Genocidio armeno. Il Papa vuole un nuovo beato, il vescovo Melki

Il prossimo Beato
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“Il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante il martirio del Servo di Dio Flaviano Michele Melki (al secolo: Giacomo), della Fraternità di Sant’Efrem, Vescovo di Djézireh dei Siri; nato nel 1858 a Kalaat Mara (attuale Turchia) e ucciso in odio alla fede a Djézireh (attuale Turchia) il 29 agosto 1915".

Nella comunicazione vaticana di questa mattina, come sempre asciutta, non c’è - almeno nell'evidenza -  il significato di questa nuova decisione di Papa Francesco, che questa mattina ha ricevuto il cardinale Angelo Amato solo per autorizzare il decreto per il nuovo beato. Uno solo. E già questo è rilevante, visto che normalmente al Prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi il Papa approva un elenco di personalità da assurgere alla gloria degli altari.

Il caso del vescovo Melki è singolare quantomeno per il contesto del suo martirio, avvenuto nel 1915 nel triste contesto del Genocidio perpetrato dai turchi contro gli armeni e le altre minoranze cristiane dell’allora Impero ottomano.

La questione ha provocato e provoca grandi tensioni diplomatiche tra il governo di Ankara, che adotta una linea negazionlista, e il Vaticano: la messa celebrata da papa Francesco nell’aprile scorso in San Pietro in memoria delle vittime del Genocidio provocò fortissime reazioni stizzite del governo turco.

Dopo la beatificazione del vescovo Ignazio Maloyan, arcivescovo armeno-cattolico di Mardin, proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 2001, si tratta del secondo vescovo riconosciuto martire in odium fidei.

Melki nacque vicino a Mardin, nell’attuale Turchia sud-orientale. Divenne prete della Chiesa Siro-cattolica, e viveva a Tur Abdin. Durante i massacri del 1895 la sua chiesa fu saccheggiata e bruciata, e sua madre uccisa. In seguito fu nominato vescovo di Mardin e Gazarta. Il 24 aprile del 1915 con i massacri di Istanbul il “Triumvirato” lanciò l’operazione di genocidio, diretta contro armeni, assiri e greci, cioè le minoranze cristiane. Nell’estate del 1915 Melki si trovava ad Azakh, ma avendo notizia di ciò che stava per accadere alla sua diocesi tornò a Gazarta e si rifiutò di fuggire, a dispetto del consiglio degli amici musulmani del posto.

Fu arrestato il 28 agosto insieme al vescovo caldeo Jacques Abraham. Secondo le testimonianze di musulmani del posto fu chiesto a entrambi di convertirsi all’islam. Rifiutarono. Abraham fu ucciso con un colpo di fucile, Melki fu picchiato fino a fargli perdere conoscenza e decapitato.

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