Giovan Battista Jossa, uno splendido esempio di terziario agostiniano

Il Venerabile Giovan Battista Jossa
Foto: pubblico dominio
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La vita di santità esige una perfetta aderenza della condotta ai dettami evangelici. La scelta dello stato, però, fa in modo che si può essere sacerdoti, religiosi, mariti, mogli oppure rimanere nel mondo come laici. Giovan Battista Jossa (1767-1828) fu uno di questi: un laico terziario agostiniano.

Era usciere presso il Tribunale di Napoli e qui fece della sua professione, una missione: aiutò i poveri, gli ammalati, gli ex carcerati e tutti coloro che lo incontravano nei corridoi del palazzo di Giustizia. E pare immaginarlo in girò per quelle stanze, dove si amministrava la giustizia umana, in cerca di quella Divina che illumina e riscalda il cuore.

Trascorso l'orario di lavoro passava molto tempo davanti al Santissimo Sacramento in preghiera con la gioia di incontrare un Padre a cui raccontare la quotidiana esistenza. Devotissimo di Sant'Agostino, ne prese gli esempi e ne praticò la Regola di vita pur rimanendo nel mondo. Questo santo che dopo una vita piena di esperienze aveva sentito la voce di Dio, per il tramite delle preghiere della Madre Santa Monica e gli ammonimenti di sant'Ambrogio, fu il vero modello per la vita di Jossa.. Ne lesse la vita ma di più ne praticò l'esempio. Coerente con la devozione al Santo vescovo di Ippona, fu un uomo di preghiera e di carità. L'amore move il cielo e le stelle - recita il sommo poeta Dante - e Dio bussò alla porta di Giovan Battista Jossa, rendendolo un autentico apostolo, dietro al santo padre Agostino.

Oltre a ciò il suo amore fu incondizionato si manifestò verso i piccoli ed i poveri: entrava nelle case dove mancava il pane e vi riportava il dolce sorriso di Dio e qualcosa da mangiare.

Non c'era luogo dove mancava la sua presenza: case, ospedali, strade. In questi ambienti trovava una lacrima da asciugare ed una parola da donare: e non si risparmiava. Dava tutto ciò che poteva ed alle volte anche di più. Dimentico di se stesso, guardava agli altri.

Nel 1799 a seguito dell'occupazione francese nel regno di Napoli, le idee rivoluzionarie, contrarie alla Chiesa, obbligarono al giuramento gli impiegati civili dello Stato. Erano tempi delicati, molto distanti, culturalmente e giuridicamente, dai nostri. Jossa, come molti altri (ad esempio San Gaspare del Bufalo, a Roma) si rifiutò di prestare giuramento, con il dire: “farò l'usciere di Gesù Cristo!”. Così, perse il proprio posto di lavoro, al quale era subentrato dopo la morte del padre (antica consuetudine, vigente in molti Stati preunitari). Perse la piccola sicurezza economica che lo aveva sostenuto fin ad allora ed il suo status sociale. Ma Dio non si cambia con nulla.

E questo Giovan Battista Jossa lo sentiva vibrare dentro di sé. La sua testimonianza dimostra il suo amore a Cristo e la dedizione assoluta a dei principi soprannaturali che dirigono l'esistenza degli uomini sulla terra. Anche nelle persecuzioni, prove, dolori Giovan Battista Jossa ha tenuto fede a quell'amore con cui il Cristo ha amato il mondo. E questo è innegabile.

Splendido esempio di santità, dopo una lunga malattia, affrontata con fede e serenità, morì lasciando le sue modeste cose ai poveri ed incontrando Colui che vedeva negli occhi di chi nel cuore aveva solo il dolore.

Al momento della sua morte lasciò in eredità ai suoi poveri tre pranzi pagati in onore della Passione del Signore e dei dolori della Madonna. In tal modo trasformò l'atto finale della sua esistenza in un momento di carità per tanti che avevano beneficiato in vita delle sue attenzioni.

Nel 1972 papa Paolo VI ne ha dichiarato l'eroicità delle virtù e dal 2010 è sepolto nella chiesa di Maria Santissima del Buon Consiglio a Napoli, attendendo tutti coloro che hanno bisogno di una parola dall'autentico sapore evangelico.

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