Dio non "divorzia" dagli uomini, VI Domenica del tempo ordinario

Il volto di Cristo
Foto: Padre Rupnik, Centro Aletti
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Le parole di Gesù che abbiamo ascoltato ci descrivono il rapporto che esiste tra cristianesimo e giudaismo. Si tratta di un rapporto, noi diremmo oggi, di continuità e discontinuità. Gesù infatti non è un rivoluzionario che vuole cambiare tutto e ripartire da zero, come se il passato non esistesse, ma vuole portare a compimento, a perfezione ciò che già esiste. Per spiegare il suo modo di agire Gesù si serve di alcuni casi concreti che riguardano il comportamento sessuale, il matrimonio e il giuramento.

Dopo avere presentato ciò che dice la legge di Mosè in merito: Avete udito che vi fu detto, Gesù immediatamente precisa: “Ma io vi dico”. E propone ai suoi ascoltatori un serie di insegnamenti che sembrano impossibili da mettere in pratica, da vivere. Perché Gesù può permettersi di “correggere” Mosè? Perché Mosè parlava in nome di Dio, Gesù, invece, si attribuisce un’autorità divina e proprio per questo i suoi ascoltatori Erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi (Mc 1.22). Cristo, quindi, non è un moralista o il fondatore di una nuova etica, ma è Dio stesso il quale è venuto tra noi per offrire all’uomo l’integrità e la pienezza di vita che il peccato ha distrutto e che gli impedisce di vivere una piena comunione con Dio e con i fratelli.

L’amore di Dio per noi è pieno, totale, incondizionato, senza riserve. Anche noi risanati dal male ed innalzati alla vita divina abbiamo la possibilità di amare allo stesso modo di Dio. In altre parole, per Grazia diventiamo quello che non siamo, figli di Dio, e quindi capaci di vivere “divinamente”. Ciò che umanamente appare impossibile diventa possibile.

Alla luce di queste riflessioni, prendiamo, dunque, in esame alcune delle richieste di Cristo.

Il Signore ci dice che l’uomo vero, cioè l’uomo che vive la comunione con Lui, non si accontenta, nei suoi rapporti con gli altri, di non uccidere, ma combatte l’ira. Che cosa è l’ira? E’ quel sentimento che ci porta a nutrire risentimento, astio, rancore, odio verso il fratello. Gesù chiede al discepolo di comportarci come Dio si comporta con noi, il quale non si stanca mai di cercarci e di prendere l’iniziativa della riconciliazione.

La stessa cosa vale per il matrimonio. Affrontando la questione del divorzio, Gesù cita un testo tratto dall’Antico Testamento (Deut. 24.1), che offriva la possibilità del divorzio. Ma non si ferma lì. Egli va oltre. Riporta il matrimonio all’intenzione, al progetto originario di Dio e riafferma – al di là di ogni accomodamento umano fatto dagli uomini - che  la comunione di vita tra un uomo e una donna sancita dal patto coniugale è un bene inalienabile, di cui bisogna avere cura, che occorre custodire e conservare. 

Gesù, dunque, riafferma la indissolubilità del matrimonio, la quale, per chi ama, non è una catena che imprigiona, ma un modo di amare come ama Dio. Dio, infatti, “non divorzia” dagli uomini e, pertanto, anche il discepolo, aiutato dalla grazia del Signore, è chiamato ad assumere fino in fondo la responsabilità delle sue relazioni, accettando anche le delusioni, le infedeltà, i tempi lunghi dell’altro. L’indissolubilità del matrimonio vissuta con l’aiuto e la grazia del Signore è il dono più grande della libertà che ci fa comprendere che cosa è l’amore: dare la vita per l’altro, come ha fatto Gesù per noi.

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