E' morto l'arcivescovo Henryk Hoser inviato del Papa a Medjugorje

Colpito dal coronavirus, aveva la cura pastorale della parrocchia del santuario di Medjugorje

L'arcivescovo Hoser
Foto: Medugorje info
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‘Venite e vedrete’ e potrete rendere testimonianza” diceva spesso l’arcivescovo Hoser parlando di Medjugorje. 

L’arcivescovo Hoser soffriva di malaria e recentemente è stato contagiato dal coronavirus. Era in Polonia per la convalescenza e contava di tornare al santuario. Ma qualche giorno fa era stato nuovamente ricoverato d’urgenza e martedì scorso si è spento a Varsavia anche se la notizia è arrivata solo nella tarda serata di venerdì 13 agosto.  

Dal maggio del 2019, era anche caduto il divieto per sacerdoti e vescovi di organizzare i pellegrinaggi. “abbiamo avuto tanti cardinali, vescovi e arcivescovi ma la pandemia ha interrotto tutto”, spiegava Hoser che a maggio del 2018 era stato nominato da Papa Francesco Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis. Per Henryk Hoser si trattava solo di  un incarico pastorale, in continuità con la missione di Inviato Speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a Monsignor Hoser l’11 febbraio 2017.

Si tratta di una missione che ha la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje”.

“La missione del 2017 aveva lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro.

Nessun riferimento quindi delle apparizioni mariane, che sono una questione dottrinale di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Bisogna vivere l’atmosfera di Medugorje, quella preghiera e quella liturgia. Bisogna seguire di persona il cammino del rosario e la Via Crucis”. Ripeteva sempre che a Medugorje si va per pregare il Rosario e  celebrare l’eucaristia.

Solo un mese fa l’arcivescovo ricordava i 40 anni delle apparizioni (non ancora approvate dalla Santa Sede) con l’arrivo di molti pellegrini nonostante i limiti della pandemia. 

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