Gerusalemme, Pizzaballa: “Presto il nuovo patriarca”

Ha rinunciato, per raggiunti limiti di età, l’ausiliare del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Ma resterà in carica finché arriverà un nuovo patriarca. E sarà presto

L'arcivescovo Pizzaballa e il vescovo Marcuzzo durante un incontro con le Suore del Rosario
Foto: Lpj.org
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Sarà un cambiamento grande per il Patriarcato latino di Gerusalemme: non solo un nuovo vescovo ausiliare, ma anche, e presto, un patriarca, che andrà a sostituire l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, chiamato quattro anni fa da Papa Francesco a reggere il patriarcato come amministratore apostolico e a far fronte ad una serie di difficili situazioni.

L’annuncio dell’arrivo del nuovo patriarca è stato dato dallo stesso arcivescovo Pizzaballa, in una dichiarazione comparsa sul sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme il 31 agosto e che si riferiva al fatto che Papa Francesco aveva accettato la rinuncia del vescovo Giacinto Marcuzzo, il quale dal 1993 era ausiliare del Patriarcato Latino.

L’arcivescovo Pizzaballa ha ringraziato il vescovo Marcuzzo “per il suo servizio costante, attento e completo alla nostra diocesi, che ha amato sin da giovane e alla quale ha dato tutta la sua vita, portandovi il suo contributo positivo ed apprezzato, e sostenendone le attività pastorali sia della diocesi che di tutte le altre chiese cattoliche della Terra Santa”.

L’amministratore apostolico ha poi specificato che “date le particolari circostanze della diocesi”, il vescovo Marcuzzo “resta comunque Vicario Generale di tutta la diocesi fino alla nomina del nuovo patriarca, che non dovrebbe tardare molto tempo”.

Si dovrebbe così concludere presto l’amministrazione apostolica dell’arcivescovo Pizzaballa, che Papa Francesco aveva chiamato direttamente dalla Custodia Francescana di Terrasanta a gestire la non facile successione del Patriarca Fouad Twal nel 2016.

Pizzaballa, che era stato anche l’organizzatore della preghiera per la pace in Medio Oriente nei Giardini Vaticani nel giugno 2014, aveva trovato una difficile situazione finanziaria, anche a causa del “crack” dell’università di Madaba. In questi anni, ha riorganizzato l’economia del patriarcato, inserito un sistema di controlli interni ed esterni, rendendo più economicamente trasparente una istituzione che paga 2 mila salari al mese e che si è trovata sommersa da debiti, che avevano raggiunto la cifra di 100 milioni di dollari.

Il deficit è stato ripianato con un taglio delle spese, una raccolta di donazioni internazionali, ma anche con l’alienazione di alcune proprietà a Nazareth non strettamente indispensabili. L’arcivescovo lascia così una diocesi finanziariamente pi pronta ad affrontare la crisi economica che si sta vivendo adesso con le conseguenze della pandemia del COVID 19.

Mentre per l’arcivescovo Pizzaballa alcuni prospettano una venuta a Roma, come prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, è molto difficile sapere chi potrebbe essere il nuovo patriarca. Di certo, c’è una terna fatta anche sulla base delle consultazioni con la Chiesa locale, che hanno sostenuto l’idea di sostenere un cattolico locale alla guida del Patriarcato. È stato anche questo, probabilmente, uno dei temi di discussione tra l’arcivescovo Pizzaballa e Papa Francesco lo scorso 27 agosto, quando l’amministratore del Patriarcato di Gerusalemme è stato in udienza privata con il pontefice.

Servirà anche un nuovo ausiliare, perché il vescovo Marcuzzo è andato in pensione al compimento dei 75 anni di età. Veneto, Marcuzzo aveva studiato teologia e filosofia a Beit Jala, in Cisgiordania, dove ha anche lavorato come cappellano. A Beit Jala, Marcuzzo è stato insegnante presso il Seminario Minore, dopo delle esperienze come cappellano anche a Ramallah e Malakal, in Sud Sudan.

Dopo essersi ulteriormente specializzato alla Pontificia Università Lateranense e al Teresianum a Roma, è tornato a Beit Jala, dove ha insegnato al Seminario Maggiore e ne è stato anche per un tempo rettore. Vescovo ausiliare del Patriarcato Latino di Gerusalemme dal 1993, Marcuzzo è stato protagonista del Sinodo Pastorale diocesano, voluto dal patriarca Michel Sabah e durato 16 anni, dal 1993 al 2009, che mise insieme tutte le realtà ecclesiali dei quattro Stati sotto la cui giurisdizione cade il Patriarcato Latino (Giordania, Israele, Palestina, Cipro).

Dal 1997 al 2002, il vescovo Marcuzzo ha anche dovuto affrontare la questione di Nazareth, dove alcuni musulmani volevano costruire una grande moschea proprio accanto alla Basilica dell’Annunciazione, più alta della basilica, su un terreno di demanio statale, senza alcuna base di diritto legale – questione che lui seguì minuto per minuto.

Presto, dunque, il Patriarcato Latino di Gerusalemme sarà completamente rinnovato nei suoi vertici. E chissà se il prossimo patriarca non riuscirà a vedere finalmente definito l’Accordo Fondamentale tra Santa Sede e Stato di Israele, ormai da troppo tempo in fase di stallo.

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