Elisabetta Hesselblad, il primo miracolo da santa sarà l'unità dei cristiani?

Alice Bah Kuhnke, Ante Jackelen, Madre Tekla davanti alla tomba di Santa Maria Elisabetta Hessleblad
Foto: AA
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Si sa per diventare santi ci vogliono due miracoli. E quello che ha portato Maria Elisabetta Hesselblad ad essere la prima santa dopo la Riforma nella secolarizzata Svezia viene da lontano, da Cuba. Carlos Miguel un bambino malato di tumore al cervello guarito grazie alla preghiera delle suore brigidine della Casa di Santa Brigida a Cuba. Un luogo di silenzio e preghiera nella confusionaria isola caraibica che pure è stata visitata da tre Papi.

A guidare la delegazione dei cattolici svedesi in Piazza San Pietro il vescovo Anders Arborelius che guida la unica diocesi del paese

Eccellenza qual è il significato di questa canonizzazione per la Svezia?

“Mi ha colpito la parola del Vangelo ”Dio ha visitato il suo popolo”. Credo che questa canonizzazione ha avvicinato la realtà di Dio alle persone. Vediamo un grande interesse in Svezia. Ci si chiede cosa sia questo e cosa significhi. Direi che si è creata una grande apertura per Dio, per la Chiesa e per la fede”.

Cosa si aspetta dalla visita a Ottobre?

“Il compito del Papa è di rafforzare la nostra fede e di aiutarci a camminare sulla via della conversione e della santità, e penso che lui abbia una grande possibilità di arrivare alle persone, perché ormai hanno conosciuto la sua personalità. Nella nostra parte del mondo la gente accetta solo la testimonianza personale, non le dottrine, e così il Papa può con affidabilità e autorevolezza trasmettere la gioia e la misericordia del Vangelo. Penso che molti si riapriranno per Dio”.

State organizzando anche un incontro con gli immigrati?

“Quasi tutti i cattolici sono immigrati, per cui volente o nolente ne incontrerà molti. Ma è vero che si cerca di arrivare ai nuovi profughi. Il Papa ha chiesto all’Europa di accogliere i profughi e la Svezia l’ha fatto. Anche se dopo si è chiusa la porta, ci sono molti nuovi arrivati in Svezia”.

Il miracolo più grande che potrebbe fare Madre Elisabetta è quello di convertire i Popoli nordici e farli tornare, come diceva spesso la santa “alla fede dei nostri padri”. Un aspetto che sembrerebbe poco ecumenico?

“Con il concetto che abbiamo oggi di ecumenismo- ha detto ad Acistampa la arcivescova luterana di Svezia Ante Jackelen-  non è possibile definire Elisabeth Hesselblad un pioniere dell’ecumenismo. Ma bisogna inserirla nel contesto del suo tempo. Prima del Concilio Vaticano II l’ecumenismo veniva spesso definito così da parte cattolica, un ricondurre gli altri dentro la Chiesa cattolica. In questo senso lei non era diversa. Non sappiamo come avrebbe pensato oggi dopo il Concilio Vaticano II”.

Sarebbe stato meglio celebrare questa canonizzazione durante la visita del Papa in Svezia a ottobre?

“Normalmente non è un bene celebrare due eventi insieme perché rischiano di fare ombra uno all’altro. E quando il Papa verrà ad ottobre la celebrazione riguarda la memoria comune dei quasi 500 anni trascorsi dalla Riforma, e questo è già di per sé una grande cosa. Ora esiste questo documento, “Dal conflitto alla comunione”, che è il frutto di quasi 50 anni di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale. Perciò adesso abbiamo per la prima volta scritto una storia comune e abbiamo comuni impegni per il futuro. E’ un’agenda importante. Sento fortemente che questo fa parte di quello che il Papa vede come la sua vocazione proprio come Papa, e in questo mi sento molto vicino a lui. Penso che si possa sottolineare questo senza perciò nascondere ingiustizie nella storia e differenze che ancora ci sono. Abbiamo così tante cose in comune. Ci è stato affidato il Vangelo, questo è bellissimo, e lo possiamo offrire al mondo, e c’è bisogno di noi come ispirazione per la pace, la giustizia e la riconciliazione. Non possiamo venire meno a quella vocazione, e credo che in questo ci sia una speranza”.

Il viaggio di ottobre potrà essere anche una grande occasione per la Svezia secolarizzata e il dialogo tra le religioni come ha ricordato la Ministro per la Cultura svedese Alice Bah Kuhnke:

Il significato per la Svezia del viaggio del Papa a ottobre?

“Siamo tutti preparati perché sappiamo che il Papa verrà a Lund e sarà un grande evento per tutti i cattolici e in Danimarca e Germania e grande parte dell’Europa. Quando ho incontrato il Papa alcune ore fa gli ho dato il benvenuto a Lund e in Svezia, e lui ha detto che non vede l’ora di venire”.

Qual è l’importanza della cultura cristiana in Svezia, Lei che è ministro della cultura?

“La cosa più importante in Svezia, perché siamo un paese molto secolarizzato, è che siamo molto bravi a essere tutti insieme, con tutte le diverse religioni. Sotto la mia responsabilità abbiamo il dialogo interreligioso, ho continuamente incontri con tutti i capi religiosi di tutte le religioni per parlare di come possiamo costruire la Svezia come un paese forte, dove abbiamo libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di credere e praticare ognuno la sua religione, o di non credere, anche quella è una libertà”.

Domenica mattina in Piazza San Pietro i cristiani della Svezia si sono presentati ancora separati. Da un parte il pellegrinaggio della diocesi di Stoccolma guidata dal vescovo Anders Arborelius che ha concelebrato con il Papa, e dall’altra la arcivescova di Uppsala Ante Jackelen con una folta delegazione della Chiesa Luterana di Svezia. Ma alla fine tutti erano insieme davanti alla tomba di Elisabetta nel chiostro della Casa di Santa Brigida a Piazza Farnese. La Abbadessa Generale dell’ Ordine del SS. Salvatore di Santa Brigida Madre Tekla Famiglietti è stata la più forte promotrice della causa di Madre Elisabetta con una fortissima passione ecumenica.

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