Fede e principi nel diritto biblico: una riflessione di Rosario Livatino

Il futuro beato approfondì i rapporti fra tra la Parola di Dio e la legge

Rosario Livatino
Foto: pubblico dominio
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Rosario Livatino ha amato la società. Lo ha fatto guardando alla realtà e con quel senso dell'Infinito, che ha portato in ogni aspetto della propria vita.

Giovane magistrato ha applicato la legge come un servizio alle persone, ma di più, con la passione dell'uomo innamorato del Cristo.

In una delle sue agende si legge: “Ho prestato giuramento. Da oggi quindi sono in Magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige”. Era il 18 luglio 1978 ed il servo di Dio prestava giuramento come uditore giudiziario.

La cosa che più sorprende della sua vita è stata l'estrema coerenza ed il coraggio in ogni attività. Dai rapporti professionali a quelli fra i colleghi, il servo di Dio si mantenne sempre leale ed adamantino.

Autonomia, correttezza e senso del dovere hanno segnato il suo pensiero e la sua volontà di servire il Cristo ed il mondo, nel personale quotidiano.

Il senso del vangelo brillava in tutto il suo essere e ciò lo si rifletteva soprattutto nel suo pensiero. In una storica conferenza, tenuta nel 1986, analizzando il delicato rapporto che intercorre fra la Parola di Dio ed il diritto, nell'evoluzione storica, ha modo di osservare: “Immenso è il valore dei diritto biblico nel patrimonio della cultura umana e di quella giuridica in ispecie: ogni messaggio giuridico che non sia strettamente legato a costumi e necessità storicizzati ha nel diritto biblico l'impronta di segno premonitore.

Senso del divino tradotto in norme di comportamento, fondamento della persona umana, esaltazione della solidarietà, grande sensibilità per la carità verso il prossimo specialmente se più debole, soppressione di ogni atteggiamento di violenza che non sia difensiva o punitiva, forte ambizione per la purezza dei costumi e per la salvezza della fede nel rapporto verticale con la divinità, sono tutti connotati non soltanto altamente caratterizzanti nei confronti dei popoli coevi, nel senso di una altissima civiltà morale, ma costituiscono le premesse ideologiche e spirituali dell'ancor più compiuto diritto evangelico.

Ove anche si volesse premettere l'aspetto fideistico religioso di cui il diritto biblico è pregno, basterebbe, fra gli altri elementi, da solo, il senso fortissimo dell'uguaglianza giuridica e morale dei membri del popolo di Israele, anticipatore di circa tremila anni dei moderni riconosciuti e riscoperti valori giuridici, per fornire questo metro di grande avanzamento”(da Fede e diritto,1986).

Il testo è interessante in quanto il magistrato mette in luce, con profondità ed interesse, la storia del diritto, presente nel testo sacro, scoprendo i principi che reggono l'attività giuridica, e caratterizzati  da solidarietà ed attenzione alle necessità dei fratelli.

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