Ecco come funziona la diplomazia multilaterale della Santa Sede

Il cardinale Parolin
Foto: Acistampa
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

E’ il multilateralismo il cuore del libro che è stato presentato giovedì scorso all’ Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede che porta la firma dell’ arcivescovo Silvano Tomasi: La Santa Sede nella Famiglia delle nazioni.

“ Un servizio rivolto alla pace, ai diritti umani, allo sviluppo, alla mobilità umana, all’educazione, al commercio, alla proprietà intellettuale, alla comunicazione e alla cooperazione internazionale intesa nelle forme più ampie possibile” ha spiegato il cardinale Segretario di Stato che ha presentato il volume.

“La Santa Sede,- ha detto Parolin- con la sua diplomazia, utilizza le regole e la pratica che sono proprie del diritto internazionale e si pone come voce di mediazione e di proposta, e non solo di riferimento morale” e resta però “distinta da quella di altri Stati, poiché essa non ha particolari interessi commerciali, militari o politici da difendere o perseguire, ma serve l’interesse della persona, di ogni persona, ponendosi dunque al servizio del bene comune dell’intera famiglia umana”.

Tutela della persona quindi come unico fine, che “trova fondamento nella forza dell’amore che ispira anche l’azione diplomatica della Santa Sede”. E spesso “si dice che quella pontificia è una diplomazia di “soft power”, ovvero una diplomazia che dipende dalla capacità di conoscere e comprendere le situazioni e quindi persuadere”.

Gli interventi raccolti nel volume dell’arcivescovo che ha rappresentato la Santa Sede nei maggiori consessi internazionali dimostrano come questo insegnamento è chiamato “ad arricchirsi sempre di più partendo dalle nuove sfide”. Occorre dice Parolin “promuovere gli strumenti in grado di poter raggiungere un tale obiettivo” e “nel suo apporto al dibattito internazionale, la Santa Sede è ben cosciente dell’ambiente pluralistico e della diversità di visioni, ma sa bene che in ognuna, al di là delle differenze, sono presenti i semi della comune umanità”.

Il corpo diplomatico della Santa Sede è molto strutturato e funzionale, segue le sfide che cambiano con i tempi alla luce del magistero e “la diplomazia della Santa Sede offre la sua voce per cercare soluzioni e regolazioni in grado di evitare ogni possibile degenerazione nell’irrazionalità della forza delle armi”. È questo il senso di quell’essere veri “operatori di pace” e non “operatori di guerre” un ruolo di mediazione cruciale in molte occasioni.

Il segretario di stato  vaticano ha citato il Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Il contributo diplomatico della Santa Sede non si limita alla mera osservazione degli eventi in corso o all’annuncio di principi solenni. Intende piuttosto – e spesso riesce – ad influenzare il processo decisionale, proponendo sovente soluzioni alle situazioni politiche, economiche e sociali di impasse”.

E’ questo il senso stesso della diplomazia vaticana di cui Silvano Maria Tomasi è stato interprete. “Come credenti- ha concluso Parolin- non possiamo certo dubitare che il Padre nostro celeste ci farà mancare ciò di cui abbiamo bisogno, ma come donne e uomini che vivono ogni giorno il loro pellegrinaggio terreno abbiamo certamente la responsabilità di impegnarci nella costruzione della pace, dello sviluppo, del rispetto dei diritti umani. Aspirare a questi traguardi non basta, così come non è sufficiente l’intenzione di operare: occorrono comportamenti concreti e coerenti, azioni mirate e, soprattutto, la piena coscienza che ognuno, pur nei diversi compiti, incarichi e funzioni deve contrastare la “globalizzazione dell’indifferenza” e l’egoismo puramente utilitaristico, in modo da fare concretamente qualcosa di buono per gli altri anche attraverso le Istituzioni multilaterali”.

No quindi alla strategia dell’immobilismo e si alla  creazione di una famiglia umana: “L’opus magnum di Mons. Tomasi traccia un percorso per tradurre in pratica questo nostro impegno quotidiano”.

Il volume “The Vatican in the Family of Nations” è edito dalla Cambridge Univerity press.

Ti potrebbe interessare