Ecco chi era Madre Teresa, Santa delle periferie

Non c’è molto sulla vita da bambina di Madre Teresa, a Skopje. Un libro ne ripercorre la storia, mettendo in luce come la santa fosse davvero imbevuta delle periferie da cui veniva

Il libro su Madre Teresa di Ines Murzaku (a destra nel montaggio)
Foto: Catholic World Report
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Dove c’era la casa di Madre Teresa, ora c’è una targa, e la chiesa dove è stata battezzata non esiste più. Ma a Skopje, capitale della Macedonia del Nord, hanno creato un centro dedicato a Madre Teresa, un Museo vicino all’area della chiesa buttata giù dal terremoto dal 1963, che Papa Francesco ha visitato nel 2019. Perché Madre Teresa di Calcutta veniva da Skopje. Era una albanese d Skopje. Ed è lì, in quelle periferie, che sono le sue radici.

Sono queste radici che Ines Murzaku, professore di storia della Chiesa e direttore del Programma di Studi Cattolici presso la Seton Hall University, ha ripercorso in un libro intitolato “Madre Teresa. Santa delle Periferie” (Paulist Press): Un libro atipico, perché è una biografia che guarda a questa caratteristica di Madre Teresa, rendendola speculare alla caratteristica di Papa Francesco: quello di essere un Papa delle periferie.

In pochi sanno che Madre Teresa si chiamava Agnes Gonxhe Bojaxu, e che Gonxhe è un nomignolo che sta per bocciolo di rosa. La madre si chiamava Drane, rosa, e dunque è facile pensare che Madre Teresa e la madre avessero un rapporto simbiotico, profondo.

Murzaku nel libro descrive la famiglia di Madre Teresa, spiega che si trattava di una famiglia povera, come poteva essere povera una famiglia cattolica in un territorio come la Macadonia del tempo, sovrastata per numero dagli Ortodossi Orientali e dai musulmani.

Madre Teresa era orgogliosamente albanese, e fortemente legata alla sua famiglia, tanto che l’educazione ricevuta marcherà profondamente la santa di Calcutta. Parte di questa educazione era quella di lasciare sempre la porta di casa aperta per aiutare quanti erano in difficoltà, che in quella casa trovavano rifugio e aiuto. Altra parte di questa educazione era quella della madre, donna di poche parole e di azioni forti, come quando, per ovviare alla morte improvvisa del marito in circostanze sospette, si mette a lavorare per mantenere la famiglia.

Da dove veniva lo zelo di Madre Teresa? Dalla fede e dall’operosità della sua famiglia, dall’influenza avuta su di lei dall’arcivescovo di Skopje Lazer Mjeda, ma anche dal fatto che Skopje fosse proprio al crocevia dei Balcani, luogo di incontro di lingue e culture diverse, parte dell’impero Ottomano al tempo della nascita di Madre Teresa, ma poi subito al centro di un contenzioso tra Stati che, dopo le guerre dei Balcani del 1912 – 1913, si ritrovò nel mezzo della divisione del territorio tra Bulgaria, Serbia e Grecia.

Agnes vive così in periferia, ed è lì, durante un pellegrinaggio a Letnica, che sente la vocazione missionaria; e lì che sviluppa questo amore per gli emarginati, lei, di etnia albanese e cattolica. Dalla periferia di Skopje alla periferia di Calcutta, Madre Teresa porta con sé l’eredità di un incrocio di culture che non poteva poi non applicare anche in India. Ma sono sempre rimaste in lei, profonde, quelle radici antiche, quel legame con la terra e con la sua famiglia, che le ha permesso di guardare il mondo con occhi diversi.

Per questo, il libro di Ines Murzaku restituisce una parte di storia che probabilmente non avevamo ancora conosciuto davvero, nonostante le innumerevoli biografie su Madre Teresa che ci sono state. A cinque anni dalla sua canonizzazione, questa è una lettura necessaria.

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