Dalle diocesi: le Chiese locali e la protezione dei minori

Le diocesi e la protezione dei minori
Foto: Diocesi di Bolzano Bressanone
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Il cammino della Chiesa italiana sul tema della protezione dei minori va avanti. La settimana scorsa abbiano scritto che i vescovi hanno voluto fortemente il Servizio nazionale per la tutela dei minori affidato all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni insieme ad un Consiglio nazionale.

Servizi stanno nascendo in diverse regioni ecclesiastiche italiane come abbiamo scritto. Bisogna registrare, come ha fatto Paolo Tomassone nell’ultimo numero della rivista “Il Regno”, alcune diocesi che si erano mosse già da alcuni anni come Bolzano-Bressanone, prima diocesi a muoversi sin dal 2010 quando ha istituito  uno sportello ed ha designato un incaricato per raccogliere le testimonianze e le denunce da parte delle vittime di abusi e violenze. Inoltre il vescovo Ivo Muser ha firmato le direttive rielaborate per la tutela dei minori da abuso sessuale e da altre forme di violenza. “La tutela dei minori è una priorità, la questione della prevenzione deve diventare un punto fermo all’ordine del giorno di ogni organizzazione e istituzione ecclesiale nonchè un elemento centrale di ogni attività pastorale“, sottolinea il presule.

Anche Bergamo ha un Servizio Diocesano Tutela Minori, Ufficio di curia con una sua autonomia che si interfaccia con gli altri uffici di curia e direttamente con le singole realtà ecclesiali. Si tratta – si legge sul sito della diocesi – di una struttura stabile per la prevenzione di abusi a tutela dell’infanzia; ha lo scopo di “rendere effettiva ed operativa una generale ed ordinaria prevenzione, affiancando al lavoro di formazione e prevenzione quello di osservatorio e studio degli aspetti attinenti alla tutela e sicurezza del minore relativi ai vari settori della pastorale; tiene monitorata e studiata la giurisprudenza sia penale che civile in materia di abuso minorile; svolge attività di consulenza in singoli casi sottoposti alla sua attenzione sia dall’Ordinario che da parroci o referenti di attività pastorali; si occupa infine della recezione e trattazione di eventuali segnalazioni”.

La stessa diocesi  ha quindi, redatto un Vademecum “Buone prassi di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia” con una serie di indicazioni su come “vivere” la parrocchia.

A Milano la diocesi ha avviato dal mese di settembre scorso una “Commissione diocesana per la tutela dei minori” che ha tra i componenti donne e uomini con competenze teologiche, psicologiche, pedagogiche, giuridiche e pastorali. Compito principale è di suggerire o introdurre quanto è necessario od opportuno – mediante iniziative formative e di sensibilizzazione, protocolli di comportamento e tutto quanto risulterà utile ai fini preventivi – per “una più efficace – scrive il vicario generale, il vescovo Franco Agnesi - prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione, e che possono essere compiuti da adulti – ministri ordinati, consacrati, consacrate, laici e laiche – che svolgono compiti educativi nelle realtà diocesane: parrocchie, oratori, associazioni cattoliche e scuole cattoliche o di ispirazione cristiana”.

A Trento, nei mesi scorsi, una serata con larga partecipazione di persone, provenienti da tutta la diocesi per iniziare un percorso sul tema “L‘impegno della Chiesa per la prevenzione e tutela dei minori”. L’incontro, promosso dal Servizio per la Pastorale giovanile e dal Servizio per la catechesi, è stato introdotto dalle parole di don Marco Saiani, Vicario generale e Presidente dell’Associazione “NOI Oratori Trento”, che ha ricordato come in ogni attività educativa in parrocchia “al di sopra del fare e dell’organizzare dovrà essere sempre salvaguardata la relazione, la condivisione dei programmi, la comunione d’intenti, considerando i ragazzi mai come “utenti” ma sempre come figli di Dio, protagonisti della loro crescita”. Nella stessa diocesi è in cantiere un Servizio per la tutele per i minori.

Strumento operativo a livello regionale anche per le diocesi dell’ Emilia Romagna. “L’impegno a combattere gli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, sia di potere che sulla coscienza che sessuali, da parte di chierici o di laici nella Chiesa, nella società e nelle famiglie, ci deve vedere uniti”, scrivono i vescovi della regione condividendo la preoccupazione e il dolore espresso da papa Francesco con la “Lettera al Popolo di Dio”. “Egli – scrivono i presuli annunciando di aver predisposto un percorso di formazione che permetterà di avere in ogni diocesi alcune persone (quasi tutti laici e laiche) che potranno essere referenti e promotori dei cammini diocesani di formazione e prevenzione per la tutela dei minori – ci chiede di soffrire insieme a tutto il corpo per aiutarlo”. L’auspicio dei vescovi è che gli abusi vengano denunciati e non più nascosti. e per una prevenzione ampia ed efficace”. “Nessuno – scrivono i membri della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna – deve essere coperto o giustificato, qualsiasi ruolo svolga. Il bene dei minori e dei più deboli deve stare sopra a tutto. Molto dipenderà dai genitori, dagli educatori, dagli insegnanti, dai sacerdoti, dai catechisti: la cura, la protezione, la vigilanza, la formazione propria e dei ragazzi o degli adolescenti, deve creare ambienti e atteggiamenti di vera tutela e deve portare i minori a imparare a difendersi, a reagire, trovando adulti accoglienti e pronti ad ascoltarli e a intervenire”.

In Sicilia, a Noto, l’iniziativa del vescovo, Antonio Staglianò, ha portato alla costituzione di un apposito ufficio per le fragilità affidato a don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione Meter Onlus, impegnata da 10 anni nell’offerta di corsi di formazione per una nuova pastorale contro gli abusi. Il sacerdote ha guidayo anche, in diverse diovesi italiane, corsi per fornire a  sacerdoti, catestisti, Laici, “contenuti teorici e pratici, ausili per il riconoscimento rapido dei segnali di disagio del bambino, indicatori di abuso, che necessitano dell’intervento di operatori qualificati”. In Sardegna, riferisce la rivista “Il Regno”, una struttira di accoglienza per minori vittime di molestie nella diocesi di Tempio Ampurias e uno spoirtello di ascolto a Cagliari attivo dal 2015.

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