Eutanasia, il Belgio ha violato il diritto alla vita europeo

In una sentenza che sarà un pilastro della giurisprudenza sul tema, la Corte Europea di Strasburgo ha stabilito che in un caso di eutanasia il Belgio non ha rispettato il diritto alla vita

Tom Mortier, che ha avviato la causa che ha portato alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo di oggi
Foto: ADF International
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No, il Belgio non ha rispettato il diritto della vita nel momento in cui ha accettato di praticare l’eutanasia a Godelieva de Troyer, 64 anni, per depressione incurabile. L’iniezione letale era avvenuta senza avvertire i famigliari. Ma il figlio della donna, Tom Mortier, ha avviato una battaglia legale mettendo in luce come nemmeno i famigliari fossero stati coinvolti in una scelta così drammatica. Patrocinata da ADF International, la causa è arrivata alla Corte Europea di Strasburgo. Che ha deciso in favore di Tom Mortier.

Nel caso “Mortier v. Belgio”, la Corte ha rilevato che il Belgio ha violato la Convenzione Europea sui diritti umani per non aver propriamente esaminato le circostanze allarmanti che hanno portato all’eutanasia di De Troyer.

Secondo la Corte, c’è stata una violazione dell’articolo 2 della Convenzione, che sottolinea che il diritto di ciascuno alla vita deve essere protetto dalla legge.

La sentenza riguarda in particolare il modo in cui il caso di De Troyer è stato gestito dalla Commissione Federale del Belgio per il Controllo e la Valutazione dell’Eutanasia. La Corte non ha comunque detto che sia stata violata alcune legge belga per la pratica del’eutanasia.

La madre di Tom Mortier, all’apice della sua depressione, aveva chiesto l’eutanasia al massimo difensore della pratica in Belgio. Così, in pochi mesi, de Troyer ha effettuato un pagamento all’organizzazione del medico, che la ha indirizzata ad altri dottori, anche loro parte della stessa associazione, nonostante la legge chieda che ci siano opinioni indipendenti in caso di individui che non hanno corte aspettative di vita. Lo stesso medico che ha praticato l’eutanasia è copresidente della Commissione Federale che è chiamato ad approvare i casi di eutanasia dopo i fatti.

Per la Corte, “tenendo in considerazione il ruolo cruciale giocato dalla Commissione nel controllo a posteriori dell’eutanasia, la Corte considera che il sistema di controllo stabilito nel caso non ha assicurato la sua indipendenza”.

La Corte ha anche stabilito che il Belgio ha mancato di soddisfare alla obbligazione procedurale positiva dell’articolo 2 della Convenzione a causa della mancanza di indipendenza della commissione e a causa della mancanza di velocità nell’aprire l’indagine criminale.

La Corte ha anche stabilito cinque voti contro due che il Belgio ha comunque rispettato le sue leggi interne riguardo l’eutanasia.

Robert Clarke, vicedirettore di ADF International, ha apprezzato la decisione della Corte sulla violazione dell’articolo 2, una decisione che “contrasta l’idea che c’è un cosiddetto diritto alla vita”.

Allo stesso tempo, si è detto dispiaciuto che la Corte non abbia invece accettato le argomentazioni sulla violazione della cornice legale belga. “La verità – ha detto – è che non ci sono ‘clausole di salvaguardia’ che possano mitigare i pericoli della pratica una voltta che questa è legalizzata”.

L’eutanasia è legale in Belgio dal 2002. Secondo la legge, la persona deve essere in una condizione “medica di costante e insopportabile sofferenza fisica e mentale che non può essere alleviata, a causa di disordini seri e incurabili causati da malattie o incidentte”.

Dal 28 maggio 2002, data della legalizzazione, oltre 27 mila persone sono morte per eutanasia in Belgio.

Tom Mortier ha sottolineato che la sentenza “chiude questo terribile capitolo della mia vita, e mentre nessuno può alleviare il dolore di aver perso mia madre, la mia speranza è che la decisione della Corte che c’è stato una violazione del diritto alla vita avvisa il mondo dell’immenso danno che l’eutanasia infligge non solo sulle persone in situazioni vulnerabili che pensano alla fine della loro vita, ma anche alle loro famiglie, e di conseguenza alla società”.

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