Germania, in 40 anni ci saranno 22 milioni di cristiani in meno

Germania, chiese sempre più vuote
Foto: Mark Urhausen
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Tra soli 40 anni i cristiani in Germania si dimezzeranno di numero. La proiezione era in qualche modo immaginabile, ma ora uno studio, pubblicato lo scorso giovedì 2 maggio e commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) e dalla Chiesa Evangelica di Germania (EKD) all´Università Albert-Ludwig di Friburgo di Brisgovia lo ha confermato nero su bianco. Nel 2060 ci saranno in Germania solo 22,7 milioni di cristiani (tra evangelici e cattolici) invece degli attuali 44,8 milioni. Si tratta di una picchiata in termini percentuali del -49%.

Il decremento di adesioni ufficiali al cristianesimo colpisce, tuttavia, più la Chiesa evangelica che quella cattolica. Il numero di protestanti in Germania, che secondo i dati del 2017 sono 21,5 milioni, scenderà nel 2035 a 16,2 milioni (cioè del 25%) e del 51% nel 2060, ossia ad appena 10,5 milioni aderenti. Leggermente più lieve la flessione del numero dei cattolici, che oggi sono 23,3 milioni: scenderanno del 21%, cioè a 18,6 milioni, nel 2035 e del 48%, cioè a 12,2 milioni, nel 2060.

La notizia non preoccupa soltanto i parroci di domani – che celebreranno la santa messa evidentemente davanti ad assemblee dimezzate di numero rispetto a quelle di oggi – ma anche gli economi delle diocesi. Se infatti le entrate dovute alle “tasse alla Chiesa” (le tanto discusse Kirchensteuer, obbligatorie in Germania) rimarranno costanti nei prossimi 40 anni, attestandosi sui 12 miliardi di euro (come nel 2017), sarà il loro potere di acquisto a dimezzarsi del 51%. «Se le Chiese nel 2060 vorranno affrontare le stesse spese del 2017 avranno bisogno di entrate per quasi 25 miliardi di euro», sentenzia lo Studio.Insomma, il doppio rispetto ad oggi.

In realtà qualche effetto lo si potrà scorgere già nel 2035, quando gli esperti di finanza dell´Università del Baden-Würrtemberg prevedono già una perdita di acquisto del 26% da parte delle due Chiese tedesche.

Insomma, chiese e casse semivuote. Lo Studio, che porta il titolo “Proiezione a lungo termine dei membri della Chiesa e delle entrate finanziarie in Germania” („Langfristige Projektion der Kirchenmitglieder und des Kirchensteueraufkommens in Deutschland“) è stato condotto analizzando i dati degli ultimi 20 anni nelle 20 Chiese territoriali evangeliche e nelle 27 diocesi cattoliche tedesche. Il direttore dello Studio, Bernd Raffelhüschen, scorge la novità della ricerca non tanto nei risultati, come già detto largamente immaginabili, quanto piuttosto nel fatto che meno della metà di questo risultato negativo si lascia spiegare con l´arretramento demografico del Paese. «Un grosso influsso sullo sviluppo delle adesioni alla Chiesa lo hanno battesimi, abbandoni della Chiesa e acquisizioni di nuovi membri da parte», chiarisce Raffelhüschen. Decessi e nuove nascite influiscono infatti solo del 21%, da qui al 2060. A ciò si aggiunga la previsione dell´indebolimento della tendenza da parte delle famiglie cristiane di battezzare i nascituri nei prossimi anni. «Le Chiese dovranno in questo senso intensificare i loro sforzi», suggerisce Raffelhüschen.

Osservando i dati da una prospettiva regionale, si scopre che la perdita “assoluta” più consistente di adesioni alla Chiesa (con un calo del 53,6%, ossia da 16,8 a 9 milioni di aderenti) si registra nella Germania occidentale. Mentre la perdita “relativa” più consistente nell´Est, dove i membri delle Chiese calano del 62,5%, cioè da 0,8 a 0,5 milioni di aderenti. Gli introiti delle Chiese rimarranno nel 2060 identici al 2017 per distribuzione regionale (1,8 miliardi di euro verranno dal nord, 0,7 dall´est, 4,8 dal sud e 4,7 dall´ovest della Germania), ma, come detto, nel 2060 questi introiti basteranno solo per la metà delle spese affrontate nel 2017.

Il quadro sembrerebbe tratto da un film catastrofista del noto regista tedesco Roland Emmerich, ma la reazione dei capi delle due Chiese tedesche, Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica di Germania, e il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, è per nulla dimessa o scoraggiata, anzi pensano che sia tutto sommato «un bene affrontare le domande difficili di domani, da una posizione economica solida, come quella di oggi». «Alcuni fattori di questa recessione delle adesioni alla Chiesa non possiamo cambiarli, altri però sì», commenta saggiamente Bedford-Strohm. Secondo il cardinale Marx, si tratta ora di orientare il lavoro pastorale a partire dai risultati di questa ricerca: «Nella Chiesa l´essenziale è sempre annunciare il Vangelo, anche sotto condizioni mutate. Questo Studio per me è un appello alla missione».

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