrazionale’: per alcuni milioni di italiani, che pretendono ‘di decifrare il senso occulto della realtà’, il Covid addirittura non esiste e il vaccino è inutile. In nome di un diritto soggettivo di scegliere per la propria vita in totale autonomia, molte persone finiscono per dimenticarsi dei fragili, degli anziani e dei poveri, rompendo, in questo modo, i legami alla base della solidarietà umana. Mai come oggi è dunque necessaria l’umiltà: nel giudizio, nei rapporti interpersonali, nell’amore verso il prossimo”.

Scrive ai bambini e ai ragazzi l’arcivescovo di Genova, Marco Tasca: “Quanti segni nella nostra vita”.  “È bello a fine giornata – spiega - cercare di pensare a quello che ci è successo e trovare tanti segni dell’amore di Dio”. “Ma il segno più grande è Gesù, il figlio di Dio. Gesù è un segno anche per noi e le nostre famiglie”. “Il segno di Betlemme è quindi che Gesù è il regalo più bello che abbiamo ricevuto” perché “Lui ci viene sempre incontro per darci la sua Vita e per toglierci quella fame profonda di pace e gioia che è in ogni essere umano”.

“Dio ci ama gratuitamente, per noi si è fatto vulnerabile, fragile, povero e indifeso come un bambino”, evidenzia il vescovo di Casale Monferrato, Gianni Sacchi, in un messaggio pubblicato sui giornali diocesani “La Vita casalese” e “La Grande famiglia”. Una festa quella di Natale che “rischia di essere vissuta solo nel suo aspetto esteriore o con sentimenti di buonismo a buon mercato, che poco incidono nella nostra vita di fede”. L’invito del presule è quello di “accostarci al presepio” e “lasciarlo parlare nel silenzio e nella preghiera”: “andiamo nelle nostre chiese con tutte le nostre povertà e fragilità; andiamo con tutte le difficoltà che la vita ci riserva, sicuri che l’annuncio della buona novella è per i poveri e i disprezzati, come lo furono i pastori, che per primi andarono ad adorare Dio nella carne di un bambino e il loro cuore fu pieno di gioia e consolazione”.

“Festeggiare con le luci ha poco valore se non si accoglie la Luce”, scrive l’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, Domenico Caliandro, evidenziando che oggi siamo “circondati da tante luci sfolgoranti, che chiedono attenzioni, con l’illusione che più si è luccicanti, più si è felici: sono i bagliori del denaro e del successo, della gloria umana che illude gli uomini, facendoli sentire divi”. “La differenza tra Cristo, Luce del mondo, e le luci effimere create dagli uomini sta proprio in questo: Dio vuole che l’uomo non sia solo, ma crei unità, non quella fondata sul piacere o sul divertimento, ma quella costruita sulla carità”, scrive il presule. Con l’invito a vivere questi giorni “insieme”: “il Natale è l’occasione per recuperare i buoni rapporti familiari che possono essere stati perduti; è il momento per aprire il cuore alla fede, che può essersi indebolita; è il tempo per avere uno slancio nella carità, aprendo le porte a chi è solo”.  “Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi per rendere la nostra terra abitabile e abitata nel modo giusto, cioè secondo il desiderio di Dio. È venuto a rendere la convivenza umana e le relazioni che la compongono sempre più autenticamente filiali, nei confronti di un Creatore che è padre fedele e affidabile, e insieme sempre più fraterne, nei confronti di ogni altro uomo e donna che abitano la nostra terra”, scrive Corrado Pizziolo, vescovo di  Vittorio Veneto che ha voluto dedicare il messaggio ai temi ambientali. “In questi ultimi anni – ha scritto - sta maturando una forte sensibilità ambientale, che ci viene ricordata anche da Papa Francesco nella Laudato si’”, ma proprio in questa enciclica, il Papa “ci ricorda che tale sensibilità rimane incompleta e sterile, se non viene accompagnata da quella fraternità e da quella capacità di farsi prossimo ad ogni uomo che Gesù ha vissuto e insegnato, a cominciare dalla sua nascita a Betlemme”. 

“Gesù vuole nascere in ognuno di noi e in ogni luogo dove operiamo. Sarà Natale se invece di lasciarci illuminare dalle luci artificiali ci immergeremo nella luce divina che vuole abitare con noi, in noi, per noi: pane di vita eterna!”, scrive l’arcivescovo di Matera-Irsina, nella lettera natalizia alla diocesi mentre l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Francescantonio Nolè, in un articolo per il settimanale diocesano “Parola di Vita”: “accompagnato dalla preghiera di Pastore questo augurio si vuole fare voce, si vuole fare dono, per quanti desiderano un po’ di luce e un po’ di gioia, per quanti sono nella paura e nella notte. Come gli angeli a Betlemme, voglio ancora far riecheggiare – scrive l’arcivescovo - l’annuncio che il Signore viene ‘ad abitare in mezzo a noi’, nella storia di tutti i giorni. Il Natale ci ricorda che il Signore entra e si incarna nelle nostre storie e nei nostri ambienti di vita, anche e soprattutto là dove c’è tristezza e sofferenza”. C’è tristezza e sofferenza nelle carceri e negli ospedali, luoghi scelti in questi giorni da tanti vescovi italiani per trascorrere il loro Natale. 

Il vescovo di Sassari, Gian Franco Saba, in questa settimana,  nella Casa circondariale di Bancali ha consegnato dei doni natalizi ai detenuti mentre oggi sarà nuovamente nella Casa circondariale per una celebrazione eucaristica e per portare il proprio saluto ai detenuti presenti prima di celebrare il solenne pontificale nella cattedrale di San Nicola. 

Un Natale di solidarietà anche per l’arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia. Il presule ha visitato l’Ospedale Pausilipon soffermandosi a parlare con ciascuno dei piccoli pazienti e i rispettivi familiari; l’Ospedale Santobono e Monaldi e al Polo Sollievo per la Vita. Nei prossimi giorni sarà all’Istituto Tumori Fondazione Pascale, alla “Casa di Matteo” che accoglie bimbi gravemente malati e/o disabili, nonché all’Ospedale Loreto Crispi, a “la Tenda” che offre accoglienza serale e notturna a persone senza dimora. E poi l’incontro con i detenuti del carcere di Secondigliano e del carcere di Poggioreale.

A Bologna anche l’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi, oggi visiterà la casa circondariale “Dozza” dove celebrerà una messa prima di prendere parte al pranzo per i poveri organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio di Bologna. Scelta quella con i poveri anche per l’amministratore della diocesi di Terni-Narni-Amelia, il vescovo Giuseppe Piemontese e del card. Bassetti a Perugia alla nuova mensa della Caritas.

 

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