Eritrea, la Cina d´Africa che perseguita la fede

Don Mussie Zerai
Foto: ACS
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Lo chiamano “l´angelo dei migranti” poiché dal suo telefono cellulare riceve segnalazioni dell´arrivo di barconi provenienti dall´Africa, in difficoltà sul Canale di Sicilia. È così che è nato il network telefonico della agenzia “Habeshia”, da lui fondata. Si dice che il numero di cellulare del sacerdote cattolico eritreo don Mussie Zerai sia perfino scritto sui muri delle celle dei centri di detenzione libici: un passaparola di emergenza tra migranti, suoi connazionali. Di motivi per fuggire dall´Eritrea ce ne sono molti.

Don Zerai, come mai tanti giovani eritrei fuggono dal loro paese?

Le motivazioni sono prima di tutto l’assenza di libertà e di giustizia, tipiche di uno stato di diritto. In Eritrea non sai mai quali sono i tuoi diritti o quali sono i tuoi doveri. Per qualsiasi motivo vieni prelevato da casa, ti buttano in una cella e nessuno può chiedere niente di te. Anche il servizio di leva obbligatoria è diventato di fatto una schiavitù legalizzata di giovani Quindi questa situazione è diventata per molti insostenibile, e molti cercano la fuga, perché tu non puoi dire “no”. Se dici “no”, l’unica alternativa è il carcere, l’unico loro modo di opporsi a questo sistema è la fuga. Questo spiega il flusso infinito di migranti dall´Eritrea.

A questo si aggiunge l´ostilità dello Stato verso qualsiasi fede religiosa. Come vivono i cristiani in Eritrea?

La situazione, la natura stessa del regime che governa il paese è di stampo ateista, quindi non guarda con favore alle confessioni religiose. Per cui, se dipendesse dallo Stato, non dovrebbero proprio esistere. Però, siccome la fede è radicata in Eritrea da lungo tempo, i fedeli vengono nella sostanza tollerati dal regime. Si può dire che c’è una certa libertà di culto, ma certo non si può dire che ci sia piena libertà religiosa. Per cui, bisogna distinguere: il fatto che le persone possano andare in chiesa a pregare non vuol dire che ci sia piena libertà religiosa, perché queste persone non hanno la piena libertà di esprimersi, di agire nell’azione caritatevole e anche nella predicazione della giustizia, nel difendere la dignità e la libertà individuale delle persone.

In Eritrea i cristiani sono il 50% della popolazione, l’altro 50% è musulmano. Ci sono due milioni di eritrei ortodossi, circa 100.000 luterani e 167.000 cattolici. Dunque il governo ha le stesse riserve, lo stesso trattamento per tutte le confessioni religiose, o ce ne sono alcune che soffrono di più?

Ce ne sono alcune che soffrono di più rispetto ad altre, però non ce n’è nessuna che non sia toccata, o che sia stata del tutto risparmiata. Ci sono ancora più gruppi minoritari, come nel caso dei gruppi pentecostali, battisti, questi sono stati letteralmente perseguitati, con arresti, torture e così via, e ce ne sono altri, che hanno subito la mano pesante del regime, come nel caso della Chiesa Ortodossa, con il patriarca che è ancora agli arresti domiciliari da 13 anni. Per gli altri ci sono degli ostacoli nel loro esercizio, soprattutto nella sfera dell’assistenza sociale, caritatevole e così via, perché il regime aveva emanato già nel 1995 una legge che gli consentiva di avocare a sé tutte le attività sociali: educazione, sanità, aiuto ai bisognosi. Questo ha significato, per la Chiesa, la predicazione senza azione. Come dice anche San Giacomo nella sua lettera: la fede senza l’azione vera, senza l’opera, è nulla. È stato come tagliare un braccio alla Chiesa, togliendole tutta l’attività caritatevole, la promozione umana e la difesa della dignità della persona, la cura del malato, l´educazione, la cura degli orfani. Ecco, in questo senso, ci sono delle limitazioni e degli ostacoli. La Chiesa però non ha mai accettato questa legge, per cui ha continuato a fare il suo lavoro.

Di recente è poi arrivata la notizia della nazionalizzazione degli ospedali della Chiesa. Ufficialmente dunque come sono i rapporti tra Chiesa cattolica e Governo?

I rapporti tra Chiesa Cattolica e Governo sono un po’ tesi, perché la Chiesa Cattolica è indipendente e ha relazioni internazionali, e ha anche un clero educato, che fa domande, e vescovi che scrivono. Il Governo quindi non ci ama. Tante volte ci vede come una minaccia, perché è un governo ossessionato dal voler controllare tutto e tutti. La Chiesa ortodossa, per esempio, è nelle mani del governo, vive grazie a fondi governativi. I vescovi hanno un salario mensile, hanno una macchina del governo. Ma è meglio non averla e rimanere indipendenti. Quindi, come Chiesa indipendente, non siamo visti bene. Siamo anche considerati “agenti dell’occidente”, della CIA. Pensano che tutte le critiche che si scrivono in Europa e in America, i giornalisti e i governi le trovano da noi. Anche per questo non vogliono che noi incontriamo i governi, i diplomatici, perché da parte loro sono sicuri che le notizie negative sull´Eritrea vengano da noi, anche se non è vero. È un governo che non si fida nemmeno di sé stesso e quindi vuole controllare tutto e tutti.

L’Eritrea è entrata anche nell’occhio del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite con un rapporto del 2015 in cui sono state sottolineate numerose lesioni dei diritti umani da parte delle autorità statali. Di che tipo di lesioni parliamo e perché vengono commesse?

La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha intervistato centinaia di migliaia di rifugiati in Europa e in Africa, dal momento che a questa Commissione non è mai stato permesso di entrare nel paese per investigare dall’interno, quindi i dati su cui si basa questo rapporto sono le testimonianze che sono state raccolte dai rifugiati eritrei. Molti hanno denunciato violenze subite nelle carceri, per motivi religiosi. Gruppi pentecostali e testimoni di Geova sono stati letteralmente perseguitati. Altri sono finiti in carcere per motivi politici, altri per cosiddetti reati di opinione. Molti, soprattutto giovani fuggiti dal servizio militare, sono finiti nei campi di addestramento. I giovani non ce la fanno più a dover portare avanti la loro vita con il servizio militare a tempo indeterminato, senza avere nessuna prospettiva per il loro futuro, senza potersi costruire una famiglia. Quindi molti hanno cercato di liberarsi da questo e sono stati puniti con arresti e torture.

Ci sono anche diverse migliaia di cristiani in carcere. Voi avete rapporti, in qualche modo, con loro? Sapere qual è la loro condizione?

Naturalmente non ci sono solo cristiani in carcere, ci sono anche altri. Le ragioni sono varie. Spesso sono desaparecidos, quindi rispetto a molti di questi detenuti nessuno sa né per quale motivo siano stati trattenuti, né in che condizioni si trovino. Molte volte le stesse famiglie non lo sanno, non possono visitarli. Ci sono alcuni casi di pentecostali finiti vittime di retate del governo. Vengono trovati in qualche casa privata a pregare in gruppo e vengono arrestati. Al di là di questo non c’è nessun vero e proprio processo, in cui ci si possa difendere dalle accuse. Quindi le vere ragioni per cui queste persone sono tenute prigioniere non si conoscono. Anche per questo la Commissione delle Nazioni unite ha accusato l´Eritrea di crimini contro l’umanità, perché se tu arresti una persona le devi dare anche il diritto di difendersi, invece in Eritrea questo diritto non c’è. In questo senso non si può avere nessun rapporto, perché se non sai dove sono detenuti, non puoi visitarli, non puoi prenderti cura di loro. Il Governo nel 2002 ha proibito alle piccole Chiese pentecostali, alle sette, che erano in Eritrea a quel tempo – ce n´erano tredici - di praticare. Quindi ogni volta che hanno trovato un gruppo di loro li hanno messi in stato di detenzione. E tante volte essere in carcere vuol essere torturati.

Del resto se questi detenuti venissero uccisi, nessuno lo saprebbe…

È così. E comunque li uccidono prima psicologicamente, è terribile. Si tratta di annullamento della persona, della sua personalità. Anche se è viva ed è in carcere, è praticamente un morto che cammina.

Dunque più o meno la situazione è come quella dei cristiani in Cina, dove il governo cerca di liberare la popolazione dalla religione e dalla fede ritenendole qualcosa di nocivo….

Esattamente: governo cinese ed eritreo sono della stessa scuola comunista. Sono della stessa scuola, perché per loro la religione è l’oppio del popolo. Quindi vogliono liberarlo da questa “ubriacatura”. La religione è qualcosa di superfluo, che non serve, da eliminare. Solo che da noi la fede ha millenni di storia. Il cristianesimo, ma anche l’islam che è arrivato qualche centinaio di anni dopo e ora è abbastanza radicato, non sono facili da estirpare in breve tempo, ma il sogno del governo sarebbe questo.

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