Giornata mondiale dei Rom, messaggio congiunto delle Chiese Europee

Giornata Mondiale dei Rom
Foto: Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee - Ufficio Stampa
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Un messaggio congiunto di tutte le Chiese europee per la Giornata Mondiale dei Rom, perché le comunità diventino sempre più aperte nei confronti dei Rom, che sono “spesso esclusi e vivono in povertà ai margini della società.”

Firmato dal Cardinale Péter Erdő, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, e dal Vescovo Anglicano Christopher Hill, Presidente della Conferenza delle Chiese Europee (CEC), il messaggio punta il dito contro la “deplorevole” situazione attuale di molti Rom in Europa, individua tra i principali problemi “l’antigitanismo verbale e d’azione,” ma sottolinea anche dati positivi, come la crescita del numero di giovani Rom che studiano nelle scuole superiori e nelle università.

La giornata mondiale dei Rom si celebra l’8 aprile. La giornata è stata istituita in ricordo dell'8 aprile del 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall'ONU nel 1979.

“Ogni essere umano è creato a immagine di Dio, qualunque sia la sua lingua e la sua cultura. Questa convinzione è condivisa dai cristiani e dalle loro Chiese. Gesù Cristo ci ha chiamati ad annunciare la Buona Novella a tutti, ma soprattutto ai poveri e agli emarginati. Chiediamo alle nostre comunità di diventare sempre più aperti nei confronti dei Rom, che sono spesso esclusi e vivono in povertà ai margini della società,” si legge nel messaggio.

La cultura Rom è un “dono del Creatore, che merita rispetto e sostegno,” perché la “ricca cultura” delle “minoranze Rom” include “valori come la vita familiare, l’amore per i bambini, la fede in Dio, il rispetto verso i defunti, il piacere della musica e della danza.”

Per questo – dicono le Chiese europee la situazione di “molte persone Rom in tutta Europa è deplorevole,” mossa soprattutto dall’ “antigitanismo verbale e d’azione in tutta Europa, l’alto tasso di disoccupazione, la mancanza di formazione professionale e, di conseguenza, l’estrema povertà.”

Eppure, “è cresciuto il numero dei giovani Rom che studiano nelle scuole superiori e nelle università. La conoscenza della popolazione Rom e la sensibilità nei loro confronti è in crescita.”

Il messaggio sottolinea che “le Chiese cristiane, i sacerdoti, i pastori e i fedeli laici hanno cercato di aiutare i loro fratelli e sorelle Rom in tutti i modi, per secoli. La nostra convinzione è che, accanto all’istruzione e all’occupazione, il cuore umano sia un terzo pilastro importante nello sviluppo delle relazioni con il popolo Rom.”  I Rom sono incoraggiati dalle Chiese europee a “migliorare la loro integrazione sociale – da non confondere con l’assimilazione – pur preservando la cultura Rom. Questo aiuto passa per l'insegnamento doposcuola, i servizi medici, gli aiuti alimentari, consulenze legali e altre forme di consulenza, ecc.”  

Le Chiese europee esortano ad “operare per la giustizia significa lavorare per una riconciliazione con questo passato. Dobbiamo costruire nuove relazioni giuste con il popolo Rom e impegnarci nel difficile ma essenziale compito del risanamento e della riconciliazione.”

Conclude il messaggio: “Gesù dice agli scribi, al termine della parabola del Buon Samaritano: ‘Andate, e fate anche voi lo stesso!'. Raccogliamo questa sfida del Vangelo e diventiamo veri fratelli e sorelle dei poveri!’”

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