A Medjugorje si celebra Maria Regina della Pace

Le apparizioni, i pellegrinaggi e le decisioni dei Pontefici dal 1981 ad oggi

La chiesa di San Giacomo a Medjugorje
Foto: pd
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Tutto comincia il pomeriggio del 24 giugno del 1981, due ragazze sono a passeggio nelle colline di Podbrdo, una di loro esclama: Guarda la Gospa ( la Madonna). L’altra si stranisce un po’ perché pensa ad uno scherzo. 

Ma poi tornano indietro e stavolta c’è anche la sorella minore di una delle due e di nuovo quella visione. Arrivano anche due ragazzi amici e un’altra che si trova di passaggio. 

Sono in sei e vedono tra le nuvole una immagine, si spaventano e in ordine sparso tornano alle loro case. La notte li fa pensare e la mattina dopo pensano di tornare alla collina. “Quando ci siamo riuniti tutti la Madonna ci ha chiamati col gesto della mano”. Corrono i sei ragazzi e alla fine di fronte all’apparizione cadono in ginocchio e cominciano a pregare. 

Inizia così una storia lunga 40 anni nel luogo che tutti conosciamo oggi come Medjugorje, in Erzegovina.

Una storia  della quale non si può ancora scrivere la parola fine. E non solo perché le apparizioni sembrano non finire, ma anche perché non è ancora certo quali siano davvero quelle reali.

La Chiesa è sempre prudente in questi casi, e nello specifico lo è stata particolarmente anche per motivi politici. Nel 1981 l’ Unione Sovietica era ancora salda, da poco più di un mese c’era stato l’attentato a Giovanni Paolo II, e si parlava di certi dissapori tra i frati della zona e la diocesi. 

La Madonna chiede di pregare per la pace e nel febbraio successivo parla di un festa della Regina della pace: “Vorrei che fosse celebrata il 25 giugno. I fedeli sono venuti sulla collina proprio quel giorno”.

Solo nel 1987 Giovanni Paolo II riceve in udienza privata a Castelgandolfo Mirjana, gli altri lo incontrano alle udienze generali. 

Sei ragazzi, sei veggenti, una devozione che cresce, fino far diventare una chiesa che sembrava troppo grande per un paesino croato un vero santuario con pellegrinaggi sempre più numerosi e messaggi quotidiani. Ma la Chiesa procede con prudenza.

Di Ivanka Ivanković, Mirjana Dragićević, Vicka Ivanković, Ivan Dragićević, Jakov Čolo e Marija Pavlović si raccontano storia di vita diverse. Nessuno diventa religioso, qualcuno si perde un po’. 

Lo scorso anno Saverio Gaeta, giornalista e studioso del fenomeno Medjugorje fin dall’inizio ha pubblicato il dossier che la Commissione Vaticana voluta da Benedetto XVI nel 2010. La Commissione ha lavorato per anni a stretto contatto con la Congregazione per la Dottrina della fede. Ne parlò ufficialmente Papa Francesco il 6 giugno del 2015 di ritorno dal suo viaggio a Sarajevo. La “Commissione Ruini” come venne chiamata perché guidata appunto dal Cardinale Camillo Ruini, arrivò ad una conclusione interlocutoria. Ecco come la spiegò Papa Francesco: “Sul problema di Medjugorje Papa Benedetto XVI, a suo tempo, aveva fatto una commissione presieduta dal cardinale Camillo Ruini; c’erano anche altri Cardinali, teologi e specialisti lì. Hanno fatto lo studio e il cardinale Ruini è venuto da me e mi ha consegnato lo studio, dopo tanti anni – non so, 3-4 anni più o meno. Hanno fatto un bel lavoro, un bel lavoro. Il cardinale Müller [Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede] mi ha detto che avrebbe fatto una “feria quarta” [un'apposita riunione] in questi tempi; credo sia stata fatta l'ultimo mercoledì del mese. Ma non sono sicuro… Siamo lì lì per prendere delle decisioni. Poi si diranno. Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti ai vescovi, ma sulle linee che si prenderanno”.

Nel 2017 di ritorno da Fatima Papa Francesco parla ancora della questione Medjugorje: “Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del Magistero pubblico ordinario della Chiesa. Medjugorje: è stata fatta una commissione presieduta dal Cardinale Ruini. L’ha fatta Benedetto XVI. Io, alla fine del ’13 o all’inizio del ’14, ho ricevuto dal Cardinale Ruini il risultato. Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto-Ruini è molto, molto buono. Poi, c’erano alcuni dubbi nella Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione ha giudicato opportuno inviare a ognuno dei membri del congresso, di questa “feria quarta”, tutta la documentazione, anche le cose che sembravano contro il rapporto-Ruini. Io ho ricevuto la notificazione: ricordo che era un sabato sera, in tarda serata. Non mi è sembrato giusto: era come mettere all’asta – scusatemi la parola – il rapporto-Ruini, che era molto ben fatto. E domenica mattina il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha ricevuto una lettera da me, in cui gli chiedevo di dire che invece di inviare alla “feria quarta” inviassero a me, personalmente, le opinioni. Queste opinioni sono state studiate, e tutte sottolineano la densità del rapporto-Ruini. Sì, principalmente si devono distinguere tre cose. Sulle prime apparizioni, quando [i “veggenti”] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più “cattivo”: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale. Ma chi pensa che la Madonna dica: “Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente”; no. [Nel rapporto-Ruini si] distinguono le due apparizioni. E terzo, il nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini: il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare. Adesso, per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo Vescovo – bravo, bravo perché ha esperienza – per vedere la parte pastorale come va. E alla fine, si dirà qualche parola”.

Insomma sulle apparizioni rimane la prudenza, ma non si possono negare i frutti spirituali per milioni di fedeli che in quel santuario in Croazia e ai piedi quella collina rafforzano la loro fede. 

Lo stesso anno il Papa invia il vescovo e medico polacco Henryk Hoser, come inviato speciale della Santa Sede per Međugorje, con compiti prettamente pastorali, e nel 2018 lo invia ocme vistatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Međugorje. 

‘Venite e vedrete’ e potrete rendere testimonianza” dice spesso il vescovo Hoser. Dal maggio del 2019,  è caduto il divieto per sacerdoti e vescovi di organizzare i pellegrinaggi. “abbiamo avuto tanti cardinali, vescovi e arcivescovi ma la pandemia ha interrotto tutto”, spiega. Nonostante la pandemia anche quest’anno molti giovani si sono riuniti per il Festival sotto il motto “Venite e vedrete” (Gv.1,39) per l’occasione Papa Francesco  il 2 agosto del 2020 ha inviato un messaggio speciale. 

I pellegrini continuano ad arrivare, sulle apparizioni la Chiesa non ha preso posizione ancora, ma certo la vita pastorale andava guidata e così è stato, anche per mettere ordine tra i frati e la diocesi. 

Medjugorje è ormai un santuario mariano “ufficiale”, tanto che entra nella maratona di preghiera del mese di maggio per la fine della pandemia.

Per ripercorrere la storia è utilissimo il libro di Saverio Gaeta “Međugorje la vera storia” edizioni San Paolo insieme alla guida per il pellegrinaggio dello stesso autore. 

Ti potrebbe interessare