Giornata Mondiale della Lebbra, il Vaticano: “Preoccupante non si sia ancora debellata”

Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Integrale, durante una conferenza stampa nella Sala Stampa vaticana
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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La lebbra è una malattia antica, eppure “nonostante l’enorme progresso compiuto dall’umanità”, non si è ancora riuscita a debellare”, e per di più le vittime sono ancora emarginate a causa dello stigma sociale a causa della loro malattia. Lo sottolinea il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio alla Promozione dello Sviluppo Integrale, in un messaggio pubblicato in occasione della Giornata Mondiale della Lebbra

Da sempre, la Santa Sede ha prestato particolare attenzione alla cura della lebbra, e – secondo i dati del 2013 – ci sono 547 lebbrosari nel mondo che sono parte dell’enorme rete sociale cattolica – la quale conta anche più di 18 mila dispensari e di 17 mila case per anziani, senza contare ospedali e cliniche.

Il morbo di Hansen – questo il nome scientifico della lebbra – copisce una persona ogni 2 minuti, e la lebbra “continua ad essere un problema sanitario importante laddove persistono condizioni socio economiche precarie che ne favoriscono la trasmissione”, sottolinea il Cardinale Turkson.

Si tratta di una malattia in regresso, ma che colpisce poveri emarginati, a leggere i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presentati nel messaggio dalla Santa Sede. La malattia si concentra in 14 Paesi, dove scoppiano il 95 per cento dei casi, con India, Brasile e Indonesia maglie nere, ma anche con il preoccupante dato anche in Europa si sono contati nuovi casi nel 2016, e per la precisione 32. Un altro dato preoccupante è che il 9 per cento dei nuovi affetti da lebbra hanno meno di 15 anni.

Il Cardinale Turkson ricorda la strategia mondiale contro la lebbra definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si sviluppa su quattro capisaldi: la difesa dei diritti umani fondamentali, la riduzione dello stigma e la conseguente promozione dell’integrazione sociale e il ripristino della dignità delle persone colpite dalla malatti.

“Lo stigma sociale – si legge infatti nel messaggio – rimane oggi il problema principale per le persone affette dal morbo di Hansen”, e per questo è importante che i malati di lebbra sentano la “vicinanza umana”, ricordando che “è edificante servire con amore e tenerezza le persone che hanno bisogno di aiuto perché fa crescere in umanità”.

Il tema della Giornata Mondiale per i Malati di Lebbra è “Mai più ingiustizie, discriminazioni e lebbre nel mondo”, e il Cardinale Turkson chiosa che “più carità e amore” si traducono “in fatti concreti di accoglienza, protezione, inclusione, integrazione”, e che per questo la giornata “non è solo un richiamo alla solidarietà”, ma anche “all’agire con coraggio a favore dei fratelli e delle sorelle affetti dal morbo di Hansen”.

Per questo, il Cardinale esorta “tutti gli agenti pastorali, gli operatori sociosanitari e tutti gli uomini e le donne di buona volontà a sensibilizzare e mobilitare le coscienze a favore delle persone colpite dalla malattia contro o stigma e contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti”.

Il Cardinale poi esorta ad unire sforzi di Chiese comunità religiose, organizzazioni internazionali, ONG e governi e potenziare progetti congiunti di cooperazione, perché “se affrontata con il giusto approccio, la lebbra potrà essere finalmente eradicata”.

Anche il Papa, al termine dell'Angelus, ha ricordato la Giornata Mondiale, ricordando che la malattia colpisce ancora i più emarginati. 

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