Gerusalemme, perché la protesta al Santo Sepolcro?

L'interno della Basilica del Santo Sepolcro
Foto: Alan Holdren CNA
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In due millenni di storia non era mai successo. La Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, ieri è stata chiusa per protesta contro le iniziative del comune della Città Santa per volere dei capi delle Chiese responsabili del Santo Sepolcro: il Patriarcato greco ortodosso, la Custodia di Terra Santa e il Patriarcato armeno.

Nel mirino la decisione del sindaco di Gerusalemme di tassare i luoghi di culto cristiani: la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

“Seguiamo con grave preoccupazione - scrivono i leader cristiani - la campagna sistematica contro le Chiese e le comunità cristiane della Terra Santa, in flagrante violazione dello Status Quo esistente. Recentemente questa campagna sistematica e violenta ha raggiunto un livello senza precedenti quando la municipalità di Gerusalemme ha emesso scandalosi avvisi di pagamento e ordinato il sequestro di beni, proprietà e conti correnti delle Chiese per presunti debiti di tasse municipali punitive. Questo passo è contrario al ruolo storico delle Chiese nella città santa di Gerusalemme e al rapporto che hanno sempre mantenuto con le autorità civili. Questi atti violano gli accordi esistenti e gli impegni internazionali che garantiscono i diritti e le prerogative delle Chiese in quello che appare un tentativo di indebolire la presenza cristiana a Gerusalemme”.

Le tensioni su Gerusalemme crescono ormai giorno dopo giorno. A scatenare la collera araba la decisione del presidente americano Trump di spostare l’Ambasciata a Gerusalemme e riconoscerla implicitamente capitale dello Stato d’Israele. Una situazione che preoccupa molto i palestinesi: nei giorni scorsi il ministro degli Esteri dell’ANP si è incontrato in Vaticano con i vertici della Segreteria di Stato.

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