Esercizi spirituali, le ultime due meditazioni per Papa Francesco

Esercizi spirituali ad Ariccia
Foto: Vatican Media / ACI group
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Ultimo giorno di esercizi spirituali per Papa Francesco e la Curia presso la Casa Divin Maestro di Ariccia. Oggi il Pontefice ritorna in Vaticano per le consuete attività, in attesa della Pasqua. Ieri sera e stamattina le ultime meditazioni dell’abate di San Miniato al Monte di Firenze, Bernardo Francesco Maria Gianni.

Nella meditazione di ieri pomeriggio l’abate – secondo quanto riportato da Vatican News - evoca il profeta Baruc, l’Eccoci delle stelle che brillano di gioia per Colui che le ha create, richiamo alla luce della veglia pasquale che rompe le tenebre e che apre all’amore, al fuoco “che spezza le pietre del sepolcro e riconduce alla pienezza di vita”. Versi che richiamano la poesia di Mario Luzi – asserisce l’abate – o il Cantico delle Creature di San Francesco dove la luna e le stelle sono “agente, soggetto, di quella lode”. Stelle che sorgono per dirci che la Pasqua è epicentro di speranza.

C’è anche la poesia di Cesare Pavese nella meditazione, per mostrare “lo sguardo antitetico” rispetto al profeta Baruc e a Luzi, quando l’autore parla di “stelle che non odono nulla”.

Poi l’attenzione ai giovani: “Un gesto di speranza, di contemplazione, a cui vogliamo rieducare soprattutto i nostri giovani, i quali non a caso, portano con sé nella notte il grande chiasso del giorno”.

“Credo ognuno di noi debba riscoprire, lasciatemelo dire con passione fraterna – commenta il predicatore - un piccolo poeta che vive nel proprio cuore, come un fanciullo, capace di toccare il cielo con un dito, capace di comporre le parole di quella libertà che è una ritrovata creatività, che lo Spirito non fa mancare a ciascuno di noi, può restituirci intuizioni inedite e lasciare dietro di noi, finalmente, una scia di bellezza, di leggerezza, di gratuità, di mistero”.

Nell’ultima meditazione di questa mattina invece, l’abate Gianni riprende quell'immagine di "città sul monte" attraverso le parole dell'Apocalisse 21 che cantano "l’Epifania del fine di tutta la storia dell’umanità", la "nuova Gerusalemme" "dimora di Dio con gli uomini" in cui "non ci sarà più la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perchè le cose di prima sono passate".

“E’ interessante, ci dice Papa Francesco che la Rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizzi in una città, l’esordio in un giardino – commenta ancora l’abate - il compimento pieno è in una città, segno che la vera vocazione e il vero mistero di una città, per far nostre ancora una volte le bellissime parole di Giorgio La Pira, inaugurando il quartiere dell’isolotto è quella comunione di relazione che fa diventare una città famiglia di famiglie. In questa prospettiva il compito grande che resta al popolo santo di Dio, ai suoi pastori, a tutti coloro che avvertono la bellezza affidabile, plausibile, ragionevole, di un fine così pieno di senso che Apocalisse oggi ci rivela è un in certo senso misurare la distanza fra qui e quel tempo futuro promesso dal Signore, esiste un solo metro, una sola misura, ce lo dice con grande passione il nostro sindaco, il filtro - egli dice - attraverso il quale devono essere filtrati tutti i problemi umani collettivi storici, in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni situazione storica. Eccolo qui, la parola viva di Dio, il metro, eccolo, la Sacra Scrittura”.

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