Dare la vita per gli altri: l'esempio dei martiri pallottini

Josef Jankowski
Foto: www.pallottiner.org
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La storia è spesso - e purtroppo - una pagina di sangue. Ciò è evidente leggendo la vita di Cristo ed il suo doloroso ma vittorioso epilogo. Senza quel sacrificio di redenzione, oggi il mondo non sarebbe stato salvato ed il Bene ed il Bello non sarebbero mai entrati nelle pieghe dell'esistenza di tanti uomini e donne. Il Signore non ha solo accettato quel disegno ma compreso, lo ha uniformato alla volontà del Padre. Ha sentito il dolore del mondo in quella notte di angustia e tristezza. Ha sofferto come un uomo, la terribile prova: il dolore dei carnefici, l'abbandono degli amici, la solitudine più desolante. Ha tremato tanto che l'evangelista ci ricorda che ha cominciato a sentire paura ed angoscia. Ma tanto era l'amore per l'umanità che sacrificò per questo la sua stessa esistenza. Amore più grande al mondo non esiste.

Quella che stiamo per raccontare è sorta nelle tristi pieghe del secondo conflitto mondiale (1939-1945) e si riannoda alla sofferenza di quella triste notte in cui il Cristo si offriva per l'umanità nella Polonia occupata.

Questa terra che ha mantenuto viva la fede sia durante l'occupazione nazista che nella dittatura comunista è stata ed è una lampada che brilla sopra un moggio per la sua fede cattolica.
In questo periodo storico, due sacerdoti pallottini don Josef Stanek (1916- 1944) e don Josef Jankowski (1910-1941) hanno dato la loro esistenza per il Cristo.

Questi due testimoni, durante il secondo conflitto mondiale, nella loro terra continuarono il loro lavoro di apostolato soccorrendo i poveri ed i derelitti e chiunque bussava alla loro porta. Erano pallottini, membri della famiglia religiosa di San Vincenzo Pallotti (1795-1850) e da questo avevano appreso l'insegnamento e l'esempio di dare la vita per gli altri.

Non si risparmiarono in nessuna cosa, erano coscienti della propria sorte. Ma nulla li fermò. Come l'apostolo delle genti San Paolo, tutto sopportarono per amore di Cristo.

Don Stanek fu preso, picchiato e morì per impiccagione. Si racconta che prima di morire, benedisse quanti erano presenti, cosciente che quell'atto era il suo dovere. Lo imparò dal Signore che sulla croce chiese al Padre l'estremo atto di amore per il popolo che lo stava crocifiggendo.

Don Jankowski fu arrestato e prese su di se le accuse pur di salvare la vita dei suoi compagni: morì ad Auschwitz, logorato dalla fame e dalle torture.

Il male, il dolore, la sofferenza sono pagine che toccano la vita dell'uomo di tutti i giorni e questo si interroga su tali domande. Spesso si danno spiegazioni umane fatte di sillogistici ragionamento.

Il Cristo, salendo sulla croce, ha unito il suo dolore al Padre e i martiri pallotini, in virtù del proprio sacerdozio, hanno fatto lo stesso. Non si sono chiesti, dietro il distinguo del sapere di conoscere la loro sorte: hanno agito, uniti a Cristo. Ed alle nostre domande, una risposta c'è: non c'è amore più grande di questo che dare la vita per i propri amici. E don Stanek e don Jankowski sono davvero nostri amici, i più cari al nostro esistere. Sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 a Varsavia.

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