Don Paolo Albera, il piccolo Don Bosco

Fu il secondo successore di San Giovanni Bosco alla guida dei Salesiani

Don Paolo Albera
Foto: Museo Casa Don Bosco
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Il 29 ottobre 1921 un piccolo sacerdote sta spirando nella casa salesiana di Valdocco. Il suo nome è don Paolo Albera.

Rettore maggiore, ispettore, direttore spirituale, scrittore queste sono state le non poche doti di questo sacerdote che dai contemporanei viene chiamato il “Piccolo don Bosco.

Di animo forte e di grande bontà, Paolo Albera era nato il 6 giugno 1845 a None, un paesino in provincia di Torino.

Ultimo di sette figli, il suo parroco lo presentò a don Bosco che, con gioia, lo accolse fra i suoi ragazzi. Secondo la storia don Bosco ne profetizzerà la successione alla guida della Congregazione. Ciò fu raccontato solo al momento in cui il presbitero nel 1910 successe al beato Michele Rua.

Completati gli studi filosofici e teologici, ottenendo anche un diploma per insegnare al ginnasio, il 19 settembre 1868 emette la professione religiosa nelle mani di San Giovanni Bosco e nello stesso anno è ordinato sacerdote.

I primi incarichi lo vedono al Marassi di Genova, nella casa di Sampierdarena ed a Mirabello. In questi luoghi incentiva le opere salesiane ingrandendo gli istituti affidati alle sue cure.

Nel 1881 vista la stima di cui gode da parte del Capitolo generale è nominato ispettore a Marsiglia. In questa comunità tutti ne lodano l'attività e l'apostolato.

Per la buona attività intrapresa nello stesso anno è chiamato a ricoprire la carica di direttore spirituale della Società Salesiana.

Il beato Michele Rua, apprezzandone le grandi doti di comunicatore e di cuore, lo invia visitatore nelle case salesiane. Nel delicato incarico don Albera si distingue per lo zelo l'ascolto. Sicilia, Francia, Stati Uniti, Marocco, Algeria, Messico e la Terra Santa sono solo alcune delle mete del sacerdote. Dove si reca ascolta i confratelli e propone soluzioni per risolvere i problemi che incontra. E' bravo e rapido e sa essere un padre per tutti.

Il 16 agosto 1910 viene eletto Rettore maggiore, realizzandosi le parole  del grande santo dei ragazzi: sarà il secondo successore di don Bosco guidando i Salesiani dal 1910 al 1921.

La linea pedagogica di don Albera è quella di don Bosco e dell'attuazione del sistema preventivo.

L'ascetica salesiana fatta di allegria, preghiera, studio e lavoro è la pratica di quel vangelo vissuto nelle case della Congregazione.

In questi anni don Albera si troverà a fronteggiare con i problemi della Prima guerra mondiale. La povertà ed i numerosi orfani saranno il suo obiettivo per risanare le ferite lasciate dal conflitto.

Nel proprio servizio accoglierà nelle case salesiane i ragazzi  rimasti privi di una famiglia, divenendo un vero padre per loro.

Religioso di intensa preghiera, visse i voti con semplicità e fedeltà, superando le moltissime difficoltà incontrate affidando tutto e sempre alla Provvidenza. Nella comunità di Sampierdarena riuscì ad ampliare la chiesa ed incentivare l'opera della tipografia, confidando nella bontà del Padre che non lascia soli i suoi figli:

la bontà fu lo stendardo della sua carità per i ragazzi più poveri ed abbandonati.

Scrittore fecondo di lui restano diverse opere biografiche tra cui una vita di don Bosco ed il famoso Manuale del direttore del 1896, più volte ristampato e ad uso dei confratelli impegnati nel delicato incarico.

Dopo una vita spesa bene e fecondissima lascia la terra per ritrovare don Bosco in cielo, fedelmente amato sulla terra.

Il corpo riposa a Valdocco accanto a quelli di San Giovanni Bosco e del beato Michele Rua.

 

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