Funzione politica ed azione sociale nel pensiero di Luigi Sturzo

Don Luigi Sturzo
Foto: Wikicommons - pubblico dominio
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Senza dubbio la figura di Luigi Sturzo è stata centrale nella riflessione politica ed economica del nostro Paese negli ultimi 50 anni. Il sacerdote calatino con il proprio interessante pensiero influenzerà la compagine democratica della Repubblica creando il Partito Popolare che getterà le basi della futura Democrazia Cristiana.

Il Partito Popolare, fondato nei primi anni del 1900, segnerà il punto centrale e l'eredità più feconda del sacerdote siciliano .La funzione di questo agglomerato di persone era di creare una valida alternativa alle politiche socialiste che spingevano la loro azione a favore dei più deboli. In realtà e già dalla “Croce di Costantino” (1897), giornale fondato dallo stesso Sturzo, le idee di fondo si concentrarono su un'azione politica più vicina ai ceti più disagiati per riportare la dottrina evangelica nel quotidiano scorrere della vita locale.

Don Luigi iniziando la propria attività proprio dall'aver constatato, nelle visite pasquali dell'anno 1895, l'estrema indigenza in cui viveva il popolo a Roma ha sentito l'urgenza di richiamare all'attenzione di questo triste fenomeno l’elettorato cattolico.

L'enciclica Rerum novarum ed un'attività solidarisitica contrasegneranno i primi strumenti per adottare soluzioni condivise ed utili ai problemi emergenti.

Casse rurali, giornale per il popolo, mutue e cooperative rappresenteranno i primi mezzi del suo apostolato. Ma di più si concentrerà nel riconoscimento dell'autonomia Siciliana. Secondo tale nozione essa deve assolvere di attuare, in via primaria, politiche più vicine ai suoi amministrati. Da vicesindaco della città di Caltagirone promuoverà differenti iniziative volte a sviluppare queste attività sociali.

Dopo vent'anni di esilio, per la sua avversione al fascismo, torna in Italia nel 1942 seguirà, con attenzione, gli sviluppi politici del dopoguerra ma non troverà più nel rinnovato partito della Democrazia Cristiana, la propria originale intuizione di far da lievito cristiano alla società.

Si batterà però ancora per il concetto dell'autonomia della propria terra e farà parte anche di una commissione per decretare ciò. In Sturzo il concetto di autonomia ben si lega alle prospettive solidaristiche. Sussidiarietà, per il sacerdote, è prendersi cura dell'altro con un'adeguata azione politica a contenuto economico.

A ben leggere l'articolo 118 della nostra Costituzione che richimava tale concetto si osserva che: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Per don Luigi solo questa accezione potrà assolvere le funzioni di tutela in quanto più funzionale all'azione amministrativa. Ecco perchè il suo pensiero è geniale: già nei primi anni venti riconobbe a tali enti queste funzioni in quanto dovevano essere in prima linea nella lotta alle sfide sociali del suo tempo.

Tale lettura anche a distanza di oltre quarant'anni si dimostra ancora attualissima e soprattutto come una possibile soluzione, in molti casi, dell'azione amministrativa. Sturzo la intravide nel suo chiaro e ben netto pensiero e la applicò ai molti che bussavano alla sua porta ed al suo cuore di autentico sacerdote.

Avanti nel suo tempo ma indietro nella sua personale storia morirà, come un santo, a via Mondovì in Roma, circondato da quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed il dono raro ed unico di essergli amici.

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