Gallagher: "Ecco l'impegno diplomatico della Santa Sede"

L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, "ministro degli Esteri" vaticano
Foto: Il Sismografo
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Una preoccupazione costante per i conflitti dimenticati. La risposta ai nuovi fenomeni del traffico di droga e del traffico degli esseri umani. Il focus sull’immigrazione. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, ha delineato le priorità delle Segreteria di Stato vaticana in un incontro di “aggiornamento” con la Fondazione Centesisum Annus Pro Pontifice lo scorso 14 maggio, concludendo così l’Assemblea annuale della Fondazione.

Cosa è la Santa Sede? Si tratta della Sede Apostolica, spiega l’arcivescovo Gallagher, riconosciuta come “un attore sovrano nelle relazioni internazionali” e che non va “confusa con lo Stato di Città del Vaticano, creato per dare alla Santa Sede la libertà di portare avanti il suo lavoro”. Lo scopo della Santa Sede è “di garantire la libertà dei pastori evangelizzare.” Non si tratta “di un servizio chiuso in se stesso, ma di un servizio per l’essere umano”.

Il lavoro della Santa Sede – ha proseguito il Segretario per i Rapporti con gli Stati vaticano – “non dipende da alcuna legislazione”, ma ha basi antropologiche, in quanto “riconosce i bisogni trascendentali che vanno oltre qualunque forma legale”.

La difesa della Dignità Umana è uno dei punti chiave dell’attività della Santa Sede. Tra i temi sviluppati nell’attività della Santa Sede, il diritto alla vita, alla famiglia, all’educazione dei bambini, al lavoro, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e a una giustizia uguale per tutti.

Sono temi – spiega l’arcivescovo Gallagher – che “la Santa Sede ha sviluppato anche a livello internazionale”. A livello internazionale, le Nazioni Unite furono stabilite per delineare un impegno comune delle nazioni, e la Santa Sede riconosce questo impegno, tanto che i Papi cinque volte sono stati alle nazioni unite. “La pace tra le nazioni continua ad essere il cuore del lavoro della Santa Sede a livello internazionale”, dice Gallagher.

E questo anche perché “tutti i diritti possono essere sovvertiti a causa dei grandi conflitti del mondo o dai residui di conflitti che non sono stati risolti definitivamente”. Oggi, tra l’altro, ci sono nuovi problemi, perché i conflitti non hanno più la caratteristica di conflitti tra Stati. Tra gli esempi di questo tipo di problematiche, l’arcivescovo Gallagher ha parlato delle guerre per la droga e il traffico di esseri umani.

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha poi rivendicato che la Santa Sede non ha mai smesso di preoccuparsi per i conflitti a volte dimenticati, e ha citato la situazione in Sud Sudan, la Repubblica Centrafricana, la Siria e in alter nazioni”, e ha notato il “problema” creato dall’intervento di altre nazioni straniere che hanno insistito sul territorio delle nazioni in conflitto.

Come si muove la diplomazia della Santa Sede? Attraverso la mobilitazione sul territorio, spiega Gallagher, ovvero attraverso la Caritas, le commissioni per le migrazioni, e altre.

Ma anche “la comunità degli affari” (come appunto quella rappresentata dai membri della Fondazione Centesimus Annus) deve raccogliere la sfida di questa realtà, potendo contare sul “supporto della Santa Sede” per iniziative di solidarietà.

Uno dei problemi fondamentali è quello dell’immigrazione. Muri e barriere vengono erette a causa della paura del terrorismo, ma la storia recente – ha aggiunto – ci ha insegnato che i igranti offrono un contributo alla società che li riceve, e soprattutto sono persone con dei bisogni.

Infine, l’approccio ecologico, sempre incoraggiato dalla Santa Sede.

Sottolinea "il ministro degli Esteri" vaticano che l’approccio umano, internazionale ed ecologico si sono dimostrati profetici per la Santa Sede. Sul tema delle possibili alleanze gloabli al di là degli Stati, l’arcivescovo Gallagher ha risposto che c’è un riconoscimento da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali sulla dimensione religiosa della persona umana, e questo “ha portato alcuni a dire che la religione è stata causa di conflitto”. Ma – sottolinea il “ministro degli Esteri” vaticano – la religione non causa problemi.

C'è da dire che la diplomazia per Gallagher deve essere pragmatica. E infatti - spiega in conclusione - lui e le 24 persone dello staff che consigliano la Santa Sede sulla politica internazionale hanno un approccio realistico alle questioni internazionali: sanno gli obiettivi che possono essere raggiunti.

 

 

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