Fondo Pensioni Vaticano, un nuovo statuto

Papa Francesco, udienza generale 27 maggio 2015
Foto: Daniel Ibañez / ACI Group
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La prima riforma del Fondo Pensioni Vaticano passa per un nuovo statuto che non cambia il regolamento – sarà poi il nuovo Consiglio d’Amministrazione a prendere l’incarico – e che è un po’ il risultato della riforma generale dell’economia vaticana. E anche quella dello IOR, dato che tra i compiti del Consiglio di Amministrazione figura quella (art. 8 par. d) di scegliere “le banche fiduciarie da utilizzare per le attività finanziarie del fondo,” certificando quindi che lo IOR – che pure non è una banca – non si occuperà degli investimenti.

Il Motu Proprio, pubblicato il 29 maggio 2015, entra subito in vigore ad experimentum, e – secondo padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede – si tratta di “ridefinire con alcuni ritocchi lo Statuto, in relazione alla nuova organizzazione della Santa Sede.” Insomma, spiega padre Lombardi, “sono ritocchi nello Statuto, ma il regolamento che disciplina le pensioni rimane lo stesso. Per ora, non c’è alcuna novità che riguarda le pensioni vaticane”. Il Regolamento generale del Fondo pensioni, si legge infatti nel Motu Proprio, “resta in vigore, nella misura in cui non risulti in contrasto con lo Statuto revisionato, e fino ad emanazione di nuove norme”.

È si dovrà aspettare l’emanazione delle nuove norme per avere un quadro completo della situazione. Certo, qualcosa era atteso. Quando il 9 luglio 2014 il Cardinal George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, presentò la grande riforma dell’economia vaticana, annunciò anche la costituzione di un comitato per riformare il fondo pensioni composto da quattro esperti laici: Bernhard Kotanko (Austria), Andrea Lesca (Italia), Antoine de Salins (Francia), Nino Savelli (Italia).

D’altronde, tra i dieci punti studiati dalla Pontificia Commissione Referente sulla struttura economico-organizzativa della Santa Sede (COSEA), c’era al primo posto la riforma del sistema pensionistico. Perché – garantiva il Cardinal Pell – le pensioni per questa generazione e quella successiva erano al sicuro. Ma c’era bisogno di trovare una nuova strada per rendere il sistema sostenibile a più lungo termine.

Da qui, il Motu proprio che riforma gli Statuti. Tra le novità – spiega padre Lombardi – c’è il  la nomina del presidente del Consiglio di amministrazione del Fondo, che “prima era in modo automatico il presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), ora è nominato dal Papa sulla base di una terna proposta dal Consiglio per l’economia”.

L’incarico del presidente è a cinque anni, e può essere rinnovato una sola volta. Il Consiglio d’Amministrazione sarà invece composto da undici membri, tra i quali (e questa è una novità) “quattro esperti in materia assicurativa e di gestione dei fondi pensioni o di fondi patrimoniali, provenienti da diversi Paesi nominati dal Consiglio per l’economia”. A questi, si legge nell’articolo 6, si aggiungono “quattro membri esperti in campo amministrativo, designati rispettivamente dal prefetto di Propaganda Fide; dal presidente della Commissione per lo Stato della Città del Vaticano; dal presidente dell’Apsa e dal presidente della Fabbrica di san Pietro, nominati dal segretario di Stato, sentito il prefetto della Segreteria per l’economia”. Due membri, infine, e non più uno come in precedenza, “in rappresentanza degli iscritti e dei pensionati del Fondo scelti e nominati dal segretario di Stato”.

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