Gianpiero Palmieri nominato dal Papa ausiliare per la Diocesi di Roma

Il nuovo ausiliare di Roma Gianpiero Palmieri
Foto: Romasette.it
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Nuovo Vescovo Ausiliare  per la Diocesi di Roma. Il Papa ha scelto Gianpiero Palmieri, del clero romano, Parroco della Parrocchia San Gregorio Magno e Responsabile per la Formazione Permanente del Clero.

Trantino, classe 1966, ha frequentato l’ Almo Collegio Capranica. Sacerdote dal 1992. Ha conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana.

Ha svolto i seguenti ministeri: Vicerettore del Pontificio Seminario Minore (1992-1997); Assistente Diocesano dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (1992-1999); Vicario parrocchiale della parrocchia Santi Simone e Giuda (1997-1999); Vicario parrocchiale della parrocchia San Frumenzio ai Prati Fiscali (1992-2004); Prefetto della IX Prefettura (2007-2011); Parroco di San Frumenzio ai Prati Fiscali (2004-2016); Parroco della parrocchia San Gregorio Magno (dal 2016 al presente). Oggi si occupa Formazione Permanente del Clero.

Ha curato per la testata on line Romasette.it – insieme con l’attuale vicario generale della diocesi Angelo De Donatis – la rubrica “La misericordia nella Bibbia” durante il Giubileo straordinario della Misericordia.

La biografia del nuovo vescovo è stata tracciata dal vicario De Donatis nella pubblicazione della nomina in Vicariato: «Diciamo grazie a Papa Francesco che con la sua attenzione sempre premurosa continua a seguirci». Ha poi augurato «buon cammino e buon lavoro a don Gianpiero», lasciandogli la parola. «Si realizza per me – le parole del nuovo presule – quella strana tensione di cui ha sempre parlato Papa Francesco tra vergogna e dignità, tra la consapevolezza della propria miseria e la responsabilità enorme di celebrare l’Eucaristia. Questa tensione ci fa bene, come dice il Santo Padre, perché ci aiuta a percepire la nostra radicale piccolezza».

L’incarico come vescovo ausiliare del settore Est è, per don Gianpiero Palmieri, un «impegno enorme – confessa –, ma nello stesso tempo ha la bellezza del servizio fatto alla Chiesa di Dio. Davvero il Signore guida le nostre vite in modo che l’io scompaia, come ha detto don Angelo De Donatis ai diaconi qualche giorno fa, in modo che possa emergere soltanto la grazia di Dio, la misericordia di Dio, l’azione di salvezza che Dio opera e che si diverte a realizzare attraverso le persone più piccole». Su tutto, «la certezza di sapere di essere guidati dal Signorela Croce non ce la scegliamo noi, è il Signore che la sceglie, e l’architrave della Chiesa è la misericordia».

 

Don Palmieri ha quindi raccontato alcuni aneddoti personali; il primo, un incontro con Papa Paolo VI. «Quando avevo 6 anni – ha esordito – mio padre mi portò a San Paolo fuori le Mura per la Messa di Paolo VI, era il 25 gennaio. Quando il Papa uscì dalla chiesa, e passò vicino a noi, vidi che era scoppiato a piangere, come spesso di fatto faceva. E io chiesi: “Papà perché il Papa piange?” E lui rispose: “Perché ci vuole bene”. Il giorno successivo – conclude –, a scuola, dissi alla maestra che volevo fare il prete». Poi, un ricordo legato al suo lungo servizio a San Frumenzio, prima come vicario parrocchiale poi come parroco: «Da piccolo spesso mi chiedevo: chissà dove sarò allo scoccare del 2000, quando avrò 34 anni, dove m troverò? Ebbene, ogni anno a San Frumenzio, il 31 dicembre si organizzava, e si organizza tuttora, un veglione per gli anziani soli, i poveri, i giovani, i volontari. Siccome c’è anche una unità di strada per le prostitute, quella volta, i protettori consentirono loro di partecipare. Fu davvero una festa del popolo santo di Dio». Quel «popolo santo di Dio che mi ha fatto tante volte crescere, mi ha fatto capire».

 

 

 

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