Ddl Zan, Cardinale Parolin: “Nessuna ingerenza. La nota era un documento interno”

Scende in campo il Segretario di Stato vaticano, che spiega il senso della nota verbale. E spiega: “Si tratta di un documento interno”

Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano
Foto: Vatican News / You Tube
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Non era destinata alla pubblicazione, la nota verbale con cui la Santa Sede aveva espresso le sue preoccupazioni riguardo il ddl Zan, la cosiddetta legge anti-omofobia in discussione in commissione al Senato. Lo spiega il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, in una intervista concessa ai canali ufficiali vaticani. In cui il Cardinale spiega che no, la nota non era destinata ad influire nel dibattito parlamentare, né aveva l’intenzione di interferire con l’iter parlamentare.

Ma il dato centrale dell’intervista riguarda proprio il fatto che si trattasse una nota non destinata alla pubblicazione, parte dei rapporti tra gli Stati. Il testo integrale della nota è stato poi diffuso, attraverso una foto Ansa ripubblicata da Avvenire, mostrando tra l’altro che la Santa Sede interviene con una sua preoccupazione sugli aspetti legali, non certo sull’iter parlamentare. Dettaglio che lascia il sospetto che la diffusione della nota sia arrivata proprio per rinsaldare una maggioranza attorno a un testo che in realtà è considerato controverso da molti, e che pure ora viene difeso in nome di una difesa dalle presunte ingerenze vaticane.

Dice il Cardinale Parolin a Vatican News: “Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all’ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato”.

Il cardinale precisa che “non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo”. E però la preoccupazione “riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere”.

Il Segretario di Stato vaticano nota che “il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago”, che “in assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo”, e che quindi è importante dare una definizione “perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare”.

Si è trattato, dice il Cardinale, di un intervento “sì’ preventivo, ma proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo”.

E no, non è stata una ingerenza, la Santa Sede riconosce che lo Stato italiano è laico e non confessionale – e su questo il Cardinale si dice in linea con il presidente del Consiglio Mario Draghi – ed è proprio per questo che “si è scelto lo strumento della Nota Verbale, che è il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali”. Infatti, il Cardinale Parolin nota anche che Draghi ha parlato di “ rispetto dei principi costituzionali e agli impegni internazionali”, e questo coinvolge anche il Concordato.

“È su questo sfondo – aggiunge - che con la Nota Verbale ci siamo limitati a richiamare il testo delle disposizioni principali dell’Accordo con lo Stato italiano, che potrebbero essere intaccate. Lo abbiamo fatto in un rapporto di leale collaborazione e oserei dire di amicizia che ha caratterizzato e caratterizza le nostre relazioni”.

Anche perché, sottolinea il Cardinale Parolin, “il tema concordatario non era stato considerato in modo esplicito nel dibattito sulla legge”, e andava fatto presente. E poi, “il tema della libertà di opinione non riguarda soltanto i cattolici, ma tutte le persone, toccando quello che il Concilio Vaticano II definisce come il ‘sacrario’ della coscienza”.

Ha parlato la Santa Sede e non la CEI perché – conclude il segretario di Stato vaticano – “la Conferenza episcopale italiana ha fatto tutto il possibile per far presenti le obiezioni al disegno di legge. Ci sono state due dichiarazioni in proposito e il quotidiano dei cattolici italiani, Avvenire, ha seguito con molta attenzione il dibattito. Anche la CEI, con la quale c’è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche. Così anche la Nota Verbale, si conclude con la richiesta di una diversa ‘modulazione’ del testo. Discutere è sempre lecito”.

Ti potrebbe interessare