Germania, il Papa scrive e i vescovi rispondono

Arrivano i commenti e reazioni alla lettera di Papa Francesco ai vescovi tedeschi

Il cardinale Marx
Foto: CET
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La Chiesa tedesca ringrazia Papa Francesco per la lettera di incoraggiamento – inviata lo scorso sabato al «popolo pellegrino di Dio in Germania» - e promette di farne «orientamento per il comune agire e spunto di riflessione durante il cammino sinodale».

Alle ore 11,30 di sabato scorso, in contemporanea con la diffusione della stessa lettera di Papa Francesco, il cardinale Reinhard Marx, presidente della CET, e Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (CCT), hanno diffuso una nota congiunta per ringraziare Papa Francesco delle «parole di orientamento» in vista di quel «cammino sinodale», annunciato dal cardinale Reinhard Marx, lo scorso marzo, durante la riunione plenaria dei vescovi tedeschi a Lingen.

I presuli tedeschi hanno potuto leggere la lettera del Pontefice – recapitata dal Nunzio apostolico in Germania, arcivescovo Nikola Eterovic – in anteprima, già una settimana fa a Berlino, dove erano riuniti per una seduta del consiglio permanente della CET, convocata proprio in preparazione del «cammino sinodale». La maggior parte di loro è rimasta sorpresa, altri sapevano che la lettera era in arrivo.

«La lettera di Papa Francesco al popolo pellegrino di Dio in Germania – si legge nella nota di CET e CCT - è un segno della stima della vita ecclesiale nel nostro Paese e di tutti i fedeli cattolici. Papa Francesco vuole sostenere la Chiesa tedesca nella sua ricerca di risposte alle domande che ci muovono tutti, sulla forma di una Chiesa capace di futuro. Sta molto a cuore a Papa Francesco di poter vedere, ancora nel futuro, la Chiesa come una forza intimamente spirituale e pastorale, che porta il Vangelo in mezzo alla società e lo annuncia in modo credibile. Questa credibilità – prosegue il comunicato congiunto – negli anni scorsi è stata scossa».

Gestione del potere nelle strutture ecclesiali; morale sessuale; forma del celibato. Ma anche recupero della credibilità della Chiesa locale dopo i quasi 4 mila casi di abusi su minori ad opera di religiosi documentati dal 1946 al 2014; dimezzamento del numero di adesioni alla Chiesa pronosticato entro i prossimi 40 anni. Nei temi all´ordine del giorno del prossimo «cammino sinodale» dei vescovi tedeschi si gioca la sopravvivenza stessa della Chiesa locale e Papa Francesco, con la sua lettera, ha voluto, così scrive lo stesso Pontefice, fare sentire la sua «vicinanza» e «condividere la preoccupazione per il futuro della Chiesa in Germania» per «l´erosione e la decadenza della fede, con tutto ciò che comporta anche in campo sociale e culturale».

«Per affrontare questa situazione i vostri vescovi - scrive Francesco nella sua lettera ai fedeli di Germania - hanno proposto un cammino sinodale», che si inscrive nella tradizione del Concilio Vaticano II. Alcuni presuli tedeschi - il vescovo di Ratisbona Rudolf Voderholzer e quello di Augusta, Konrad Zdarsa - si sono già espressi criticamente verso questa proposta sinodale, altri, come il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, non l´hanno rigettata a priori, ma hanno espresso riserve.

Da Papa Francesco arriva ora il semaforo verde al sinodo, ma con qualche accortezza. Del resto, le istruzioni per l´uso di questo prezioso strumento ecclesiale, lascia intendere il Pontefice, sono già iscritte nel significato della parola nella storia della Chiesa: synodos, «cammino comune di tutta la Chiesa alla luce dello Spirito, sotto la sua guida e il suo incitamento». Il senso autentico del sinodo è, insomma, già antidoto ai pericoli insiti nel cammino. In un incontro del 2015 con i presuli tedeschi Francesco aveva ammonito di fronte al pericolo di credere che «le riforme delle strutture, organizzazioni e amministrazione, da sole possano essere la soluzione dei problemi presenti e futuri».

Francesco è tornato massicciamente sul pericolo rappresentato da «un nuovo tipo Pelagianesimo»: «riporre tutta la nostra fiducia nell´amministrazione, nella perfezione dell´apparato. Una centralizzazione esasperata – cita ora Francesco dalla sua lettera apostolica Evangelii gaudium – complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria, invece di aiutarla».

La Chiesa tedesca nel suo messaggio di ringraziamento mostra di aver già raccolto queste indicazioni di Francesco e di volerne fare preziosi punti cardinali per il lavoro dei prossimi anni: «Per il processo che ci attende Papa Francesco ci sprona ad una nuova forma di ascolto reciproco, affinché possiamo porci al servizio della fede come parte della Chiesa universale con tutta la creatività, la spiritualità e la passione. Già a partire dal prossimo 5 luglio – cosi si conclude la nota di CET e CCT -avremo l´opportunità di discutere di questa lettera durante la conferenza comune di rappresentati della Conferenza episcopale tedesca e del Comitato centrale dei cattolici tedeschi».

Le prime reazioni alla lettera del Papa mostrano di condividere le preoccupazioni del Santo Padre. Il teologo benedettino Jeremias Schröder, “primo presidente” del monastero di Santa Ottilia condivide le preoccupazioni di Papa Francesco: «Ciò che dice non è falso: generalmente la risposta che nel nostro Paese si dà alle crisi di fede sono le riforme strutturali. Insomma qualcosa da ingegnere tedesco che può fare tutto – e questa fede nella dominabilità delle cose lascia poco spazio alla Grazia agli occhi del Papa».

Dello stesso tono la reazione di Michael Fuchs, vicario generale della Diocesi di Ratisbona, sul tema del “Pelagianesimo” della Chiesa tedesca: «Gli ultimi eventi in Germania possono aver dato a Papa Francesco l´impressione di una smania di agire simile a quella di un´organizzazione politica, di una “pia organizzazione non governativa”, come lui stesso si è espresso più volte. E alcune dichiarazioni da parte ecclesiale sembrano richiedere continuamente questo tipo di azione pseudopolitica, senza considerazione ai presupposti della fede e in contraddizione con la logica del dono di fede».

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