Fra Tommaso da Tolentino, i 700 anni del martirio in India del francescano delle Marche

Ne parlano gli autori della biografia Paolo Cicconofri e Carlo Vurachi

Il libro sul beato Tommaso da Tolentino
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Venerdì 9 aprile, nel calendario liturgico si ricorda il beato Tommaso da Tolentino, il francescano morto martire nel 1321 in India mentre stava compiendo un viaggio per raggiungere come missionario la Cina.

La commemorazione liturgica assume quest’anno un particolare significato in quanto si tratta del 700° anniversario del martirio del frate minore Tommaso da Tolentino: una ricorrenza importante con la pubblicazione del libro ‘Tommaso da Tolentino, storia di un francescano’, curato dai professori Paolo Cicconofri e Carlo Vurachi, con la partecipazione dell’architetto Franco Casadidio.

Coevo di san Nicola da Tolentino (entrambi nacquero alla metà del XIII secolo) di Tommaso si hanno notizie a partire dal 1273, vigilia del secondo Concilio di Lione, quando ormai diciottenne il giovane frate si schiera in difesa della povertà assoluta, seguendo il rigore di altri suoi confratelli marchigiani, quali Pietro da Treia, Corrado da Offida e Pietro da Fossombrone, più conosciuto con il nome di Angelo Clareno, fondatore dei ‘Fraticelli’.

Per questa sua coerenza con la povertà assoluta, Tommaso fu anche imprigionato e, secondo gli autori del libro, sarebbe stato per alcuni anni rinchiuso nei sotterranei del convento di Forano, vicino ad Appignano. Liberato per intervento del Ministro generale dei Frati Minori, Raimondo Gauffridi, fra Tommaso iniziò nel 1290 la sua vita missionaria.

Il martirio di Tommaso e dei suoi confratelli sarà scoperto da un altro missionario, il beato Odorico da Pordenone, che nel suo viaggio verso la Cina si fermò a Thana. Odorico riesumò i resti dei tre martiri, trasportandoli in Cina dove furono sepolti a Zaitun.

Dai professori Cicconofri e Vurachi ci facciamo raccontare chi era Tommaso da Tolentino: 

“Tommaso da Tolentino fu un frate minore, martirizzato a Thane, presso Mumbai in India, il 9 aprile 1321 assieme a tre compagni: Jacopo da Padova, Pietro da Siena e Demetrio da Tbilisi. La sua data di nascita non è nota, ma noi ipotizziamo che possa essere il 1255. I suoi resti furono traslati in Cina pochi anni dopo la sua morte e intorno a una sua reliquia, giunta a Tolentino verso la fine del XIV secolo e conservata nella cattedrale di san Catervo, si sviluppò un culto sancito nel 1894 dal decreto di beatificazione promulgato da papa Leone XIII”. 

Quanto ha influito il Concilio di Lione in Tommaso?

“Il secondo Concilio di Lione si svolge dall’1 maggio al 17 luglio del 1274. Formalmente il Concilio sancisce l’importanza per la Chiesa degli Ordini Mendicanti (Minori e Predicatori) e conferma il valore assoluto della povertà. Tuttavia una successiva lettera apostolica, datata da Lione il 5 novembre 1274, concede ai Frati Minori  la facoltà ‘alienandi et commutandi’ i beni, suscitando nelle Marche l’opposizione di un’agguerrita minoranza, di cui fa parte anche Tommaso, che viene processato e condannato alla segregazione perpetua. Viene liberato nel 1290 dal nuovo ministro generale dell’Ordine, Raimondo Gaufredi, il quale giudica infondate le accuse che hanno determinato la sua condanna”. 

Come divenne missionario in Oriente?

“Ed è proprio Raimondo Gaufredi che, per sottrarlo al rischio di una nuova persecuzione, lo manda in Cilicia, presso Aitone II, re dell’Armenia minore che aveva richiesto l’invio di frati francescani. Tommaso torna due volte in Europa, una prima volta come ambasciatore di Aitone, una seconda volta per consegnare al papa le lettere di Giovanni da Montecorvino, arrivate dalla Cina. Poi in una data imprecisata si trasferisce a Tabriz, capitale dell’ilkhanato mongolo di Persia e base del lavoro missionario degli ordini mendicanti in Oriente. Da Tabriz parte alla fine del 1320 per raggiungere in Cina Giovanni da Montecorvino, ma il suo viaggio si conclude a Thane con il martirio suo e dei suoi compagni”. 

Esiste qualche collegamento con il Beato Odorico da Pordenone?

“Odorico da Pordenone, quando sa del martirio va a Thane, si imbarca per la Cina con una sosta voluta nella città indiana dove recupera i resti di tre dei quattro martiri e li porta in un convento dei minori nella città di Zaitun in Cina. Il suo racconto del martirio, della traslazione delle reliquie e dei successivi miracoli diventa la base della memoria di questo importante episodio del martirologio francescano e ispira importanti cicli di affreschi a Siena, a Verona e a Udine. La figura di Tommaso è scolpita anche sul sepolcro di Odorico, che oggi si trova nella Chiesa del Carmine a Udine”.

Quale significato riveste oggi questo martire nel dialogo interreligioso?

“Il libro non pone questa domanda. Ma, se a prima vista può sembrare che il martirio sancisca l’incompatibilità/incomunicabilità  di cristianesimo e islam, inchiodati ad un irriducibile antagonismo, una lettura più attenta rivela l’esistenza di uno spazio di possibile comprensione od, almeno, tolleranza reciproca. Lo dimostrano sia le grida di coloro che assistono, sia la reazione successiva dell’Imperatore mussulmano di Delhi, che punisce con la morte i responsabili dell’assassinio”.

Ti potrebbe interessare