Getsemani: la raccolta delle olive nell’orto amato da Gesù

Orto del Getsemani
Foto: www.terrasanta.net
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Come consuetudine, anche quest’ anno i frati francescani, custodi dell’Orto Sacro dove Gesù pregò nella notte del Giovedì santo, hanno dato il via alla raccolta delle olive al Getsemani.

Quest’anno sono stati una cinquantina i volontari che hanno risposto all’invito dei francescani di raccogliere le olive dagli alberi presso i quali Gesù andava a pregare e meditare.

La pianta madre degli ulivi può aver fatto parte dell'oliveto dove ha pregato Gesù. Il giardino, di circa 1200 mq, comprende otto ulivi situati nella parte adiacente alla Chiesa delle Nazioni e sono tra i più antichi alberi trovati in Terra Santa. Secondo uno studio del Consiglio Nazionale della Ricerca Italiana nel 2012, tre alberi sono stati autenticati come risalente al XI e XII secolo. I risultati indicano anche che gli alberi provengono dallo stesso innesto.

Giovanni Gianfrate, professore di agronomia ed esperto di storia dell’ulivo del Mediterraneo, insieme ad Antonio Cimato, dell’Istituto valorizzazione del legno e delle specie arboree di Firenze, hanno sottoposto a esami specifici tre degli otto ulivi. Sono piante del Dodicesimo secolo. La datazione riguarda solo il fusto e la chioma, ma le radici (che non sono databili) sono di certo più antiche. Anche se forse questi ulivi non sono esattamente quelli che videro la passione di Gesù, ne sono in qualche modo i discendenti e storia di milioni di pellegrini che fin dai tempi delle Crociate vennero a pregare in questo giardino.

Le antiche cronache infatti raccontano che il giardino è stato sempre meta di pellegrinaggio e ci sono testimonianze scritte fin dal 333. La chiesa più antica costruita nel Giardino era una basilica bizantina distrutta da un terremoto nel 746. Poi fu costruita una cappella dai Crociati che venne abbandonata nel 1345. Forse i Crociati costruirono la loro cappella all’ombra delle antiche piante, o magari hanno voluto creare un giardino così come lo vedevano con gli occhi della fede. Infine arrivarono i francescani nel 1681 e da allora curarono gli ulivi in modo particolare.

Sui resti delle antiche chiese ora ne sorge una costruita negli anni ’20. I ricercatori hanno scoperto anche le “impronte digitali” delle piante di ulivo basandosi sullo studio del Dna. Le analisi hanno descritto “profili genetici identici” tra tutti gli otto ulivi. Insomma sono ulivi gemelli, cioè “figli” della stessa pianta madre. Questo significa che sono stati piantati tutti insieme, forse proprio nel Dodicesimo secolo, ma probabilmente anche molto prima. Rileggendo il Vangelo al tempo di Gesù gli ulivi erano già lì ed erano adulti. E che ci fossero degli ulivi in quel giardino lo dimostra un esame dei testi di storici e pellegrini, nel corso dei secoli.

E la cosa più sorprendente è che le piante, nonostante la loro età, sono sanissime e producono frutti ottimi da cui si ricava un olio eccezionale con particolari caratteristiche di “finezza e fluidità, con un gusto armonioso e non aggressivo, un aroma di fruttato maturo, di mandorla dolce e sensazioni di frutta”, spiegano gli esperti.

Fra Diego (OFM) ha fatto una preghiera per la pace e ha dato poi delle brevi indicazioni sulla raccolta delle olive. Dopo di che ciascuno si è impegnato a riempire il proprio cesto di questi preziosi piccoli frutti. Il giorno della raccolta si sono riempiti dieci sacchi di grandi dimensioni.

Le olive poi vengono inviate all’Abazia di Latrun per essere trasformate in olio. Una parte di questo olio viene poi inviato alle diverse comunità religiose in Terra Santa. Un’altra parte della produzione di olio sarà benedetta durante la Settimana Santa e quindi mandata alle parrocchie del Patriarcato, come pure ai monasteri di tutto il mondo.

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