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Germania, in estate a Francoforte arriva la chiesetta ambulante

Il progetto di una tiny house per arrivare dove non arrivano le parrocchie

Il Lyoner di Francoforte |  | www.lyonerquartier.de Il Lyoner di Francoforte | | www.lyonerquartier.de

Nel quartiere Lyoner di Francoforte - quello che fino al 2017 si chiamava Niederrad, una zona della città per gran parte adibita ad uffici - arriverà una chiesetta su quattro ruote. Forse niente di nuovo per chi conosce il libro di William Paul Young del 2007, “The Shack”, un best-seller da oltre un milione di copie negli Stati Uniti, dove un uomo entrato in un grande momento di sofferenza incontra Dio in una capanna in campagna per un fine settimana. Una grande novità invece per un insediamento urbano che il prossimo anno raggiungerà i 12 mila abitanti, dove la presenza della Chiesa è piuttosto debole, per non dire inesistente.

Il progetto della “chiesa-centro d’ascolto” ambulante (e addirittura ripiegabile) è un progetto ecumenico, per il quale la Diocesi di Limburgo (responsabile per Francoforte) ha incaricato il sociologo George Kurumthottikal, della parrocchia di San Giacomo a Francoforte. Mentre la Chiesa evangelica ha inserito nel team del progetto la pastora Anja Bode, della comunità “Paul Gerhardt”. «Niederrad, la “città degli uffici”, sta subendo un grande processo di trasformazione. Sempre più persone si trasferiscono qui per vivere e noi vogliamo accompagnare queste persone nella loro vita. Nel quartiere non ci sono luoghi d'incontro come i centri comunitari. Non c’è nessun parco giochi e solo qualche offerta gastronomica nelle aree periferiche», afferma il sociologo, già docente dell’Università Goethe di Francoforte.

«Come comunità, siamo anche responsabili dell'ex città degli uffici e, con l'aumento della popolazione, cresce anche il nostro compito», afferma la pastora Bode. È difficile portare la fede in un quartiere pensato per gli uffici, senza né chiesa, né sala parrocchiale. «Affittare un appartamento o un negozio era un'utopia», dice Bode. Costruire un nuovo edificio «non sarebbe appropriato, non sarebbe al passo con i tempi», commenta Kurumthottikal. Alla base del progetto della “tiny house” (casetta mobile) non c’è solo un problema di costi, in un Paese dove entrambe le chiese, evangelica e cattolica, stanno perdendo membri e fondi, ma anche di sostenibilità ecologica. La casetta sarà infatti costruita interamente in legno. É stata progettata da uno studio di architettura di Weimar. Misura sei metri per tre e comprende cucina, bagno, nonché possibilità di allaccio idrico ed elettrico. L’arredamento sarà essenziale: tavolo e sedie adatte a persone che vogliono parlare. La casetta in legno, dal costo di 85.000 euro, sarà identificabile come chiesa per via della sua forma, con tetto a punta e finestre a forma di croce. Il progetto verrà finanziato dalle due chiese e dal Bonifatiuswerk. L'assemblaggio della casetta è previsto per maggio nei locali della filiale della Cassa di risparmio Deka a Francoforte.

In primavera partiranno le prime attività ludiche per i bambini. Il sociologo Kurumthottikal immagina per la chiesa-casetta un approccio morbido con le persone: «Non si tratterà principalmente di creare un'offerta di conversazione sulla fede, ma prima di tutto di offrire un caffè. Tutto il resto seguirà. La cosa più importante – ha detto l’incaricato del progetto della Diocesi di Limburgo in un’intervista con Domradio.de - è andare tra la gente. Vogliamo ascoltare e, soprattutto, scoprire ciò di cui la gente ha bisogno, al di là delle offerte che le nostre congregazioni già hanno. Con la tiny house vogliamo offrire uno spazio proprio a queste esigenze. Si potranno tenere catechesi, ma anche eventi culturali e offrire attività per bambini. Vogliamo creare un luogo dove le persone possano incontrarsi, dove possano venire e, se vogliono, semplicemente bere la loro birra dopo il lavoro».

Il progetto intende inoltre farsi virale e dare l’ispirazione ad altre iniziative simili. «Vediamo una tendenza in altre città che vogliamo contrastare, ovvero che, soprattutto nelle aree residenziali, dove non c'è vita sociale, siamo presenti sul posto, siamo mobili e andiamo in mezzo alla gente. Credo che questa sia una sfida che stiamo affrontando ora con questo progetto pilota a Francoforte – conclude il sociologo – ma che si replicherà in molte altre città nei prossimi anni».

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