Esercizi spirituali: la tortura del fraintendimento di Gesù

Un momento degli esercizi spirituali di Quaresima, ad Ariccia, presso la Casa Divin Maestro
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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La morte di Gesù è “reale” non “apparente” e persino i discepoli “stentano a credere che Gesù sia tornato in vita”. Così padre Giulio Michelini - riporta Radio Vaticana - descrive la crocifissione di Gesù, nella settima mediazione degli esercizi spirituali della Curia. Oggi, dopo l’ultima meditazione, Papa Francesco tornerà in Vaticano, e riprenderà l’attività regolare.

Padre Michelini ricorda i “crudi” dettagli della morte di Gesù”, “il senso di abbandono di Gesù”, l’invocazione ad Elia sulla croce che “evidentemente è un fraintendimento” perché Gesù sta “chiamando il padre, ma il Padre tace”.

E il silenzio di Dio è “l’altro elemento imbarazzante del racconto della morte di Gesù”, che si “lamenta” non perché si sente “abbandonato da Dio”, ma perché “le sue forze fisiche vengono meno”. Il grido di Cristo, non riportato da Giovanni e da Luca, non compreso, è “l’ultima tortura” di Gesù, non compreso nemmeno all’ultimo momento.

Perché Gesù “spiega e rispiega” quando può, ma dalla Croce non può spiegare più nulla, anche se noi “sappiamo che la Croce spiega tutto”. E Gesù allora “può fare

solo una cosa: affidarsi allo Spirito che infatti donerà, perché sia lo Spirito a spiegare quello che non era riuscito a far comprendere. Oppure, dovrà attendere di risorgere e di stare con i suoi discepoli, di intrattenersi a tavola con loro per 40 giorni – dice l’inizio degli Atti degli Apostoli – per accompagnare per mano i discepoli, che non capiscono”.

Alla tortura del fraintendimento, si aggiunge la lancia del centurione. Padre Michelini ricorda che a Cafarnao un centurione parla a Gesù perché affranto dalla malattia di uno dei suoi famigliari, e Gesù lo guarisce. “Ora – dice padre Michelini - secondo alcuni importanti testimoni testuali di Matteo, viene ucciso proprio dal colpo di lancia di un soldato. Gesù porge ai soldati l’altra guancia, come aveva insegnato nel discorso della montagna: al centurione di Cafarnao aveva dato la sua disponibilità. Ora, dalla Croce, può solo porgere il suo fianco dal quale sgorgherà acqua e sangue, per il perdono dei peccati”.

Quindi, lo sguardo va sulle “molte donne” presenti sulla scena della crocifissione, tra cui Maria, che per alcuni è la Madre del Signore, anche se viene descritta come madre di Giacomo e Giuseppe. “Vuole dire – afferma padre Michelini - che Lei c’è, ma in un modo molto obliquo, addirittura con una sottolineatura, una strategia retorica non chiamandola ‘la Madre del Signore’, ma ‘Maria, la madre di Giacomo e di Giuseppe’. Per quale ragione? Qualcuno ha scritto – ed è un’ipotesi interessante – che Maria, la Madre di Gesù, non è più semplicemente lei e Gesù non è più semplicemente il Figlio di Maria. Come poi Maria, nel Vangelo di Giovanni, non sarà più semplicemente la Madre di Gesù, ma la Madre del discepolo amato e quindi Madre della Chiesa. Allo stesso modo Maria, nella Passione di Matteo, c’è e sarebbe però la madre di Giacomo e di Giuseppe, cioè dei suoi fratelli: e quindi anche per noi, per questo Vangelo, la Madre della Chiesa”.

La fine della meditazione è ancora sul fraintendimento: non capiamo gli altri a causa di chiusure o per orgoglio?, chiede il postulatore. E chiede di cercare di capire se si abbia un “difetto” nella comunicazione con gli altri, esortando a “migliorarla”, crescendo “nell’umiltà”, e se si riesca “a cogliere la presenza di Dio” anche nell’“ordinarietà del quotidiano” o nello “sguardo dell’altro”.

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