Fondazione Populorum Progressio: "Cambia forma, ma è un’opera della carità del Papa"

Papa Francesco: sopprime la Fondazione Populorum progressio e costituisce il Fondo Populorum progressio

Papa Francesco, udienza generale
Foto: ACI Group archivio
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Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, Francesco riceve in Udienza i Membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Populorum Progressio” e contemporaneamente pubblica un RESCRIPTUM EX AUDIENTIA SANCTISSIMI con la "Soppressione della Fondazione Populorum Progressio".

"Il Santo Padre Francesco, nell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale il 7 settembre 2022, ha disposto, a norma del can. 120 §1 del Codice di Diritto Canonico, la soppressione della «Fondazione Populorum Progressio» e, al suo posto, la costituzione del Fondo Populorum Progressio», delegandomi ad emanare il relativo regolamento", si legge nel Rescriptum che ha la firma del Card. Czerny ,Prefetto.

"Desidero esprimere la mia gratitudine a quanti in questi trent’anni hanno lavorato per questa Fondazione, che ora cambia forma ma – voglio sottolinearlo – mantiene la sua missione e rimane un’opera della carità del Papa", dice il Papa nell'Udienza ai Membri del Consiglio di Amministrazione.

"Percorrendo il cammino sinodale dobbiamo crescere come Chiesa “samaritana” che conforta, si impegna e si china a toccare le piaghe della carne sofferente di Cristo nel popolo - continua il Pontefice - Il nostro auspicio è che queste iniziative di solidarietà dimostrino che è possibile cambiare, che la realtà non è bloccata. Se vengono intraprese con saggezza e coerenza, saranno un segno che speriamo possano motivare molti. La riforma della Curia Romana che stiamo portando avanti, e che ha trovato espressione nella Praedicate Evangelium, ci sta mettendo di fronte a una serie di cambiamenti necessari. Tra essi quello che concerne la Fondazione Populorum Progressio, che compie 30 anni e ha servito la causa dei poveri nel Continente, secondo il volere di San Paolo VI, confermato da San Giovanni Paolo II. In questo contesto si rende necessario promuovere un maggior legame con le Chiese locali, al fine di rendere più efficaci i programmi di sviluppo integrale nelle comunità indigene e afro-discendenti più trascurate, immerse nella miseria e nell’abbattimento".

E' Francesco a spiegare la "Riforma": "Per tali ragioni, desiderando che l’aiuto allo sviluppo dei progetti rimanga espressione della carità del Papa, ma non abbia il suo centro nella Curia Romana, e anche nella linea della semplificazione, ho affidato al CELAM il compito di aiutarci nell’analisi dei progetti e nella loro realizzazione. Il Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale manterrà la responsabilità dell’amministrazione del fondo che sarà vincolato al servizio di questa missione".

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